di Alberto Vito *
E’ ormai imminente l’inizio della XXV edizioni dei Giochi Olimpici Invernali, che si terranno tra Milano e Cortina dal 6 febbraio, data della cerimonia d’apertura. Finora, stampa e televisioni si sono occupate delle polemiche relative a ritardi nei lavori, costi eccessivi, appalti poco chiari, incerta destinazione finale degli impianti al termine delle gare, critiche alle scelte comunicative considerate di parte filogovernativa.
Una bella iniziativa, che ha ottenuto un consenso generale, invece, è quella riguardante il giro che sta facendo in queste settimane la fiaccola olimpica, simbolo dei valori più puri dello sport. Un percorso che attraversa tutte le province italiane, con una staffetta tra migliaia di tedofori scelti tra atleti ed ex atleti, personaggi pubblici ma anche persone con fragilità, testimoniando un diffuso desiderio di pace e rispetto tra i popoli.
Una notizia molto recente, purtroppo, è ancora tragica e riguarda la morte di un vigilante di 55 anni avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 gennaio a Cortina, per un malore probabilmente risultato fatale anche per le condizioni di freddo polare durante il turno notturno.
Ma, passando dal serio al faceto, la segnalazione più buffa è un’altra e spetta ad una strana forma di presunto doping adottata da alcuni atleti del salto con gli sci. Ho scoperto, confesso la mia totale ignoranza in merito, che in questa disciplina vi sono controlli molto severi perché in passato allargando o accorciando le tute si potevano ottenere vantaggi aerodinamici allo scopo di saltare più lontano.
La Federazione mondiale effettua ora esami rigidi per verificare che le tute debbano avere una distanza compresa tra i 2 e i 4 cm., misurati in diverse parti del corpo. Non so spiegarvi bene quale sia motivo legato alle leggi della fisica, ma si ottiene un vantaggio irregolare se si aumenta il peso della parte inferiore del corpo, lasciando inalterato quello della parte superiore.
Ed ecco la notizia, riportata da alcune testate: alcuni atleti, mediante iniezione pre-gara di acido ialuronico sul pene otterrebbero il desiderato aumento di peso, in un modo che potrebbe raggirare i controlli rigidi della Federazione. I giudici, infatti, dovrebbero a quel punto rispettare il lavoro di madre natura.
Non sono in grado di riferirvi se e di quanto si possa beneficiare con questo trucchetto che a noi poveri mortali appare senz’altro subdolo e riprovevole. Non so di quanti punti si possa scalare la classifica con questo trucchetto ma, così, è evidente, è troppo facile. Non so dirvi quale sia il rapporto tra dimensioni di quello che per Freud era solo una rappresentazione simbolica di un sigaro e spinta dal trampolino, ma la connessione pare certa. Ignoro pure che soddisfazione ci sia a vincere grazie ad una prestazione del c…o.
Io non so che dire, ma la notizia non pare una boutade. Volendo ragionare in termini psicoanalitici si potrebbe dire che la vicenda confermi come imbrogliare sia sempre inconsciamente o no un atto autolesionistico. Da parte mia, posso solo pensare che l’acido ialuronico alcune persone dovrebbe iniettarselo per accrescere le dimensioni del melone, come un caro amico milanese chiama la testa. O, come direbbero a Napoli, è la capa di sopra il problema…
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(*) psicologo, psicoterapeuta, sociologo
