Il Centro Nazionale per le Tecnologie dell’Agricoltura – Agritech e l’Università degli Studi di Napoli Federico II figurano tra le realtà italiane selezionate dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito dell’Avviso pubblico n. 175 del 29 aprile 2026. Il programma sostiene la mobilità di ricercatori kenyoti presso infrastrutture scientifiche e centri nazionali finanziati attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, mettendo in relazione competenze, laboratori e tecnologie dei due Paesi.
L’iniziativa consentirà ad Agritech, coordinato scientificamente dal professore Danilo Ercolini della Federico II, di accogliere tre ricercatori provenienti dal Kenya. Gli studiosi parteciperanno alle attività di altrettante strutture appartenenti alla rete del Centro Nazionale, lavorando su idrologia ed ecoidrologia, analisi satellitare e geospaziale, agricoltura digitale, telerilevamento, genetica agraria e bio-business.
Il programma nazionale promosso dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini dispone di un finanziamento complessivo di 500mila euro. I dati ufficiali indicano il coinvolgimento di 13 enti e istituzioni italiane, il finanziamento di 19 progetti e l’attivazione di 48 slot trimestrali di mobilità. Non si tratta, dunque, di 13 progetti, ma di 13 soggetti selezionati per realizzare complessivamente 19 iniziative scientifiche. Il contributo previsto è pari a 3mila euro mensili per ogni ricercatore ospitato, per soggiorni della durata di tre oppure sei mesi.

La mobilità internazionale permetterà ai ricercatori kenyoti di accedere a strumentazioni avanzate e di lavorare al fianco di gruppi italiani specializzati. Allo stesso tempo, offrirà alle istituzioni coinvolte l’opportunità di costruire collaborazioni durature con università e centri scientifici del Kenya. L’obiettivo non è limitato alla permanenza temporanea nei laboratori, ma riguarda la formazione di competenze che possano essere trasferite e sviluppate anche nei territori di provenienza.
L’intervento valorizza gli investimenti effettuati mediante il PNRR e dà attuazione alla cooperazione scientifica prevista dal Piano Mattei per l’Africa. Il programma si collega alla dichiarazione congiunta sulla ricerca e sull’innovazione sottoscritta a Roma il 21 aprile 2026 dal Governo italiano e dallo State Department for Science, Research and Innovation della Repubblica del Kenya, oltre che agli accordi bilaterali conclusi tra i due Paesi nei settori dell’istruzione superiore, della ricerca e dell’innovazione.
Per il professore Danilo Ercolini, il finanziamento consolida il ruolo di Agritech come hub nazionale di riferimento per le tecnologie applicate all’agricoltura. L’arrivo dei tre ricercatori permetterà di sviluppare percorsi di alta formazione dedicati soprattutto all’agricoltura digitale e all’intelligenza artificiale, con l’intento di favorire la crescita scientifica e tecnologica anche nel continente africano. La prospettiva delineata è quella di un Centro Nazionale capace di produrre innovazione non soltanto per il sistema agroalimentare italiano, ma anche per aree esposte agli effetti dei cambiamenti climatici, alla scarsità delle risorse idriche e alle difficoltà legate alla sicurezza alimentare.
Il primo progetto sarà ospitato dal MAIN Lab – Catchment Hydrology and Ecohydrology, gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Firenze specializzato nella modellazione ambientale e idrologica e nella bioingegneria del suolo e delle acque. Il referente scientifico sarà il professore Daniele Penna. Le attività sul campo e in laboratorio riguarderanno l’idrologia e l’ecoidrologia degli ambienti mediterranei e semiaridi, contesti che presentano diverse caratteristiche comuni con molte regioni africane.
Le linee di ricerca comprenderanno la modellazione dei processi di ricarica delle falde acquifere, l’impiego di traccianti isotopici per ricostruire i percorsi dell’acqua, lo studio sperimentale dell’umidità del suolo e il monitoraggio fotogrammetrico del reticolo idrografico stagionale. Comprendere come l’acqua si muove nel terreno e come cambia la sua disponibilità durante l’anno è essenziale per migliorare la gestione delle risorse idriche, programmare le coltivazioni e rendere i sistemi agricoli più resilienti alla siccità.
Il secondo percorso si svolgerà presso il Centro Interdipartimentale di Ricerca di Geomatica – CIRGEO dell’Università degli Studi di Padova, afferente al Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali – TESAF e coordinato, per questo progetto, dal professore Vincenzo D’Agostino. In questo caso la ricerca sarà concentrata sull’impiego dell’Agentic Artificial Intelligence per l’analisi automatizzata di dati satellitari e geospaziali.
L’obiettivo è realizzare metodologie capaci di organizzare e automatizzare le diverse fasi di elaborazione delle informazioni raccolte dai satelliti. Questi strumenti potranno migliorare la classificazione dell’uso del suolo, riconoscere le trasformazioni delle superfici agricole e mappare gli effetti prodotti dal clima sulla vegetazione. L’integrazione fra osservazione della Terra e intelligenza artificiale può rendere più tempestive le decisioni riguardanti irrigazione, prevenzione dello stress delle colture, consumo di suolo e tutela degli ecosistemi.
Il terzo ricercatore sarà accolto dall’Institute of Advanced Science for Agriculture – IASA di Jolanda di Savoia, struttura che avrà come referente scientifica la dottoressa Sabrina Saccomandi. Il progetto sarà dedicato all’agricoltura digitale, al telerilevamento, alla genetica agraria e al bio-business, con una forte attenzione al trasferimento delle innovazioni verso applicazioni concrete.
Tra le attività previste rientra l’integrazione nel progetto PETAL, sviluppato per studiare lo stress del frumento mediante tecnologie di imaging normalmente utilizzate in campo biomedico, come PET, tomografia computerizzata e risonanza magnetica. L’impiego di queste tecniche può consentire di osservare in maniera non invasiva le reazioni delle piante, individuando precocemente gli effetti della carenza d’acqua, delle alte temperature o di altre condizioni sfavorevoli. Le informazioni ottenute potranno contribuire alla selezione di varietà più resistenti e alla definizione di pratiche agricole più efficienti.
Le tre esperienze sono accomunate dalla volontà di trasformare dati e ricerca scientifica in strumenti utili per gli agricoltori e per i territori. Dallo studio dell’acqua alla lettura delle immagini satellitari, fino all’osservazione delle risposte fisiologiche del frumento, i progetti affrontano alcuni dei principali problemi dell’agricoltura contemporanea: adattamento climatico, riduzione degli sprechi, protezione del suolo e aumento sostenibile della produttività.
Il Centro Nazionale Agritech è uno dei cinque centri nazionali finanziati nell’ambito della Missione 4 del PNRR e del programma europeo NextGenerationEU. Con un investimento superiore a 320 milioni di euro, riunisce 28 università, cinque centri di ricerca e 18 aziende in una rete multidisciplinare dedicata alle tecnologie per l’agricoltura sostenibile. Le sue attività puntano ad accrescere la resilienza delle produzioni, ridurre l’impatto ambientale, favorire l’economia circolare, sostenere le aree marginali e migliorare sicurezza, tracciabilità e tipicità delle filiere agroalimentari.
La partecipazione di Agritech e dell’Università Federico II al programma Italia-Kenya conferma così la centralità di Napoli e della rete scientifica nazionale nella ricerca agricola avanzata. L’apertura delle infrastrutture nate grazie al PNRR può trasformare gli investimenti realizzati negli ultimi anni in piattaforme permanenti di cooperazione internazionale, contribuendo alla formazione di nuovi ricercatori e alla costruzione di soluzioni condivise per l’agricoltura del futuro.
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