Autismo: Campania nega scelta terapeutica

L’associazione Ipertesto informa:

«La Campania è una regione nella quale si è scelto per legge di negare una scelta terapeutica alle persone con autismo. E’ una situazione incredibile e probabilmente unica in Italia, una scelta normativa che avvantaggia chi pratica il metodo di Analisi Comportamentale Applicata (ABA), ma che di certo non è utile ai cittadini-pazienti». A due giorni dalla IX Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo è una critica molto dura quella che arriva dal dottor Francesco Bianco (membro del consiglio direttivo ISAAC ITALY, Società internazionale per la comunicazione aumentativa alternativa) su quella che viene definita «una incomprensibile condizione di diseguaglianza della nostra regione». La polemica riguarda in particolare le “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione finanziario per il prossimo triennio” promulgate a gennaio.  «Dal 2016 al 2018 – spiega il dottor Bianco – nella Legge di stabilità regionale viene affrontato l’intervento per le persone con autismo indicando come unica possibilità terapeutica l’adozione del metodo Analisi Comportamentale Applicata (ABA) come metodologia a cui ispirare tutti gli interventi, è una metodologia anche valida, ma non può essere l’unica scelta». Sparisce insomma un approccio  molto noto, e consigliato a livello internazionale: la “Comunicazine Aumentativa Alternativa” nel complesso delle terapie cognitivo- comportamentali che sono prescritte  nelle linee guida italiane.

Questa decisione ha scatenato polemiche e perplessità non solo tra le famiglie ma anche e soprattutto tra gli addetti ai lavori. Per «La scelta di ricondurre la totalità degli interventi rivolti ai soggetti affetti da autismo al solo metodo ABA – dice Goffredo Scuccimarra, segretario regionale per l’area campano-molisana della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sinpia) è oltre che priva di fondamento scientifico, capace di generare effetti pregiudizievoli sui pazienti, e sulle loro famiglie. Questa decisione non sembra tenere conto della complessità e dell’eterogeneità che caratterizzano i disturbi dello spettro autistico e delle evidenze scientifiche che dimostrano l’efficacia di altri approcci mediati dai genitori, di supporto per la comunicazione sociale e l’interazione, basati su programmi educativi, di terapia cognitivo-comportamentale».

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