di Francesco Di Domenico
Rémi Berthoux, il sindaco di questo piccolo condominio di animelle francesi è un guaglione di trent’anni.
Dopo aver conseguito il diploma di maturità presso il liceo François Mansart di Thizy, Berthoux ha proseguito gli studi universitari all’ Università Claude Bernard di Lyon.
Ha una laurea in Biologia e la laurea magistrale in Scienze dell’educazione.
Nel 2018, all’età di 21 anni, ha superato il concorso per l’insegnamento nella scuola primaria, iniziando poi a lavorare come insegnante e successivamente come preside.
Il ragazzo è uno di quelli che definire “secchioni” sminuisce il termine che afferisce agli studenti maniacali e precisi, il giovane probabilmente non ha avuto vita sociale oltre lo studio.
Una specie di Leopardi, visto che l’enorme bagaglio di conoscenze che ha appreso nella sua giovane età lo ha portato non a scrivere monumentali liriche ma ad inserire una sfortunata frase in un suo editto municipale: “Non si possono stendere i panni all’aperto, perché non siamo a Napoli”.
Decreto comunale – ça va sans dire – si fa per dire, la norma è più una specie di avvertimento tipico dell’amministratore di condominio di Totò/memoria ne “La banda degli onesti”, dell’angarioso Ragionier Casoria.
Perché cos’altro è il piccolo borgo di Thizy-les-Bourgs in Alvernia-Rodano-Alpi, la regione mezzo piemontese dei nostri cugini, se non un borgo collinare di 5700 anime, praticamente, dal punto di vista numerico, un condominio di Scampia o uno dei paesi intermedi della Bassa Padana?
Questo giovin signore a diciotto anni si è iscritto al Rassemblement National di madame Le Pen ed è stato eletto da una pletora di pensionati e brava gente sullo slogan di Thizy, ordine estetico e sicurezza, in un posto dove l’ultima auto fu rubata sei anni fa da un ubriaco che aveva sbagliato parcheggio e per i panni stesi ci fu l’incidente di una pensionata a cui scappò una guêpière stesa a prendere aria sulla finestra, e che era caduta addosso alla moglie del notaio Le Monnier.
Sapeva questo ragazzo smilzo e solerte, che con quella similitudine “Non siamo mica a Napoli” si sarebbe attirato le ire di un’intera città, che è sì tollerante ma molto collerica quando si tratta di subire stereotipi discriminanti?
Il giovinetto comunque ha attratto su di se una popolarità negativa – ma nei media odierni la popolarità negativa o positiva fa audience – ottenendo l’attenzione di illustri commentatori nazionali e maître à penser, che in quest’epoca dell’apparire si lanciano come galline sul becchime dell’aia mediatica.
Il visionario Andy Wharol ne sarebbe stato fiero, il Dare a tutti un quarto d’ora di visibilità non sarebbe stato utilizzato meglio.
Intanto gli straordinari Pavese di panni stesi continuano a essere visibili e coreografici nei bei vicoli di Napoli, ultimamente un po’ coperti dalle passionali bandiere del tifo azzurro, e un po’ dispiace perché offuscano gli splendidi patchwork cromatici delle vesti multicolore stese ai soli di Parthenope, ma al cuore azzurro non si comanda.
E il sindaco Berthoux? Vuoi vedere che la Le Pen, in odore di prossima vittoria presidenziale, con la pubblicità che ha provocato, se lo chiama all’Eliseo?
Napoli porta bene, pure a chi ne parla male.
