La sanità italiana guarda alla sostenibilità ambientale con un nuovo progetto dedicato all’endoscopia digestiva. La Società Italiana di Endoscopia Digestiva (SIED), presieduta dal professor Giuseppe Galloro, annuncia la nascita del team “SIED for Green Endoscopy”, un’iniziativa che punta alla costituzione di un Osservatorio nazionale per l’endoscopia sostenibile, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle procedure diagnostiche e terapeutiche senza compromettere la sicurezza dei pazienti e l’efficacia della prevenzione.
Al centro del progetto ci sono numeri che impongono una riflessione sul futuro della medicina e sulla necessità di adottare modelli sanitari più sostenibili. In Italia vengono effettuate ogni anno quasi tre milioni di procedure endoscopiche, tra gastroscopie e colonscopie, con un impatto ambientale complessivo stimato in circa 162mila tonnellate di CO₂ equivalente. Un dato che evidenzia quanto anche attività sanitarie indispensabili per la diagnosi precoce e la prevenzione oncologica possano incidere sull’ambiente.
A lanciare l’allarme è Giuseppe Galloro, professore ordinario di Chirurgia generale all’Università Federico II di Napoli e presidente della SIED, che sottolinea l’urgenza di avviare un percorso strutturato di innovazione e responsabilità ambientale. La risposta della società scientifica prende forma attraverso un progetto nazionale destinato a promuovere la raccolta e l’analisi dei dati, la ricerca di soluzioni operative e la formazione dei professionisti sanitari.
L’iniziativa è stata presentata a Firenze, durante una riunione del direttivo SIED organizzata in apertura del tradizionale Corso-Congresso annuale della società scientifica. Un’occasione per affrontare un tema destinato ad assumere un peso crescente nelle politiche sanitarie: conciliare il miglioramento delle prestazioni mediche con la riduzione delle emissioni, dei consumi energetici e della produzione di rifiuti.
Secondo i dati scientifici richiamati dal presidente Galloro, una singola gastroscopia genera circa 5,43 chilogrammi di CO₂ equivalente, mentre una colonscopia produce circa 6,71 chilogrammi, considerando esclusivamente gli elementi direttamente collegati alla procedura, come materiali monouso, dispositivi di protezione, energia utilizzata dalle apparecchiature e processi di sterilizzazione e lavaggio.
Il quadro diventa ancora più significativo quando viene considerato l’intero ciclo di vita delle prestazioni endoscopiche. L’impatto ambientale, infatti, non si limita alle attività svolte all’interno delle sale operatorie o degli ambulatori, ma comprende anche la produzione e il trasporto dei materiali, la gestione dei rifiuti e gli spostamenti del personale sanitario e dei pazienti.
In questa prospettiva, una gastroscopia ambulatoriale può arrivare a generare 38 chilogrammi di CO₂ equivalente, mentre una colonscopia, valutata attraverso un’analisi estesa del ciclo di vita in contesti caratterizzati da un elevato impatto dei trasporti, può raggiungere 56 chilogrammi.
La differenza tra le due modalità di calcolo emerge anche dalle stime complessive nazionali. Considerando soltanto le emissioni intrinseche delle procedure, l’impatto annuale dell’endoscopia digestiva italiana si attesta mediamente intorno alle 18mila tonnellate di CO₂ equivalente. Includendo invece le emissioni legate all’intero processo, la stima sale a circa 162mila tonnellate annue.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda la produzione dei rifiuti sanitari. Ogni esame endoscopico genera mediamente tra 1,3 e 3,1 chilogrammi di rifiuti solidi. Secondo quanto riportato dalla SIED, l’endoscopia rappresenta il terzo settore per produzione di rifiuti ospedalieri in Italia. Un fenomeno che richiama l’attenzione sulla necessità di ripensare l’utilizzo dei materiali, i processi di approvvigionamento e le modalità di smaltimento.
L’Osservatorio nazionale per l’endoscopia sostenibile nasce proprio dall’esigenza di trasformare questi dati in una strategia concreta. La struttura che la SIED intende promuovere dovrà favorire studi, proposte progettuali e iniziative formative, creando le condizioni per una progressiva evoluzione delle pratiche cliniche verso modelli caratterizzati da un minore impatto ambientale.
