Napoli ha appena vissuto giorni difficili: l’incendio che ha colpito lo storico Teatro Sannazaro ha lasciato una ferita reale nel cuore culturale della città. Ma la musica — quella vera, ostinata, “di servizio” alla comunità — non si arrende. È in questo clima, tra dolore e reazione, che l’Associazione Alessandro Scarlatti riesce a salvaguardare la propria stagione e a mantenere fede agli impegni presi con artisti e pubblico, grazie alla disponibilità immediata del Conservatorio di San Pietro a Maiella: il concerto previsto trova casa nella Sala Scarlatti del Conservatorio, giovedì 26 febbraio 2026 alle ore 20.
Il passaggio da un teatro ferito a un’istituzione che apre le sue porte non è soltanto una soluzione logistica: è un gesto simbolico, quasi una dichiarazione pubblica. Nelle parole del Maestro Gaetano Panariello, direttore del Conservatorio, l’ospitalità alla programmazione della Scarlatti diventa un “atto di responsabilità culturale”, un dovere istituzionale per tutelare l’arte nel momento in cui un presidio cittadino viene improvvisamente meno. E a fare da controcanto, con una nota emotiva e insieme concreta, c’è la riflessione di Tommaso Rossi, direttore artistico dell’Associazione: il Sannazaro non era solo un luogo, ma una “casa” di ricordi costruiti in dieci anni di attività; tuttavia, proprio davanti alle macerie, si sceglie di guardare avanti, tenendo accesa la missione ultracentenaria della Scarlatti.
Ed è qui che entra in scena il protagonista musicale della serata: il Trio Kobalt, ensemble formato da *lino), Lorenzo Guida (violoncello) e Riccardo Ronda (pianoforte). Un trio giovane, già in rapida crescita e con un percorso formativo internazionale, capace di affrontare repertori diversi senza perdere identità e precisione cameristica.
Il programma è costruito come un itinerario europeo attraverso tre estetiche lontane ma comunicanti: si parte dalla chiarezza classica di Haydn, si attraversa la profondità romantica di Rachmaninov e si arriva alla modernità ferita di Šostakovič: il trio con pianoforte, più di altre formazioni, sa diventare “ponte” tra epoche e coscienze, perché mette continuamente in dialogo struttura e confessione, equilibrio e crisi.
In apertura, il “Trio n. 45 in mi bemolle maggiore Hob. XV:29” di Franz Joseph Haydn porta con sé la solidità architettonica del Classicismo e quel virtuosismo che non è mai pura esibizione, ma intelligenza del disegno. Subito dopo, cambia la temperatura emotiva: il “Trio élégiaque n. 1 in sol minore” di Sergej Rachmaninov introduce un lirismo più intimo, quasi piega e si illumina da dentro. Infine, il culmine: il “Trio n. 2 in mi minore op. 67” (1944) di Dmitrij Šostakovič, presentato come un vero “monumento sonoro”, dove convivono il requiem per l’amico Ivan Sollertinsky e la denuncia degli orrori della Seconda guerra mondiale e dell’Olocausto. In un tempo in cui un teatro brucia e una città si interroga su ciò che resta, un’opera del 1944 torna a dire, senza retorica, che la musica può essere memoria, lutto e resistenza.
I biglietti sono tra 18 e 10 euro, con riduzioni per enti convenzionati, under 30 e studenti di Conservatorio, e tutte le informazioni ufficiali sono disponibili tramite i canali dell’Associazione.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)


