Le serie televisive americane diventano uno strumento per interrogare il presente, osservare le contraddizioni della società e riconoscere i miti attraverso cui gli individui costruiscono la propria identità. Dal 12 al 16 ottobre 2026, con appuntamenti alle ore 16, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici propone il laboratorio filosofico sulla narrazione contemporanea Telefilm: l’America racconta (1997-2015), a cura di Edoardo Sant’Elia, del Centro Studi Sant’Elia. Il percorso attraversa cinque universi seriali e altrettanti temi: le aspirazioni personali, la giustizia, i legami familiari, il rapporto con la morte e la costruzione del desiderio.
Il punto di partenza è la capacità del telefilm, giunto a una piena maturità espressiva, di raccontare la realtà senza sottrarsi alle sue ambiguità. La continuità degli episodi permette di seguire i personaggi nelle loro esitazioni, nelle scelte ripetute e nei cambiamenti spesso incompleti. Una vicenda professionale può così diventare una riflessione sul successo, una storia familiare può mettere in discussione il significato della fedeltà, un ambiente di lavoro può rivelare quanto le immagini influenzino la percezione di sé.
Il laboratorio di Edoardo Sant’Elia assume questa ricchezza narrativa come terreno di ricerca. La Filosofia delle narrazioni contemporanee, indicata nel programma come prospettiva del ciclo, mette in relazione idee e storie, confrontando i linguaggi senza stabilire gerarchie preventive. Le opere televisive vengono quindi osservate per le domande che sollevano e per la loro capacità di dare forma alle tensioni intellettuali ed emotive del nostro tempo. Al centro rimane l’individuo, con i suoi miti e con i racconti attraverso cui cerca di comprendere la propria esperienza.
Lunedì 12 ottobre il percorso si apre con Ally McBeal e con il tema “Sogni e bisogni”, dedicato alla figura di una donna in carriera. L’accostamento tra queste due parole suggerisce una tensione che attraversa molte esperienze contemporanee: ciò che si desidera non coincide sempre con ciò di cui si ha bisogno. La realizzazione professionale, le aspettative sociali e la ricerca di un equilibrio affettivo diventano così possibili chiavi di lettura di una narrazione in cui il successo non esaurisce la complessità della persona.
La scelta di cominciare da Ally McBeal invita a riflettere sul rapporto tra identità privata e ruolo pubblico. La carriera offre riconoscimento, ma porta anche richieste, modelli e pressioni. Dentro questa distanza si apre lo spazio dell’analisi filosofica: quanto delle nostre aspirazioni nasce da un desiderio personale e quanto, invece, dall’immagine di vita che abbiamo imparato a considerare desiderabile? Il tema annunciato dal laboratorio permette di avvicinare la serie a interrogativi che riguardano anche il lavoro e le relazioni di oggi.
Martedì 13 ottobre, secondo la locandina allegata, sarà la volta di The Practice, nell’incontro “L’innocenza è un’ipotesi”, dedicato alle pieghe della giustizia. Il tribunale diventa il luogo in cui fatti, interpretazioni e responsabilità entrano in conflitto. La formula scelta per l’appuntamento suggerisce una riflessione sulla difficoltà di arrivare alla verità e sulla distanza che può separare una ricostruzione convincente da una certezza.
Questo passaggio porta il laboratorio dentro uno dei nodi più delicati della convivenza civile. Giudicare significa confrontarsi con prove, regole e limiti della conoscenza; significa anche ascoltare racconti che competono per ottenere credibilità. La narrazione giudiziaria offre quindi un terreno particolarmente fertile per interrogare il rapporto tra linguaggio e verità, tra difesa e responsabilità, tra ciò che una persona ha fatto e ciò che di quella persona può essere dimostrato.
Mercoledì 14 ottobre il viaggio prosegue con I Soprano, al centro dell’appuntamento “Affari di famiglia”, tra ansia e fedeltà. Il lessico domestico incontra quello degli interessi e del potere, facendo emergere una domanda sul significato dell’appartenenza. La famiglia può essere un luogo di protezione, ma anche un sistema di obblighi, aspettative e dipendenze. Il tema della fedeltà introduce così il problema del confine tra legame affettivo e adesione a un ordine che condiziona le scelte individuali.
L’ansia, richiamata nel programma, incrina l’idea di un’identità compatta e sicura. Permette di osservare la fragilità dentro ruoli apparentemente solidi e di leggere il conflitto tra l’immagine mostrata agli altri e l’esperienza interiore. In questa prospettiva, I Soprano offre al percorso un’occasione per ragionare sulle contraddizioni dell’individuo e sulle giustificazioni con cui cerca di renderle sopportabili.
Giovedì 15 ottobre, con Six Feet Under, il laboratorio affronta “Sepolti per non morire” e il tema dell’ultima maschera. La morte introduce una misura diversa del tempo e obbliga a ripensare il valore delle relazioni, delle abitudini e delle immagini sociali. Il titolo dell’incontro contiene un paradosso che apre alla riflessione: ciò che viene nascosto, rimosso o sepolto può continuare a influenzare la vita.
Il confronto con la fine rende più urgenti le domande sull’autenticità. Quali parti di noi mostriamo? Quali proteggiamo dietro un ruolo? Quanto spazio concediamo alla vulnerabilità? Nel percorso annunciato, Six Feet Under diventa il punto in cui il racconto dell’America incontra una questione universale: il modo in cui gli esseri umani convivono con la perdita e cercano un significato nella propria esistenza.
La conclusione, venerdì 16 ottobre, è affidata a Mad Men, con “Specchio delle tue brame” e il mondo presentato come un’offerta. L’attenzione si sposta sulla produzione delle immagini e dei desideri. La pubblicità fornisce una chiave per osservare come una promessa possa trasformarsi in bisogno e come il consumo possa intrecciarsi con la ricerca di riconoscimento.
L’ultima tappa riporta così al tema dei sogni da cui il laboratorio prende avvio. Se all’inizio il desiderio viene osservato attraverso la carriera e la realizzazione personale, alla fine emerge il sistema di rappresentazioni che contribuisce a orientarlo. L’America raccontata dalle serie diventa uno specchio nel quale riconoscere aspirazioni e inquietudini che superano i confini degli Stati Uniti.
Ogni incontro sarà preceduto dalla visione della puntata iniziale della serie in programma. La scelta permette di partire direttamente dall’opera, dai suoi ambienti, dal tono e dalle prime relazioni tra i personaggi. Telefilm: l’America racconta propone dunque un esercizio di visione e interpretazione: seguire le storie per comprendere meglio le idee che le attraversano e i modelli di vita che contribuiscono a costruire.
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