La BMTA di Paestum 2026 segna un momento importante per il futuro del patrimonio storico e culturale della Campania. Nasce ufficialmente la rete dei siti archeologici della Città Metropolitana di Napoli, un progetto ambizioso che punta a collegare i grandi attrattori turistici internazionali con i tesori meno conosciuti custoditi nei 92 Comuni dell’area metropolitana. Un patrimonio straordinario, spesso nascosto o ancora poco valorizzato, che potrà diventare protagonista di una nuova stagione di sviluppo culturale, turistico ed economico grazie all’iniziativa “Adotta un bene archeologico”.
L’annuncio è arrivato venerdì 30 ottobre, durante la XXVIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, in occasione di un workshop particolarmente partecipato, organizzato dalla Città Metropolitana di Napoli nella Sala Velia. Un appuntamento che ha riunito amministratori locali, rappresentanti delle istituzioni, associazioni culturali, Pro Loco, scuole ed esperti del settore, accomunati dalla volontà di costruire una strategia condivisa per la tutela, la promozione e la fruizione del patrimonio archeologico napoletano.
A tracciare il bilancio dell’incontro è stato Vincenzo Cirillo, consigliere metropolitano delegato alla Promozione del Territorio e all’Agricoltura, che ha introdotto e moderato i lavori, sottolineando il valore della collaborazione tra le diverse realtà territoriali.
«Oggi è nata la rete dei siti archeologici della Città Metropolitana di Napoli: con il progetto “Adotta un bene archeologico”, i 92 Comuni, le istituzioni preposte alla tutela e le realtà del territorio hanno deciso di fare sistema, per costruire insieme un percorso di valorizzazione che porti i visitatori dai siti più celebri a quelli meno noti», ha dichiarato Cirillo.
Un messaggio che sintetizza la filosofia dell’iniziativa: superare la frammentazione delle attività di promozione e costruire un sistema culturale integrato, capace di trasformare la straordinaria ricchezza archeologica del territorio napoletano in un’opportunità concreta per le comunità locali.
«Il convegno è stato un grande successo, con una partecipazione davvero ampia e sentita. Comuni, associazioni, Pro Loco, scuole e istituzioni hanno risposto con entusiasmo all’invito, fortemente voluto dal sindaco metropolitano Gaetano Manfredi, a costruire un percorso partecipato e integrato», ha aggiunto il consigliere metropolitano.
Secondo Cirillo, il primo passo è stato compiuto proprio attraverso la disponibilità dei territori a lavorare insieme. Da un lato, le amministrazioni comunali e le associazioni sono chiamate a individuare, raccontare e promuovere le testimonianze archeologiche locali; dall’altro, gli organismi competenti per la tutela devono contribuire alla conservazione, alla valorizzazione e, dove possibile, all’apertura dei siti al pubblico.
Il progetto nasce da un’importante ricognizione del patrimonio archeologico dei 92 Comuni della Città Metropolitana di Napoli, un’attività che rappresenta, di fatto, un censimento dei beni presenti nell’intera area. L’obiettivo è mettere in relazione i luoghi più celebri, come Pompei, Ercolano e Oplontis, riconosciuti dall’UNESCO, con siti meno frequentati ma altrettanto significativi per ricostruire la storia millenaria del territorio.
La nuova rete archeologica intende favorire itinerari culturali diffusi, capaci di accompagnare i visitatori oltre le mete tradizionali, verso ville romane, necropoli, antichi acquedotti, insediamenti protostorici, complessi monumentali e testimonianze di epoche diverse. Un modello di turismo sostenibile che potrebbe contribuire a distribuire i flussi, prolungare la permanenza dei turisti e generare nuove opportunità economiche per le attività locali.
L’area metropolitana di Napoli, considerata tra i territori a più alta densità archeologica d’Italia, possiede infatti una concentrazione eccezionale di testimonianze storiche. Dal Vesuvio ai Campi Flegrei, dall’isola d’Ischia ai Monti Lattari, fino all’entroterra, ogni comunità custodisce tracce di un passato che attraversa civiltà, culture e tradizioni differenti.
