C’è un’Italia che continua a incantare per la sua bellezza e, nello stesso tempo, a interrogare per le ferite che porta addosso. È da questa tensione, fragile e potentissima, che nasce Bella e ferita, il documentario diretto da Andrea D’Ambrosio e prodotto da Cine 3000, che sarà presentato in anteprima giovedì 28 maggio 2026, alle ore 19, al Cinema Alambra di Cava de’ Tirreni. L’appuntamento chiude idealmente un percorso cinematografico e formativo realizzato nell’ambito del progetto Cinema e Scuola, promosso dal Ministero della Cultura, con il coinvolgimento di istituti scolastici e territori diversi, chiamati a confrontarsi attraverso il linguaggio audiovisivo con i temi dell’ambiente, della memoria, della cittadinanza e della responsabilità collettiva. L’iniziativa è stata annunciata anche dall’Istituto Comprensivo “Coazze”, che ha indicato la collaborazione con l’I.C. “Plinio il Vecchio – Gramsci” di Bacoli e l’I.C. “Santa Lucia” di Cava de’ Tirreni.
Bella e ferita si presenta come un viaggio attraverso il Paese, dal Piemonte a Bacoli, fino alla Costiera, seguendo una linea narrativa che unisce paesaggi, comunità, testimonianze e conflitti ambientali. Il titolo contiene già il cuore del racconto: l’Italia è “bella” perché custodisce luoghi di straordinaria forza visiva, storica e naturale; è “ferita” perché quegli stessi luoghi portano i segni dell’intervento umano, dell’incuria, della pressione antropica, delle trasformazioni imposte ai territori spesso senza ascoltare fino in fondo chi li abita. Il documentario sceglie così di non limitarsi alla contemplazione della bellezza, ma di attraversarla criticamente, mostrando ciò che rischia di essere perduto quando sviluppo, infrastrutture e sfruttamento non dialogano con la tutela del paesaggio e con la vita delle comunità.
Al centro del film c’è anche il valore pedagogico del cinema. Il progetto Cinema e Scuola nasce infatti per avvicinare gli studenti all’arte cinematografica e audiovisiva non solo come spettatori, ma come protagonisti di un’esperienza pratica, teorica e collettiva. La piattaforma nazionale dedicata al programma sottolinea proprio l’obiettivo di far conoscere ai ragazzi i linguaggi del cinema, incrementando competenze tecniche, creative e critiche attraverso laboratori, rassegne e produzioni audiovisive. In questo senso, Bella e ferita non è soltanto un documentario ambientale, ma anche un gesto educativo: insegna a guardare il territorio, a riconoscere i segni della sua trasformazione, a trasformare l’immagine in consapevolezza.
L’anteprima al Cinema Alambra di Cava de’ Tirreni assume dunque un significato particolare. Lo storico spazio cinematografico cavese, situato in Piazza Eugenio Abbro, diventa il luogo in cui il racconto del film incontra la comunità, gli studenti, gli amministratori, gli attivisti e tutti coloro che riconoscono nel cinema uno strumento di discussione pubblica. Il Cinema Alambra è segnalato dalle principali piattaforme cinematografiche come sala di riferimento a Cava de’ Tirreni, con sede in Piazza Eugenio Abbro, 5. La scelta di presentare qui il docufilm rafforza il legame tra sala, territorio e scuola, restituendo al cinema la sua funzione più autentica: non solo intrattenere, ma creare comunità attorno a domande urgenti.
Il percorso narrativo di Bella e ferita attraversa luoghi e battaglie simboliche. Tra gli interventi annunciati spicca quello di Nicoletta Dosio, figura storica della mobilitazione No Tav, che porta nel film e nel dibattito il tema della difesa del territorio piemontese e della resistenza civile contro opere percepite da una parte delle comunità come invasive. Accanto a lei, Enzo Ragone offrirà una testimonianza legata al “no” all’ampliamento del Porto di Salerno, una vicenda che richiama un altro nodo decisivo: il rapporto tra infrastrutture, mare, paesaggio costiero, economia e qualità della vita. Il documentario mette così in dialogo Nord e Sud, montagna e mare, Piemonte e Campania, mostrando come le ferite ambientali non siano episodi isolati, ma parti di una stessa questione nazionale.
La regia di Andrea D’Ambrosio si inserisce in un percorso autoriale da sempre attento ai temi sociali, civili e ambientali. Nato a Roccadaspide, in provincia di Salerno, D’Ambrosio ha maturato una formazione cinematografica accanto a figure centrali del cinema italiano come Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani, Ettore Scola, Florestano Vancini e Ugo Pirro. In Bella e ferita questa sensibilità trova una nuova forma, intrecciando osservazione documentaria, testimonianza, racconto del paesaggio e partecipazione civile.
Un ruolo fondamentale è quello di Gianluca Cicco, produttore del film con Cine 3000, che ha creduto nel progetto e ne ha accompagnato la realizzazione all’interno del percorso ministeriale. Dai materiali pubblici diffusi sui canali social emerge anche il lavoro sul campo della troupe, con riprese in Costiera Amalfitana e in altri luoghi centrali del racconto, confermando la natura itinerante e territoriale del docufilm. Il film si avvale inoltre dell’interpretazione di Alberto Franco, chiamato a dare corpo e voce al viaggio narrativo, e della fotografia curata da Marco Natella, il cui sguardo contribuisce a restituire la doppia anima del racconto: la luminosità della bellezza e l’ombra delle ferite.
La forza di Bella e ferita sta proprio in questa doppia prospettiva. Da un lato c’è il fascino dei luoghi, la loro capacità di emozionare, la loro identità profonda. Dall’altro c’è la domanda politica, culturale e morale che quei luoghi pongono: che cosa resta della bellezza quando viene consumata, alterata, compressa da scelte che non sempre considerano il futuro? Il documentario non sembra cercare risposte facili, ma apre uno spazio di ascolto. Fa parlare i territori, le scuole, le immagini, le persone. E soprattutto invita a riconoscere che la tutela dell’ambiente non è un tema astratto, ma una questione concreta, fatta di paesaggi, economie, salute, memoria e partecipazione.
L’anteprima del 28 maggio al Cinema Alambra di Cava de’ Tirreni sarà quindi molto più di una proiezione. Sarà un momento di confronto pubblico attorno a un’opera che mette insieme cinema, scuola e coscienza ambientale. Bella e ferita racconta un Paese che continua a essere meraviglioso, ma che chiede di essere guardato con responsabilità. Un Paese che non può essere soltanto celebrato nelle sue cartoline più luminose, ma deve essere difeso anche nelle sue fragilità, nei suoi margini, nelle sue ferite aperte.
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