Il ritorno a casa può essere l’inizio di un viaggio ancora più difficile: quello necessario per ritrovare una persona amata e imparare a conoscerla di nuovo. È da questa tensione che prende forma Di un Ulisse, di una Penelope, lo spettacolo che sabato 3 ottobre 2026, alle ore 20, inaugura la diciottesima stagione del Teatro Civico 14. Tratto dall’omonimo testo di Marilena Lucente, il lavoro è diretto e interpretato da Roberto Solofria, affiancato in scena da Ilaria Delli Paoli. L’appuntamento porta sul palco una delle coppie più celebri della tradizione letteraria, osservata nel momento in cui la lunga separazione lascia spazio a un incontro carico di interrogativi.
Al centro della vicenda ci sono Ulisse e Penelope, un uomo e una donna che si ritrovano dopo vent’anni. La guerra, il mare e l’attesa hanno modificato le loro esistenze, lasciando una distanza che il semplice ritorno a Itaca non basta a cancellare. Davanti a loro si apre la possibilità di ricominciare, ma anche la necessità di confrontarsi con ciò che è accaduto durante l’assenza. Il legame sopravvissuto al tempo deve ora misurarsi con due identità trasformate, con ricordi che possono non coincidere e con aspettative che chiedono di essere rimesse in discussione.
La scelta drammaturgica di Marilena Lucente concentra l’attenzione su un passaggio particolarmente delicato del racconto omerico. Dopo le avventure e le prove affrontate lontano da casa, il ritorno introduce una domanda che riguarda direttamente la vita delle relazioni: che cosa significa ritrovare qualcuno quando entrambi sono cambiati? La casa conserva il valore di una meta desiderata, ma diventa anche il luogo in cui emergono le conseguenze della separazione. Raggiungerla significa affrontare ciò che la nostalgia, durante il viaggio, aveva forse reso più semplice da immaginare.
In questa prospettiva, Di un Ulisse, di una Penelope avvicina il mito all’esperienza quotidiana. La distanza, il desiderio, la solitudine e la paura del futuro appartengono alla storia dei protagonisti e continuano a interrogare chiunque abbia vissuto un’assenza o tentato di ricostruire un rapporto. Il riconoscimento reciproco diventa così il vero nodo dell’incontro: ritrovare il volto conosciuto non assicura di comprendere subito la persona che si ha davanti.
Ulisse porta con sé le contraddizioni di chi desidera esplorare il mondo e, nello stesso tempo, sente il bisogno di una casa. La curiosità, l’intelligenza e la spinta verso nuovi orizzonti convivono con la nostalgia e con il desiderio di appartenenza. Sono tensioni che rendono la sua figura ancora vicina al presente, perché mettono in relazione la libertà individuale con i legami affettivi. Tornare significa fare i conti anche con questa ambivalenza, con ciò che si è cercato altrove e con ciò che si spera di trovare ancora al proprio posto.
Accanto a lui, Penelope assume una presenza decisiva. Nel testo, l’attesa si accompagna alla forza di sostenere la solitudine e alla consapevolezza delle proprie scelte. Gli anni trascorsi a Itaca hanno costruito un’esperienza che merita ascolto, fatta di resistenza, desideri e domande. Il ricongiungimento diventa quindi anche il momento in cui quella vita, a lungo attraversata dall’assenza, reclama spazio nel confronto.
Le note di regia di Roberto Solofria, riportate nel comunicato stampa, sottolineano la diversa natura dei sentimenti che animano i due personaggi. L’amore di Ulisse appare incerto, attraversato da fragilità e contraddizioni; quello di Penelope mostra una capacità di resistere e di interrogare il domani, fino a chiedere conto di un possibile nuovo viaggio. In questo scambio si concentra una questione essenziale: quanto può essere saldo un ritorno se il desiderio di partire continua a esistere?
Lo spettacolo lascia emergere la complessità di un incontro in cui la speranza si intreccia alla paura. Dopo aver sofferto per una perdita, la possibilità di ritrovare la persona amata può riaprire ferite e rendere ancora più urgente il bisogno di risposte. Le domande nascono proprio dalla profondità del legame: riguardano la fiducia, il tempo trascorso e ciò che potrà accadere in futuro. Ricominciare richiede allora un nuovo ascolto, capace di accogliere anche ciò che non corrisponde più all’immagine custodita nella memoria.
La presenza in scena di Roberto Solofria e Ilaria Delli Paoli dà corpo a questo confronto tra due figure che la tradizione ha raccontato innumerevoli volte. Da Omero in avanti, Ulisse e Penelope hanno continuato a generare interpretazioni differenti, conservando la capacità di parlare a epoche lontane tra loro. Il lavoro di Marilena Lucente si inserisce in questo dialogo e porta l’attenzione sul rapporto tra amore e cambiamento, sul bisogno di riconoscersi e sulla difficoltà di dare una forma condivisa al futuro.
Per assistere a Di un Ulisse, di una Penelope al Teatro Civico 14, il comunicato indica biglietti a 15 euro per l’intero e 12 euro per il ridotto, riservato a under 30, over 65 e convenzioni, con acquisto online attraverso il sito del teatro. L’apertura della stagione offre così l’occasione di tornare a una storia antica attraverso una domanda che resta attuale: dopo una lunga assenza, come si costruisce nuovamente un “noi”?
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(foto di Marco Ghidelli fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)