Il workshop di Paestum si è aperto anche con un momento di profonda emozione, dedicato al ricordo dell’archeologo Antonio De Simone, studioso di fama internazionale che avrebbe dovuto partecipare all’incontro come relatore. Un omaggio sentito a una figura autorevole del mondo scientifico, il cui contributo alla conoscenza dell’archeologia campana rappresenta un’eredità importante per studiosi e istituzioni.
Ampio spazio è stato riservato agli interventi dei Comuni, che hanno illustrato progetti, prospettive e peculiarità dei rispettivi territori.
Silvia Svanera, sindaca di Somma Vesuviana, ha presentato le opportunità di valorizzazione della Villa Augustea, uno dei complessi archeologici più interessanti dell’area vesuviana. Il sito costituisce una testimonianza di grande rilievo della presenza romana alle pendici del vulcano e rappresenta una risorsa preziosa per lo sviluppo del turismo culturale locale.
Michele Carbone, sindaco di San Giorgio a Cremano, ha posto l’accento sulla necessità di promuovere una visione partecipata dello sviluppo turistico e culturale, capace di coinvolgere cittadini, istituzioni e realtà associative.
Particolarmente significativo l’intervento di Raffaele De Luca, sindaco di Trecase e presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, che ha raccontato il vulcano come autentico custode della memoria del territorio. Il Vesuvio non rappresenta soltanto un simbolo naturale di fama mondiale, ma anche un luogo nel quale storia, agricoltura, archeologia e tradizioni locali si intrecciano, dando vita a un patrimonio culturale di eccezionale valore.
Il tema della scoperta attraverso il paesaggio è stato approfondito anche da Biagio Rossi, sindaco di Cercola, e Caterina Manzo, che hanno illustrato un’esperienza di archeo-trekking dello spirito e del gusto alle pendici del Vesuvio. Un percorso che unisce l’esplorazione dei luoghi storici alla conoscenza delle tradizioni gastronomiche e delle identità culturali locali.
Dai territori vesuviani l’attenzione si è spostata verso i Monti Lattari, con Luigi Vuolo, assessore del Comune di Lettere, che ha evidenziato le potenzialità di un patrimonio capace di raccontare i collegamenti storici e culturali tra le aree interne e il Mediterraneo.
Un contributo importante è arrivato anche dall’isola d’Ischia, rappresentata da Mariangela Catuogno, archeologa del Comune di Lacco Ameno, che ha illustrato la ricchezza del paesaggio culturale isolano, caratterizzato da testimonianze che attraversano millenni di storia e raccontano il ruolo dell’isola negli antichi scambi mediterranei.
Giovanni Soria, del Comune di Acerra, ha invece richiamato l’attenzione sul rapporto tra Suessola e Acerra, due realtà profondamente legate alla storia del territorio e meritevoli di nuovi percorsi di conoscenza e valorizzazione.
Uno degli aspetti più significativi emersi dal workshop è stato il ruolo delle associazioni e delle Pro Loco, considerate indispensabili per trasformare il patrimonio archeologico diffuso in una risorsa realmente accessibile alle comunità e ai visitatori.
Claudio Napolitano, presidente di UNPLI Napoli APS, e Franco Mosca, presidente della Pro Loco di Somma Vesuviana, hanno evidenziato il contributo delle organizzazioni locali nella promozione dei beni culturali, richiamando anche l’esperienza della Villa Augustea e il particolare legame con la cultura giapponese.
Luigi Sorrentino, presidente del Gruppo Archeologico Terra di Palma ODV, ha portato al centro del dibattito l’importanza dell’antico acquedotto romano di Palma Campania, testimonianza delle capacità ingegneristiche del passato e possibile elemento di nuovi itinerari archeologici.
