La relazione tra biodiversità, sicurezza alimentare e salute pubblica è oggi un tema centrale nel dibattito scientifico e politico, e l’evento organizzato a Napoli dal Centro Nazionale per la Biodiversità ha confermato quanto questa sfida sia strategica per il Paese, soprattutto per il Mezzogiorno. Nel corso dell’incontro, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della ricerca e delle imprese agroalimentari, è emersa una visione condivisa: solo un approccio sistemico e integrato può garantire un futuro più sostenibile, capace di coniugare tutela dell’ambiente, sviluppo economico e benessere dei cittadini.
Secondo Luigi Fiorentino, presidente del Centro Nazionale per la Biodiversità, il programma PNRR dedicato a questo tema ha rappresentato un passaggio decisivo dalla teoria alla pratica. Il Centro, ha spiegato, costituisce “l’unico esempio in cui la biodiversità diventa sistema”, creando nuove opportunità per la ricerca applicata e favorendo la crescita di imprese innovative. Fiorentino ha insistito sul ruolo strategico del Sud, che può diventare un “volano” tra innovazione, ricerca e sensibilizzazione dei cittadini, grazie alla ricchezza dei suoi ecosistemi e alla presenza di un tessuto imprenditoriale in evoluzione.
Anche il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha posto l’accento sull’impatto diretto delle politiche della biodiversità sulla qualità della vita. Proteggere gli ecosistemi, investire in tecnologia, rafforzare la collaborazione tra ricerca e amministrazioni pubbliche significa, secondo Manfredi, non solo tutelare l’ambiente, ma anche contribuire alla prevenzione sanitaria, migliorare l’educazione alimentare e promuovere condizioni di vita più eque, garantendo “più diritti alla popolazione”. Una visione ampia che lega l’innovazione scientifica al benessere sociale.
Sul fronte accademico, il rettore della Federico II, Matteo Lorito, ha ricordato che la Campania è una delle regioni italiane con il livello più alto di biodiversità naturale, culturale e alimentare. Un patrimonio, tuttavia, che convive con una delle aspettative di vita più basse del Paese. Da qui la necessità di consolidare il dialogo tra ricerca e imprese, sviluppando un modello di sviluppo sostenibile che valorizzi le risorse locali e allo stesso tempo riduca i gap sociali e sanitari.
Un ruolo chiave è affidato anche all’educazione alimentare, come ha sottolineato Annamaria Colao, Chairholder della Cattedra UNESCO della Federico II. La studiosa ha richiamato l’importanza di insegnare ai bambini il rispetto della stagionalità e della biodiversità alimentare, ricordando che la Campania è un territorio ricchissimo di prodotti di qualità. “La biodiversità protegge il cibo e protegge anche noi cittadini”, ha affermato, evidenziando quanto la consapevolezza dei consumatori sia essenziale per costruire un sistema alimentare più equilibrato e sostenibile.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla filiera animale e ittica. Aniello Anastasio, direttore del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali della Federico II, ha ricordato un dato significativo: l’80% dei prodotti ittici consumati in Italia proviene dall’estero. Una percentuale che apre interrogativi sulla sostenibilità, sulla qualità e sulla valorizzazione dei prodotti nostrani. Secondo Anastasio, investire sulle produzioni locali e sull’informazione ai consumatori è cruciale per rafforzare l’autosufficienza alimentare e ridurre la dipendenza dall’import.
L’evento si è concluso con un conference lunch che ha valorizzato eccellenze del territorio, coinvolgendo realtà come l’Azienda Agricola San Salvatore di Capaccio Paestum, Eurofish Napoli, la Cantina Sociale La Guardiense di Guardia Sanframondi e il ristorante Oasis – Sapori Antichi di Vallesaccarda. Nel corso della giornata è stato inoltre premiato l’IPSEOA “Cavalcanti” di Napoli, vincitore dell’Hackathon Biodiversità con il progetto “Il mare non è un menù a senso unico”, sviluppato insieme al Future Food Institute.
L’iniziativa ha mostrato come Napoli e la Campania possano diventare un laboratorio nazionale di innovazione sulla biodiversità, capace di tenere insieme ricerca, cultura alimentare, sostenibilità e sviluppo dei territori. Una direzione che guarda al futuro, ma che parte da una consapevolezza chiara: tutelare la biodiversità non è solo una scelta ambientale, ma un investimento strategico sulla salute e sulla qualità della vita.
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