La tutela della rete della menaica torna al centro del dibattito istituzionale in Campania. La Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore rinnova il proprio impegno per ottenere il pieno riconoscimento di uno degli strumenti più antichi della pesca artigianale mediterranea, chiedendo alla Regione Campania di intervenire sulla sua classificazione normativa e di salvaguardare una pratica profondamente legata alla storia, alla cultura e all’economia delle comunità costiere del Cilento.
La proposta è stata illustrata dal presidente della Fondazione, Dario Vassallo, durante un incontro pubblico tenutosi a Fuscaldo, in Calabria. L’obiettivo è modificare la classificazione della menaica, facendola rientrare tra le reti da posta anziché tra le reti derivanti. Secondo la Fondazione, l’attuale inquadramento non terrebbe adeguatamente conto delle caratteristiche concrete di questo strumento, delle modalità con cui viene utilizzato dai pescatori e della sua capacità di selezionare il pescato.
Non si tratterebbe, dunque, di una semplice modifica terminologica. Il cambiamento richiesto potrebbe consentire di superare alcune limitazioni normative che rischiano di compromettere la sopravvivenza della menaica e delle attività economiche che ruotano attorno a essa. La battaglia riguarda anche il riconoscimento di un modello di pesca su piccola scala che ha attraversato i secoli e che continua a rappresentare un elemento identitario per località come Pisciotta e per numerose comunità del territorio cilentano.
La menaica è una rete tradizionalmente impiegata soprattutto per la pesca delle alici. Viene distesa in mare in modo da intercettare il passaggio dei banchi e, grazie alla dimensione delle maglie, trattiene prevalentemente gli esemplari più grandi, lasciando passare quelli di dimensioni inferiori. È proprio questa capacità selettiva a essere indicata dai sostenitori della pratica come uno degli aspetti che ne dimostrano la sostenibilità.
La descrizione fornita dal Presidio Slow Food delle Alici di menaica sottolinea come la pesca si svolga generalmente nelle giornate di mare calmo, soprattutto tra la primavera e l’estate. Dopo la cattura, le alici vengono estratte dalla rete una per una e lavorate rapidamente secondo procedimenti tramandati nel tempo. Una pratica lenta, faticosa e lontana dai sistemi intensivi, che richiede esperienza, conoscenza del mare e una manualità custodita da un numero sempre più ristretto di pescatori.
La tradizione viene comunemente collegata all’epoca magnogreca e viene considerata una testimonianza ancora viva dell’incontro tra le popolazioni mediterranee e il mare. Per la Fondazione Angelo Vassallo, la sua difesa rappresenta quindi una responsabilità che coinvolge non soltanto il settore della pesca, ma anche le istituzioni culturali, il mondo ambientalista, le amministrazioni locali e quanti lavorano per la valorizzazione delle aree interne e costiere del Mezzogiorno.
Il percorso istituzionale era stato avviato già nei mesi precedenti attraverso una richiesta formale rivolta alla Regione Campania. L’iniziativa, condivisa e sottoscritta anche dal vicepresidente della Camera dei deputati Sergio Costa, punta a inserire la questione tra le priorità del Piano regionale della Pesca e dell’Acquacoltura.
Un nuovo impulso è arrivato dai consiglieri regionali del gruppo Fico Presidente Nino Simeone e Giovanni Maria Cuofano, che hanno raccolto la proposta avanzata dalla Fondazione e sollecitato un confronto con l’assessorato regionale competente. La richiesta è che si apra un tavolo capace di coinvolgere pescatori, tecnici, esperti, associazioni e istituzioni, così da valutare la menaica sulla base delle sue effettive caratteristiche operative e non soltanto attraverso una classificazione generale.
Dario Vassallo ha ribadito che la rete della menaica non può essere considerata esclusivamente un attrezzo da pesca, perché costituisce la testimonianza concreta di una cultura millenaria capace di conciliare il lavoro dell’uomo con il rispetto del mare. Una sostenibilità praticata molto prima che la protezione della biodiversità e la gestione responsabile delle risorse marine diventassero elementi centrali delle politiche ambientali.
Secondo il presidente della Fondazione, appare paradossale che una tradizione tramandata da oltre duemila anni rischi di essere penalizzata proprio da una classificazione amministrativa incapace di riconoscerne le peculiarità. Da qui la richiesta alla Regione Campania di assumere un ruolo attivo, promuovendo una modifica che restituisca dignità a un patrimonio culturale e produttivo strettamente legato all’identità del Cilento.
Dario Vassallo ha inoltre ringraziato Sergio Costa per avere condiviso la battaglia fin dall’inizio e i consiglieri Nino Simeone e Giovanni Maria Cuofano per avere portato la proposta nelle sedi istituzionali. Un sostegno che, nelle intenzioni della Fondazione, dovrebbe trasformarsi nell’avvio di un percorso concreto e partecipato.
La questione interessa direttamente anche la tutela della piccola pesca artigianale, un settore che deve confrontarsi con l’aumento dei costi, la riduzione degli operatori, la concorrenza dei sistemi industriali e una normativa spesso complessa. La perdita della menaica non comporterebbe soltanto la scomparsa di una rete, ma rischierebbe di interrompere la trasmissione di conoscenze che riguardano i tempi del mare, i movimenti dei pesci, le condizioni meteorologiche e le tecniche di lavorazione del pescato.
La salvaguardia della menaica può assumere anche un valore economico e turistico. Le Alici di menaica sono diventate uno dei prodotti più riconoscibili del Cilento e la loro valorizzazione può sostenere i pescatori, le piccole imprese di trasformazione, la ristorazione locale e le iniziative legate al turismo esperienziale. Proteggere questa pratica significa quindi difendere una microeconomia territoriale e promuovere un modello di sviluppo nel quale ambiente, cultura e produzione non siano considerati elementi contrapposti.
Per la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore, il prossimo Piano regionale della Pesca e dell’Acquacoltura rappresenta un’occasione decisiva. L’auspicio è che la Regione Campania apra un confronto tecnico e istituzionale, verificando la possibilità di riconoscere la menaica come rete da posta e individuando strumenti adeguati per tutelarne l’utilizzo tradizionale.
Difendere la rete della menaica significa, in definitiva, custodire una memoria collettiva e sostenere un modo responsabile di vivere il mare. Significa riconoscere il valore dei pescatori che continuano a praticare un mestiere antico, proteggere la biodiversità e consegnare alle nuove generazioni non soltanto una tecnica, ma una visione fondata sull’equilibrio tra attività umane, identità territoriale e risorse naturali.
#ReteDellaMenaica #FondazioneAngeloVassallo #DarioVassallo #PescaArtigianale #PescaSostenibile #AliciDiMenaica #Cilento #RegioneCampania #BiodiversitàMarina #TradizioniDelMediterraneo #SudNotizie
Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore
Alici di menaica, Presidio Slow Food
