Una manta mediterranea è stata salvata lungo le coste di Procida grazie a un intervento rapido e coordinato che ha visto lavorare insieme cittadini, Guardia Costiera di Procida e ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn. L’esemplare di Mobula mobular, avvistato in difficoltà sotto costa nella mattinata di lunedì 11 maggio, è stato accompagnato fuori dalle acque basse e ha potuto riprendere il largo in autonomia, evitando un possibile spiaggiamento.
L’episodio conferma l’importanza della rete di segnalazione e risposta rapida sviluppata nell’ambito del progetto europeo LIFE ELIFE, cofinanziato dall’Unione Europea e dedicato alla conservazione degli elasmobranchi, il gruppo che comprende squali e razze. Il progetto punta a ridurre le catture accidentali nella pesca professionale, promuovere buone pratiche di rilascio e rafforzare il monitoraggio delle specie minacciate nel Mediterraneo.

Secondo quanto ricostruito, intorno alle 8 alcuni cittadini hanno notato la presenza dell’animale lungo la linea di battigia di una spiaggia dell’isola e hanno immediatamente lanciato l’allarme. I militari della Guardia Costiera di Procida hanno quindi contattato gli specialisti della Stazione Zoologica Anton Dohrn, consentendo l’attivazione di un intervento tempestivo. La collaborazione tra comunità locale, istituzioni e mondo scientifico si è rivelata decisiva: l’animale è stato guidato verso acque più profonde fino a quando è riuscito ad allontanarsi autonomamente.
Per Massimiliano Bottaro, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn e coordinatore del progetto LIFE ELIFE, il salvataggio dimostra il valore concreto di una rete che nasce anche dalla partecipazione dei cittadini. La prima segnalazione, infatti, è spesso il passaggio più importante per permettere agli operatori di intervenire in tempo, soprattutto quando si tratta di specie vulnerabili e difficili da gestire in condizioni di emergenza.
Anche Emilio Sperone, professore associato dell’Università della Calabria e coordinatore del Gruppo Ricercatori Italiani sugli Squali, Razze e Chimere, ha sottolineato il significato scientifico e conservazionistico dell’episodio. Squali, razze e chimere sono tra i gruppi di pesci più minacciati del Mediterraneo e la loro tutela richiede una cooperazione stabile tra ricercatori, istituzioni, operatori del mare e cittadini.
Il salvataggio di Procida assume un valore ancora più rilevante se letto nel quadro della conservazione degli elasmobranchi mediterranei. La Mobula mobular, conosciuta anche come manta mediterranea o diavolo di mare, è una specie particolarmente vulnerabile, minacciata soprattutto dalle catture accidentali e dal degrado degli habitat marini. La Lista Rossa IUCN la classifica come specie a rischio, con valutazioni che ne confermano la fragilità e la necessità di misure di conservazione mirate.
Il Mediterraneo, già interessato in passato da fenomeni di spiaggiamento e mortalità di mobule, rappresenta un’area delicata per la sopravvivenza di questa specie. Proprio per questo, la costruzione di reti operative come quella promossa da LIFE ELIFE diventa essenziale: non solo per intervenire nei casi di emergenza, ma anche per raccogliere dati, formare gli operatori e favorire una maggiore consapevolezza pubblica sulla biodiversità marina.
L’intervento sull’isola di Procida mostra come la protezione del mare non possa essere affidata a un solo soggetto. La tutela della fauna marina funziona quando la segnalazione dei cittadini incontra la capacità operativa delle autorità e la competenza della ricerca scientifica. In questo caso, la catena ha funzionato: l’allarme è arrivato in tempo, la risposta è stata coordinata e la manta mediterranea ha potuto tornare in mare aperto.
Il progetto LIFE ELIFE — codice LIFE18 NAT/IT/000846 — nasce proprio con l’obiettivo di migliorare la conservazione degli elasmobranchi nel Mediterraneo attraverso pratiche di pesca più sostenibili, azioni dimostrative nei porti italiani e greci, formazione degli operatori e rafforzamento delle reti di monitoraggio. La Stazione Zoologica Anton Dohrn partecipa al progetto come partner scientifico, contribuendo alla ricerca, alla gestione delle segnalazioni e alla diffusione di comportamenti utili alla salvaguardia di squali e razze.
Il caso di Procida diventa così un esempio virtuoso di conservazione partecipata: una storia a lieto fine che racconta non solo il salvataggio di un singolo animale, ma anche la possibilità concreta di costruire un rapporto più responsabile tra comunità costiere, istituzioni e mare.
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