Il legame tra cultura, archeologia e tradizioni alimentari è stato approfondito da Danilo Gorga, vicepresidente di Slow Food Campania APS, insieme a Tommaso Luongo, presidente regionale di AIS Campania. Entrambi hanno sottolineato il valore di una narrazione territoriale che sappia integrare storia, produzioni agricole, enogastronomia e identità locali.
Una prospettiva che amplia il concetto stesso di turismo archeologico, trasformando la visita a un monumento o a un sito storico in un’esperienza più completa, capace di coinvolgere anche il paesaggio, i sapori e le tradizioni delle comunità.
Giuseppe De Simone, della DMO Vesuvio, insieme a Gabriele Di Napoli e Pierluigi Aliperta, ha illustrato il patrimonio del territorio dei 16 Comuni aderenti, accomunati dalla presenza del Vesuvio e dalle testimonianze delle eruzioni che hanno segnato profondamente la storia di queste comunità.
Di particolare interesse anche l’esperienza raccontata da Giuseppe Scagliarini e Maria Tedeschi, dell’associazione Sensi Linguaggi Creativi, dedicata al santuario di Dioniso a Sant’Abbondio, a Pompei. Il sito, precedentemente non fruibile, è stato presentato come un esempio di valorizzazione capace di trasformare un bene poco accessibile in un’opportunità di conoscenza e partecipazione culturale.
All’esperienza hanno contribuito anche rappresentanti del Liceo Pascal di Pompei e dell’Istituto comprensivo Mascolo–de Curtis di Sant’Antonio Abate, confermando il ruolo fondamentale delle scuole nella trasmissione della memoria storica e nella sensibilizzazione delle nuove generazioni.
Il coinvolgimento degli studenti rappresenta infatti uno degli elementi più promettenti del progetto: conoscere il patrimonio significa sviluppare consapevolezza del suo valore e contribuire alla sua salvaguardia nel tempo.
Linda Solino, presidente dell’associazione Terramare 3000 di Poggiomarino, impegnata anche nella valorizzazione del villaggio protostorico di Longola, ha presentato Archeofestival, un percorso articolato in dodici tappe dedicato al Medioevo in Campania. Un’iniziativa che dimostra come la diffusione della conoscenza storica possa svilupparsi attraverso eventi, incontri e attività culturali in grado di coinvolgere pubblici diversi.
A confermare l’interesse del settore turistico è intervenuta Adelaide Palomba, presidente di Federalberghi Costa del Vesuvio, che ha manifestato la disponibilità dell’associazione ad accompagnare la costruzione di percorsi e itinerari di valorizzazione.
Sulla stessa linea Flavia Gaudino, assessora al Turismo del Comune di Portici, che ha illustrato le strategie di sviluppo condiviso del territorio, evidenziando l’importanza della collaborazione tra amministrazioni, operatori e soggetti culturali.
Il workshop ha offerto anche un momento artistico grazie alla performance del tenore Luca Venditto, che ha contribuito ad arricchire il programma dell’incontro.
La partecipazione della Città Metropolitana di Napoli alla BMTA non si è limitata al confronto istituzionale. Nel pomeriggio, infatti, la sezione ArcheoIncoming ha ospitato due approfondimenti scientifici dedicati a temi centrali nella ricostruzione della storia del Mediterraneo e della Campania.
Il primo incontro ha affrontato il ruolo del territorio metropolitano nell’itinerario culturale europeo “Le Rotte del Mediterraneo nell’Età del Bronzo”, mettendo in evidenza le connessioni tra antiche civiltà e territori affacciati sul bacino mediterraneo.
Al confronto hanno partecipato Anna Russolillo e Anna Abbate, rispettivamente presidente e vicepresidente di RoMeB, Domenico Targia, direttore del Parco Archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato in Sicilia, l’archeologo Massimo Cultraro e Nicola Scotto di Carlo, direttore del Museo Tusa di Procida.
