La biodiversità come infrastruttura vitale del Paese, come patrimonio naturale da proteggere, ma anche come leva scientifica, tecnologica ed economica per costruire nuovi modelli di sviluppo sostenibile. È questo il messaggio emerso dal Terzo Forum Nazionale della Biodiversità 2026, concluso nella sede di Monte Sant’Angelo dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, promosso dal National Biodiversity Future Center – NBFC con il coinvolgimento del Centro Nazionale Agritech. L’appuntamento, ospitato a Napoli dal 19 al 21 maggio 2026, ha rappresentato un momento di sintesi dei risultati maturati in tre anni di attività di ricerca e innovazione nell’ambito dei progetti PNRR, con una visione integrata degli ecosistemi marini, terrestri e urbani.
Cinquanta istituzioni, tra università, enti di ricerca, ministeri, Ispra e aree marine protette, e oltre trecento partecipanti hanno animato il confronto dedicato alla tutela, al monitoraggio e alla valorizzazione della biodiversità. Il Forum ha avuto l’obiettivo di consolidare una comunità nazionale capace di mettere in rete competenze scientifiche, istituzioni pubbliche, giovani ricercatori, imprese, stakeholder e rappresentanti della società civile, rafforzando il dialogo tra i Centri nazionali di ricerca nati grazie ai fondi del PNRR. In questa prospettiva, il ruolo del NBFC appare centrale: il Centro ha infatti il compito di conservare, ripristinare, monitorare e valorizzare la biodiversità italiana e mediterranea, ponendo la ricerca al servizio della transizione ecologica e dello sviluppo dei territori.
A spiegare il senso più profondo del confronto è stata la professoressa Simonetta Fraschetti, del Dipartimento di Biologia della Federico II, che ha richiamato la necessità di considerare la biodiversità non come un tema settoriale, ma come la “casa” comune dell’uomo e delle altre specie viventi. Parlare di biodiversità significa infatti parlare di sistemi complessi, di habitat, di relazioni tra organismi animali e vegetali, di equilibri ambientali dai quali dipende la qualità stessa della vita. Da qui l’esigenza di costruire un nuovo rapporto tra ricerca, società civile, politica e sistema produttivo, superando l’idea di un ambiente da sfruttare e promuovendo invece una cultura della valorizzazione, della cura e della responsabilità condivisa.
Il Forum ha offerto l’occasione per fare il punto sui principali traguardi scientifici, tecnologici e applicativi raggiunti negli ultimi anni, ma anche per riflettere sulle prospettive future della ricerca e dell’innovazione. Il tema della biodiversità, infatti, non riguarda soltanto la conservazione degli ecosistemi, ma investe direttamente l’agricoltura, la sicurezza alimentare, la gestione delle risorse naturali, la salute dei territori e la capacità delle comunità locali di affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Proprio in questo quadro si inserisce il contributo congiunto di NBFC e Agritech, chiamati a evidenziare le connessioni tra biodiversità, sostenibilità dei sistemi agroalimentari, innovazione tecnologica e sviluppo territoriale.
Il professor Danilo Ercolini, direttore del Dipartimento di Agraria della Federico II e direttore scientifico della Fondazione Agritech, ha sottolineato il valore delle soluzioni sviluppate nel campo dell’agricoltura sostenibile: colture più adattabili al cambiamento climatico, strumenti capaci di ridurre l’impiego di agrofarmaci, valorizzazione dei servizi ecosistemici delle piante e trasferimento tecnologico verso imprese e start up. La collaborazione con il Centro Nazionale della Biodiversità diventa così una piattaforma strategica per condividere programmi di ricerca, sostenere percorsi di accelerazione imprenditoriale e trasformare i risultati del PNRR in innovazione concreta, con un impatto positivo sulla salute del pianeta.
Di particolare rilievo è il ruolo della Federico II, che attraverso le competenze maturate nei progetti PNRR ha confermato il proprio impegno in una ricerca interdisciplinare orientata all’impatto. L’Ateneo federiciano ha sviluppato una vera e propria task force non limitata alla dimensione marina, ma estesa anche alla biodiversità urbana, all’agricoltura sostenibile, alla transizione ecologica e all’innovazione tecnologica. In questo senso Napoli si propone come luogo di raccordo tra sapere scientifico, politiche pubbliche e territori, rafforzando il dialogo tra ricerca avanzata e bisogni reali delle comunità.
Il Terzo Forum Nazionale della Biodiversità 2026 ha dunque messo in evidenza una direzione precisa: la tutela della biodiversità non può essere affidata a interventi isolati, ma richiede un network stabile tra istituzioni, università, enti di ricerca, aree marine protette, imprese e cittadini. Solo una rete ampia e strutturata può trasformare la conoscenza scientifica in strumenti efficaci di monitoraggio, conservazione e valorizzazione. La biodiversità, da tema ambientale, diventa così una questione culturale, economica e politica: una condizione essenziale per immaginare un futuro più sostenibile, più green e meno impattante sugli equilibri del pianeta.
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(foto fornita dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
