Campania, resta alta la tensione dell’intersindacale medica

In Campania vi è un inasprimento della vertenza Salute, nonostante la sospensione di 60 giorni dello sciopero nazionale a seguito delle aperture di Governo e Regioni su norme, contratti, livelli di assistenza, formazione e appropriatezza, si prospetta una nuova mobilitazione di medici e dirigenti del Ssn campani.

L’Intersindacale ha reso noto che “Tutta la sanità campana si fermerà se non verranno assicurati interventi diretti e tempestivi per il risanamento dei livelli di assistenza con una programmazione seria e coerente con gli obiettivi prefissati a livello nazionale dal ministero della salute nel mandato ai commissari per la sanità”.

Antonio De Falco segretario regionale della Cimo, ha dichiarato: “Non è possibile che a fronte degli azzeramenti totali di tutte le unità operative semplici cui assistiamo nella Asl Napoli 2 nord, Napoli 3 sud e ad Avellino e alla falcidie di primari, con unità operative soppresse dall’oggi al domani eppure cruciali per un’assistenza ai cittadini già messa in ginocchio in questa regione da 10 anni di blocco del turn-over, consegua una programmazione fai-da-te dei commissari che dopo aver emanato a inizio febbraio una circolare “terroristica” all’indirizzo di manager e commissari di Asl e ospedali sulla scia di un’iniziativa della Corte dei conti sugli standard ospedalieri e già fortemente ridimensionata dal giudice relatore in sede cautelare, corrisponda una convocazione da parte della struttura commissariale per il 30 marzo quando i giochi saranno già fatti. Dopo sei mesi di ritardo della nomina da parte del ministero che ha aggravato uno stallo nella lavorazione degli atti aziendali l’impressione è che non ci sia la giusta attenzione da parte dei delegati del governo di Roma alla sanità campana e dunque al Sud. Tutto questo è inaccettabile”.

Bruno Zuccarelli, leader dell’Anaao regionale, ha commentato: “Il piano dei fondi europei 2007-13 prevedeva per la Campania una valanga di soldi che avrebbero potuto risanare il sistema anche sul fronte dell’assistenza, 3 milioni di euro per la Carta Nazionale dei Servizi; 18,6 milioni per l’Ospedale del Mare; 10 milioni per il sistema informativo; 43,5 per la telemedicina. Dove sono questi soldi? Sono stati spesi? Se la risposta fosse positiva, la Campania non sarebbe il fanalino di coda in quanto a utilizzo dei fondi Fesr e Fondi sociali europei”.

“La prima cosa che noi lamentiamo è la difficoltà che abbiamo di interloquire col Commissariato di Governo. Se le cose non cambieranno, siamo pronti ad incrociare le braccia. La nostra regione avrebbe bisogno di più posti letto, più ospedali e personale ma mentre il presidente De Luca proclama che non si chiuderanno strutture sanitarie in Campania, c’è un’altra voce politica che afferma di fatto il contrario e mette in campo atti amministrativi volti a tagliare risorse”, ha dichiarato Giosué di Maro della Cgil.

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