L’approfondimento ha richiamato l’importanza dei collegamenti tra le comunità dell’Età del Bronzo, sottolineando come anche il territorio napoletano possa essere inserito in itinerari culturali di respiro internazionale.
Il secondo talk è stato dedicato alle necropoli paleocristiane della Campania, attraverso un percorso ideale che collega la necropoli di San Vito a Pozzuoli alle catacombe di Napoli e alle basiliche di Cimitile.
A discuterne sono state Federica Russolillo, presidente dell’associazione Lunaria A2 e curatrice del volume I primi cristiani a Pozzuoli, e l’archeologa Rafaela Longobardi.
Un’occasione per riportare l’attenzione su testimonianze religiose, artistiche e funerarie che documentano una fase decisiva della storia del territorio e che potrebbero contribuire ad ampliare ulteriormente l’offerta del turismo culturale campano.
Intanto, grande interesse ha continuato a suscitare anche lo stand della Città Metropolitana di Napoli, allestito negli spazi espositivi della BMTA con una superficie doppia rispetto all’edizione del 2024.
Lo spazio si è trasformato in una vetrina delle eccellenze territoriali, offrendo ai visitatori informazioni sui siti archeologici, esperienze innovative attraverso visori 3D e occasioni di scoperta delle tradizioni enogastronomiche locali.
Le tecnologie immersive rappresentano uno degli strumenti più interessanti per avvicinare il pubblico al patrimonio storico, soprattutto quando si tratta di beni difficilmente accessibili o di strutture archeologiche che necessitano di ricostruzioni virtuali per essere comprese nella loro configurazione originaria.
Accanto all’innovazione tecnologica, spazio anche alle degustazioni dei prodotti e delle specialità dei territori di Trecase, del Parco Nazionale del Vesuvio, di Lacco Ameno e di Cercola, confermando l’intenzione di promuovere un’offerta turistica capace di mettere insieme cultura, natura ed enogastronomia.
La manifestazione proseguirà sabato 31 ottobre con il workshop dedicato ai buyer nazionali ed esteri, un appuntamento importante per presentare le potenzialità dei territori agli operatori del settore e favorire nuove opportunità di promozione turistica.
La nascita della rete dei siti archeologici della Città Metropolitana di Napoli rappresenta dunque un punto di partenza per una strategia di più ampio respiro, che dovrà ora tradursi in collaborazioni operative, progetti concreti e iniziative capaci di rendere accessibili e riconoscibili i beni culturali meno conosciuti.
La sfida sarà quella di costruire un modello di valorizzazione che non concentri l’attenzione esclusivamente sui grandi monumenti, ma restituisca centralità anche ai piccoli centri, alle aree interne e ai luoghi ancora esclusi dai principali itinerari turistici.
Con “Adotta un bene archeologico”, la Città Metropolitana punta così a valorizzare l’identità storica dei suoi 92 Comuni, trasformando una straordinaria eredità culturale in un sistema di opportunità condivise.
Il successo del workshop di Paestum conferma l’interesse delle comunità locali per un percorso che mette al centro collaborazione, partecipazione e innovazione. Un progetto che, se accompagnato da adeguate risorse e da una programmazione continuativa, potrà contribuire a rafforzare il ruolo di Napoli e della Campania come destinazioni di riferimento per il turismo archeologico e culturale internazionale, facendo emergere non soltanto i grandi capolavori del passato, ma anche quella rete di tesori preziosi e segreti che costituisce una parte fondamentale dell’identità del territorio.
#BMTA2026 #Paestum #Napoli #CittaMetropolitanaDiNapoli #AdottaUnBeneArcheologico #VincenzoCirillo #GaetanoManfredi #TurismoArcheologico #TurismoCulturale #Archeologia #Campania #PatrimonioCulturale #Pompei #Ercolano #Vesuvio #ValorizzazioneTerritorio #TurismoSostenibile #BeniCulturali #SudNotizie




