Con la presentazione di E se tornasse Francesco?, il libro di Padre Enzo Fortunato, si è aperto ieri sera il ricco programma di eventi della XXXI edizione del Premio Cimitile, appuntamento ormai consolidato nel panorama culturale nazionale e capace di unire letteratura, spiritualità, riflessione civile e valorizzazione del territorio. Una serata inaugurale nel segno di San Francesco d’Assisi, della sua eredità morale e della necessità, oggi più che mai attuale, di interrogarsi sul senso della fraternità, della responsabilità individuale e della cura del Creato.
Nel suo saluto istituzionale, portato a nome del Consiglio regionale della Campania, Loredana Raia, delegata dal presidente Massimiliano Manfredi, ha ribadito le ragioni per le quali la Regione Campania patrocina e sostiene il Premio Cimitile, manifestazione di respiro nazionale che dal 2009 è annoverata nell’Albo regionale degli Istituti di Alta Cultura. Un riconoscimento che conferma il ruolo della rassegna non solo come evento letterario, ma come presidio culturale capace di produrre valore per la comunità, rafforzando il legame tra patrimonio storico, promozione turistica, crescita economica e partecipazione sociale.
Il Premio Cimitile, infatti, non è soltanto una vetrina dedicata ai libri e agli autori. È un luogo di confronto, un laboratorio di idee, uno spazio in cui il dibattito pubblico incontra la profondità della cultura. La rassegna, oltre a rappresentare un attrattore culturale, turistico ed economico per l’intero territorio, assume un alto valore sociale per i temi che affronta e discute attraverso incontri, confronti e dibattiti con professionisti, studiosi ed esperti. Questioni che riguardano direttamente la vita delle persone, il loro presente e il futuro delle nuove generazioni.
Particolarmente significativo, in questo contesto, il richiamo contenuto nel libro di Padre Enzo Fortunato. E se tornasse Francesco? non è soltanto una domanda evocativa, ma un invito a misurare il nostro tempo con la radicalità mite del messaggio francescano. In un mondo attraversato da conflitti bellici, crisi sociali, nuove povertà, disuguaglianze crescenti e impoverimento dei valori etici e morali, la figura di Francesco d’Assisi torna a parlare con forza al presente. Non come immagine distante o puramente devozionale, ma come coscienza viva, capace di indicare una strada alternativa fondata sulla pace, sul perdono, sulla sobrietà, sull’amore e sulla custodia del Creato.
«E se tornasse Francesco?», ha sottolineato idealmente Loredana Raia, può essere letto come un auspicio e, insieme, come una responsabilità. Un auspicio perché richiama la possibilità di ricostruire relazioni più giuste, solidali e umane; una responsabilità perché chiama ciascuno e ciascuna a fare la propria parte. La fratellanza e la sorellanza, non soltanto tra gli esseri umani ma verso ogni elemento del Creato, restano l’unica via per costruire un mondo più equo, più giusto e più abitabile.
Il messaggio emerso dalla serata inaugurale del Premio Cimitile 2026 assume così un significato che va oltre la dimensione culturale dell’evento. La letteratura diventa occasione di coscienza, la spiritualità si traduce in impegno civile, la memoria del passato si trasforma in domanda sul futuro. In questa prospettiva, il sostegno della Regione Campania alla rassegna conferma la volontà di investire in iniziative capaci di generare comunità, consapevolezza e sviluppo, promuovendo un modello di cultura che non si limita alla celebrazione, ma entra nel vivo delle contraddizioni contemporanee.
La XXXI edizione del Premio Cimitile si apre dunque sotto il segno di una domanda semplice e potente: che cosa direbbe oggi Francesco d’Assisi a un mondo ferito da guerre, egoismi, paure e disuguaglianze? La risposta, affidata alla riflessione di Padre Enzo Fortunato e al confronto pubblico promosso dalla rassegna, sembra indicare una direzione chiara: ripartire dalla responsabilità personale, dalla cura dell’altro, dalla solidarietà e da una visione della cultura come bene comune.
In un tempo in cui il dibattito pubblico appare spesso frammentato e impoverito, il Premio Cimitile rinnova così la propria missione: essere luogo di incontro, pensiero e crescita collettiva. Un premio letterario, ma anche un presidio civile. Un evento radicato nella storia e nel patrimonio della Campania, ma capace di parlare al Paese. E, soprattutto, un’occasione per consegnare alle giovani generazioni non soltanto memoria e bellezza, ma anche strumenti critici, valori condivisi e speranza.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)