Particolare attenzione sarà dedicata al tema del riutilizzo della strumentazione interventistica, una questione che richiede valutazioni scientifiche approfondite, soprattutto in relazione alla sicurezza, all’efficacia delle procedure e alla tutela della salute dei pazienti. La società scientifica ha già calendarizzato tre appuntamenti formativi nel 2027, destinati ad approfondire le opportunità e le condizioni di applicazione del riutilizzo dei dispositivi.
La sostenibilità, dunque, non viene interpretata come una semplice riduzione dei consumi, ma come una trasformazione più ampia dell’organizzazione sanitaria. L’obiettivo è individuare soluzioni capaci di integrare qualità dell’assistenza, prevenzione, uso responsabile delle risorse e protezione dell’ambiente.
Un’impostazione condivisa anche da Paola Da Massa Carrara, direttrice del Corso-Congresso SIED di Firenze e vicedirettrice dell’Unità di Endoscopia Digestiva dell’Ospedale San Luca di Lucca, che richiama l’importanza delle cinque R dell’economia circolare: Ridurre, Riutilizzare, Riciclare, Ripensare e Rieducare.
Applicare questi principi alla medicina significa intervenire non soltanto sulla quantità di materiali impiegati o sui rifiuti prodotti, ma anche sull’organizzazione dell’assistenza, sull’impiego delle risorse, sui percorsi di prevenzione e sulla preparazione dei professionisti sanitari.
La formazione assume quindi un ruolo fondamentale. Diffondere conoscenze, aggiornare le competenze e promuovere una cultura della sostenibilità significa mettere medici, infermieri e operatori sanitari nelle condizioni di contribuire concretamente al cambiamento, mantenendo elevati gli standard di qualità e sicurezza.
L’aspetto più significativo del progetto riguarda però il rapporto tra sostenibilità ambientale e prevenzione oncologica. L’endoscopia digestiva costituisce uno strumento essenziale per individuare precocemente numerose patologie e contribuire alla diagnosi dei tumori dell’apparato digerente. Ridurre il numero degli esami non rappresenta, dunque, la soluzione indicata dalla società scientifica.
Al contrario, la SIED considera prioritario migliorare il sistema italiano degli screening di prevenzione oncologica, nella prospettiva di un possibile aumento delle procedure effettuate ogni anno. La vera sfida consiste nel rendere sostenibile questa crescita, facendo in modo che un maggiore accesso alla diagnostica e alla prevenzione non determini necessariamente un incremento proporzionale delle emissioni e dei rifiuti.
La costituzione dell’Osservatorio potrebbe rappresentare un importante punto di riferimento per diffondere conoscenze scientifiche, confrontare esperienze e promuovere progetti condivisi tra i professionisti del settore. Il passaggio decisivo sarà tradurre gli obiettivi annunciati in interventi verificabili, attraverso metodologie di misurazione rigorose e soluzioni compatibili con le esigenze cliniche.
Il presidente Giuseppe Galloro ribadisce che la ricerca sul riutilizzo della strumentazione dovrà mantenere al primo posto la salute del paziente. Una precisazione essenziale per chiarire che la transizione ecologica della sanità non può prescindere dalla sicurezza delle cure.
L’iniziativa della Società Italiana di Endoscopia Digestiva si inserisce così in una prospettiva che unisce tre dimensioni strettamente connesse: salute, economia e ambiente. Una visione nella quale l’innovazione scientifica può contribuire a ridurre gli sprechi, ottimizzare le risorse disponibili e migliorare l’organizzazione dei servizi sanitari.
Il percorso è ancora nella fase di avvio e la costituzione dell’Osservatorio rappresenta un obiettivo progettuale annunciato dalla SIED. Tuttavia, la scelta di affrontare sistematicamente la questione ambientale dell’endoscopia digestiva segna un indirizzo significativo: lavorare per una sanità capace di ampliare le opportunità di prevenzione, tutelare i pazienti e ridurre progressivamente il proprio impatto sul pianeta.
Una sfida che parte dalla ricerca e dalla formazione, ma che guarda soprattutto al futuro del sistema sanitario italiano, nel quale l’endoscopia sostenibile potrebbe diventare un modello di riferimento per coniugare innovazione medica e responsabilità ambientale.
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– SIED – Società Italiana di Endoscopia Digestiva
