di Floriana Schiano Moriello
Le piante aromatiche rappresentano una categoria fondamentale delle piante officinali. Esse includono le spezie e le cosiddette condimentarie, utilizzate per condire e insaporire i cibi. La storia delle erbe aromatiche è antichissima. Gli antichi le distinguevano da quelle medicinali per il profumo e l’aroma particolare che le caratterizzava e le chiamarono, appunto, “erbe aromatiche”.
Questi vegetali costituiscono un patrimonio naturale dei nostri territori, in particolare le specie cespugliose diffuse sulle rocce affacciate al mare ed esposte al sole che le popolazioni contadine della riviera tirrenica meridionale e della Sicilia raccoglievano appositamente, apprezzando la rilevanza dei loro aromi nelle pietanze. Una tradizione culinaria povera che le ultime generazioni di consumatori stanno riscoprendo, insieme ai valori della genuinità, della naturalità e della semplicità, patrimoni della vita popolare contadina italiana. Ma le piante aromatiche, è noto, sono anche tra i prodotti simbolo della dieta mediterranea, uno stile di vita e modello alimentare che si caratterizzava, in passato, per l’utilizzo esclusivo dei prodotti locali della terra e del mare.
Su questo aspetto, abbiamo approfondito il tema con la dottoressa Francesca Marino, biologa nutrizionista, giornalista e autrice di innumerevoli lavori in materia di nutrizione e benessere alimentare.
Dottoressa, ci illustri perché le aromatiche vengono associate alla corretta alimentazione e in particolare alla dieta mediterranea, considerata un modello alimentare sano ed equilibrato.

«Le piante eduli spontanee hanno avuto sempre grande importanza nell’alimentazione, fin dall’antichità. Quando il cibo non abbondava, la famiglia contadina sopperiva al fabbisogno di cibo raccogliendo erbe, radici, frutti selvatici e tutto quella che la natura assicurava in quel dato territorio. Ricche di sapori, odori ed aromi intensi, esse venivano consumate crude o più spesso cotte, o essiccate per insaporire praticamente tutti i cibi. E anche la dieta mediterranea, ancor più di altre, ha sempre previsto l’abitudine di arricchire gli alimenti con le erbe aromatiche».
«Non dimentichiamo inoltre» aggiunge la Marino «che la dieta dei popoli del Mediterraneo si basava sulla coltivazione degli ortaggi accanto alle abitazioni rurali e la domesticazione delle piante selvatiche può essere considerata la prima selezione operata dall’uomo nell’area mediterranea e l’inizio della coltivazione delle piante aromatiche».
Tutti gli studi su questo regime alimentare mettono in evidenza soprattutto il ruolo dell’olio extravergine di oliva, dei legumi, del pesce, degli ortaggi, della frutta e dei cereali integrali, ma pochi invece sottolineano il valore delle erbe aromatiche per uso alimentare.
«In parte è vero, essendo questi alimenti i prodotti pilastro su cui si fonda questa dieta, ma, senza scomodare Ancel Keys che pure annotò, nei suoi testi, l’uso abbondante delle aromatiche a tavola da parte dei cilentani, possiamo affermare con certezza che l’impiego quotidiano di tali prodotti, consentendo l’apporto di micronutrienti multipli e composti antiossidanti e dando sapore e gradevolezza ai piatti, permettono di ridurre il consumo di sale, con i noti benefici che conosciamo. Non solo per questa funzione, ma prodotti come il rosmarino e il peperoncino, sono veri e propri integratori naturali di salute, perché, oltre ad aromatizzare i cibi, contengono elevati contenuti in ferro, calcio, vitamina B6 e altri composti aromatici. Prendiamo, a esempio, il rosmarino del Cilento, la “rosamaria”, come lo chiamano gli abitanti dell’area costiera, che presenta valori elevati tra le componenti antiossidanti e antiinfiammatorie, ma anche un profilo aromatico che sempre più consumatori e chef di fama nazionale apprezzano e utilizzano come condimento nelle loro ricette. Mi risulta che esso sia oggi coltivato più intensamente che nel passato per l’aumento della domanda, e ciò rappresenta anche un esempio virtuoso di come si possa coniugare elementi legati alla naturalità e alla biodiversità con lo sviluppo economico sostenibile».
Il valore di queste essenze, dunque, attraversa i secoli come un testimone di biodiversità e cultura. Se nel Medioevo i monaci benedettini ne custodivano i segreti negli ‘orti dei semplici’, fu l’eccellenza della Scuola Medica Salernitana a codificarne le virtù, rendendo il Giardino della Minerva un simbolo eterno della ricchezza vegetale mediterranea. Oggi, quella stessa biodiversità che i medici salernitani studiavano per le sue proprietà officinali torna a essere protagonista nei campi e nelle cucine. Riscoprire le piante aromatiche significa allora molto più che condire una pietanza: è un atto di resistenza culturale, un ritorno alla genuinità della terra che trasforma la tradizione contadina in un modello di economia sostenibile e benessere senza tempo.
#ErbeAromatiche #DietaMediterranea #Biodiversità #Cilento #Nutrizione #Benessere #AlimentazioneSana #PianteOfficinali #TradizioneContadina #GiardinoDellaMinerva #ScuolaMedicaSalernitana #SudNotizie
