di Luca Sorbo
Il linguaggio fotografico, da almeno 20 anni, sta vivendo una profonda crisi di identità. L’antica formazione, che si basava principalmente sull’apprendimento delle conoscenze ottico\chimiche, è stata superata dall’introduzione del digitale ed oggi ancor di più dall’ intelligenza artificiale. La semplificazione tecnica per la realizzazione di una foto dovuta ai sempre più sofisticati automatismi e la crisi che ha permeato i vari ambiti del mestiere di fotografo ha obbligato gli appassionati di fotografia ad un approccio che privilegia la ricerca visiva. La difficoltà consiste nell’utilizzare i nuovi potenti strumenti in modo coerente con la particolarità del fotografico, questo è possibile solo con una conoscenza approfondita della storia della fotografia e delle sue intersezioni con l’arte contemporanea. Prima con la chimica si poteva ottenere solo fotografia, oggi con le nuove potenzialità è facile sfociare nella grafica, nell’arte elettronica e quindi per avere una padronanza il percorso è molto più complesso.
A questo di aggiunge la possibilità di realizzare immagini, in tutto simili a fotografie, in modo sintetico, attraverso delle stringhe di testo. Chi si approccia alla conoscenza delle possibilità di queste possibilità corre il rischio di essere disorientato e quindi un percorso guidato è indispensabile per vivere un’esperienza intensa ed appagante.
Una delle realtà di formazione più interessante a livello nazionale è il CENTRO DI FOTOGRAFIA INDIPENDENTE di Napoli che ha come docenti Mario Spada, Biagio Ippolito, Angelo Raffaele Turetta, Roberta Fuorvia, Alessia Della Ragione, Salvatore Pastore.
Durante i corsi i partecipanti hanno una formazione completa con anche esperienze con la fotografia chimica e pratica di camera oscura.
Giovedì 8 ottobre si è inaugurata la mostra degli allievi che hanno seguito i corsi nell’anno a cavallo tra il 2025 ed il 2026.
Tutti i lavori mostrano una buona maturità visiva ed una padronanza del linguaggio fotografico sia da un punto di vista tecnico che espressivo.
Eleonora Ciciliano, partendo da «L’erotismo» di Georges Bataille, fa del corpo il luogo in cui indagare il conflitto tra separazione e fusione con «Affermazione della vita fin dentro la morte». In «Universo imploso» di Caterina Di Gaetano nasce dai viaggi tra Roma e Napoli e da scatti che raccontano un anno caotico e la necessità di ritrovarsi. Francesco Leone con «Senti chi sono»: volti senza faccia, paesaggi senza nome e non luoghi attraversati da chi si perde per ritrovare, alla fine, chi è. Beatrice Ricci, con «Senza Permesso», segue Mia e la libertà di costruire se stessi, di cambiare e decidere quando mostrarsi o sottrarsi allo sguardo altrui. «Quasi a casa» di Sara Romano affronta il dolore che non si riesce a nominare, tornando piccoli in cerca di protezione per cominciare a immaginarsi a casa pur non essendoci ancora arrivati. Chiude Lorenza Varchetta con «Spatriatə», progetto dedicato a uno stato d’animo che accomuna ciascuno di noi: sentirsi fuori posto, senza una geografia né punti di riferimento, tra riflessione sull’identità, individualismo e rapporto con l’ambiente urbano.
Questo è solo un solido punto di partenza per costruire un proprio percorso di autore e vedremo in futuro quali di questi autori saranno capaci di proporsi a livello regionale e nazionale.






