Napoli non ha bisogno di “eventi vetrina” per dimostrare energia: le basta una tavola vera, un’idea chiara e persone capaci di fare rete. È con questo spirito che, lo scorso weekend, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, Quostro ha ospitato una nuova edizione di StarSupper, il format promosso da NAStartUp che trasforma una cena in un laboratorio di relazioni, visioni e progettualità. Un convivio pensato per mettere in dialogo tradizione e innovazione, con la città come punto di partenza e di ritorno: una serata concreta, operativa, costruita attorno alla cultura gastronomica e alla capacità di far nascere connessioni utili per l’ecosistema campano del food.

Il senso di StarSupper sta tutto qui: sedersi allo stesso tavolo per far incontrare mondi che spesso viaggiano paralleli. Artigianato e ricerca, impresa e creatività, giornalismo e agritech, cultura del territorio e nuove tecnologie: esperienze diverse, accomunate dalla volontà di costruire traiettorie nuove e realistiche per la Campania. In questa edizione, la cena è stata anche l’occasione per annunciare ufficialmente la partnership tra Quostro e NAStartUp, un passaggio che rafforza l’idea di un “ecosistema locale” capace di crescere attraverso alleanze e contaminazioni, senza perdere identità.
Quostro nasce nei Quartieri Spagnoli, all’interno di FOQUS, luogo-simbolo della rinascita culturale e sociale della città. Il bistrot è stato fondato dallo chef Francesco Frascione—con esperienze internazionali tra Italia ed Europa—e da Mario Celotto, professionista dell’hospitality e del beverage. Qui la cucina diventa uno strumento di attivazione culturale: stagionalità, materia prima campana e tecnica contemporanea si intrecciano in un racconto che valorizza produttori, artigiani e comunità locali. Un’impostazione che, in una serata come StarSupper, trova il suo contesto naturale: la cucina come linguaggio comune, capace di generare dialogo e, soprattutto, possibilità.
Il menù ideato per l’occasione è stato concepito come un viaggio: parte dalle radici e torna a casa trasformato. Dalla “Bruschetta in quattro consistenze di pomodoro del Piennolo” (confit, semi-dry, polvere, confettura) alla tartelletta “Kandinskij” con Parmigiano Reggiano, topinambur, zucca napoletana e “tre carote in tre aceti”, fino al risotto “Ogni mondo è paese” con crema di papaccelle, salsa di cipollotto DOP dell’Agro Nocerino bruciato, polvere di olive caiazzane e capperi fritti. Il dessert, “Tradizionalmente futuristico”, chiude con una Tarte au Citron che dichiara una direzione: evolvere senza strappare, innovare senza perdere la voce. È il tipo di percorso che racconta come un’esperienza internazionale possa rientrare a Napoli non per “copiare” altrove, ma per rafforzare ciò che la città è già: stratificata, fertile, sorprendente.
Coerente anche il pairing, costruito come un “percorso liquido” in sintonia con la filosofia di Quostro: dalle bollicine “Le bollicine… e tien ’ncap!” al calice di Falanghina DOC 2024 dell’Azienda Agricola Bellaria, fino allo Sparkling Tea Lyserød Rosé e a classici reinterpretati come il Negroni “a modo mio” e il Moka-Martini. Un’idea di beverage che unisce territorio e contemporaneità, con un’attenzione all’esperienza complessiva: il bere non come accessorio, ma come parte integrante del racconto.

Tra gli ospiti, una presenza trasversale di professionisti e imprenditori campani: Andrea Cammarota, Massimo Morgante, Daniela Senatore, Enzo Barlotti, Giuseppe Di Fiore, Enzo Tucci, Carlo Licenziato, Vittorio Stile, Adriano Giordano, Vincenzo Notaristefano, Monica Piscitelli, Fulvio Scarlata, Stefano Consiglio, Giovanna Moresco, Luigi Nardullo, Antonio Savarese, Giancarlo Donadio, Christian Leperino e Paolo Nappi. Un mix che restituisce il senso del format: far sedere insieme competenze diverse per generare scambi rapidi, idee applicabili, contatti che non restano “biglietti da visita” ma diventano possibilità operative.
Le dichiarazioni dei protagonisti chiariscono la direzione. Francesco Frascione ha sottolineato come per Quostro il cibo sia “cultura, storia e scienza” e come dietro ogni piatto ci sia “un patrimonio fatto di passione, ricerca e tecniche che meritano di essere comprese e riscoperte”, evidenziando inoltre il valore di un network “reale, non di facciata” e la necessità di affiancarsi “ai partner giusti” per completare la crescita di un’azienda. Mario Celotto ha rimarcato l’importanza di un confronto autentico, capace di valorizzare il lavoro quotidiano che sta dietro ogni progetto, e ha definito l’innovazione una risorsa sempre più necessaria per chi fa impresa in un contesto in costante evoluzione, ribadendo l’esigenza di continuare a sperimentare evitando “stagnazione creativa e progettuale”. Antonio Prigiobbo, founder di NAStartUp, ha inquadrato la cena come uno spazio in cui un network “può davvero esprimere il proprio valore”, trasformando relazioni in visione condivisa, e ha evidenziato come l’incontro tra innovazione e food possa aprire opportunità reciproche, soprattutto nel foodtech, dove tecnologia, cultura, sostenibilità e impresa sono chiamate sempre più a dialogare.
In un momento in cui si parla spesso di innovazione come slogan, StarSupper propone un gesto semplice e potente: farla accadere. Napoli, con la sua capacità di tenere insieme memoria e trasformazione, si conferma terreno ideale per esperimenti che non rinnegano la tradizione ma la rimettono in moto. E il fatto che questo succeda ai Quartieri Spagnoli, dentro un progetto come FOQUS, aggiunge un messaggio ulteriore: la città non è solo scenario, è materia viva—e quando cucina e impresa si incontrano con serietà, il risultato non è “mondanità”, ma visione.
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