Il Maggio dei Monumenti 2026 conferma il suo legame con il grande cinema d’autore e trasforma Napoli in uno spazio di visione, memoria e formazione. Nell’edizione dedicata a “I colori di Napoli”, con il sottotitolo “Ebbra di luce, folle di colori”, la città ha accolto con grande partecipazione l’omaggio a Krzysztof Kieślowski, uno dei maestri più profondi e riconoscibili del cinema europeo del Novecento. La manifestazione, giunta alla sua 32ª edizione e promossa dal Comune di Napoli, si svolge dal 2 maggio al 2 giugno 2026, costruendo un percorso culturale che intreccia arti, luoghi, linguaggi e identità urbana.
Dal 19 al 26 maggio, la rassegna Krzysztof Kieślowski: segni di vita ha portato in quattro sale cittadine venti titoli del regista polacco, restituendo al pubblico napoletano la complessità di un autore capace di interrogare il destino, la coscienza, il caso, la solitudine e le tensioni invisibili che attraversano l’esistenza umana. L’iniziativa, promossa e finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito del Maggio dei Monumenti 2026, è stata realizzata in collaborazione con l’Istituto Polacco di Roma e con WFDiF – Documentary and Feature Film Studios, con la cura di Armando Andria, Gina Annunziata e Salvatore Iervolino per Ladoc. Secondo il comunicato stampa, la rassegna ha registrato il tutto esaurito a ogni proiezione, confermando l’interesse del pubblico per un cinema che continua a parlare al presente con forza intatta.
Il percorso dedicato a Kieślowski ha attraversato alcune delle tappe più alte della sua filmografia, dalla Trilogia dei colori al Decalogo, proposto in forma integrale alla Sala Assoli, fino ai documentari brevi degli esordi. In questa scelta di opere si riconosce la traiettoria di un regista che ha saputo passare dall’osservazione del reale alla costruzione di grandi parabole morali, senza mai perdere il contatto con la fragilità concreta dei personaggi. Film come Tre colori – Film Blu, Tre colori – Film Bianco, Tre colori – Film Rosso, La doppia vita di Veronica e il monumentale Decalogo restano ancora oggi esempi di un cinema capace di unire rigore formale, tensione spirituale e profondità psicologica.
La giornata conclusiva di martedì 26 maggio assume così il valore di un momento simbolico. Alla Sala Assoli, alle 18.30, è in programma Tre colori – Film Rosso, ultimo capitolo della trilogia e ultimo film girato da Krzysztof Kieślowski, con protagonista Irène Jacob. Alla proiezione interviene la traduttrice e saggista Ilaria Floreano, offrendo al pubblico una chiave di lettura ulteriore su un’opera che riflette sul caso, sull’empatia e sui legami invisibili tra le persone. Alle 21.00 segue La doppia vita di Veronica, lungometraggio del 1991 che aprì il periodo francese del regista e che resta uno dei suoi film più misteriosi e poetici, sospeso tra identità, intuizione, musica interiore e destino.
Il successo dell’omaggio a Kieślowski non rappresenta soltanto un tributo celebrativo a trent’anni dalla sua scomparsa, ma diventa anche il segno di una domanda culturale viva. Napoli risponde al cinema d’autore non come a un’esperienza di nicchia, ma come a un’occasione collettiva di conoscenza e partecipazione. In questo senso, la rassegna si inserisce pienamente nello spirito del Maggio dei Monumenti, che non si limita a valorizzare il patrimonio materiale della città, ma lo mette in dialogo con le arti contemporanee, con la memoria internazionale e con le nuove generazioni di spettatori e autori.

Proprio alle nuove generazioni è dedicata la seconda grande iniziativa cinematografica del programma: il workshop con Michelangelo Frammartino, tra i registi italiani più originali del panorama europeo contemporaneo. Dopo le esperienze formative con Béla Tarr nel 2024 e con Mohsen Makhmalbaf nel 2025, Ladoc propone un nuovo laboratorio intensivo, promosso e finanziato dal Comune di Napoli, che si svolge dal 25 al 30 maggio 2026. Il progetto, realizzato in collaborazione con Museo Madre, Riot Studio, l’Asilo e con il sostegno di Fermento, è rivolto a dieci filmmaker under 35, selezionati tra oltre cento candidature arrivate tra fine aprile e inizio maggio.
Il workshop, completamente gratuito, offre ai giovani partecipanti l’opportunità di lavorare a stretto contatto con Frammartino, approfondendo le fasi di sviluppo dei propri progetti e confrontandosi con un’idea di cinema fondata sull’ascolto, sull’osservazione e sulla relazione profonda con i luoghi. La scheda ufficiale di Ladoc presenta l’iniziativa come un laboratorio di sei giorni in cui il regista condivide il proprio processo progettuale, comprese le incertezze e le fasi di ricerca che precedono la forma definitiva di un film.
Il cinema di Michelangelo Frammartino, spesso accostato allo slow cinema, si distingue per una visione radicale e contemplativa, capace di restituire centralità al tempo, al paesaggio, agli animali, alle comunità e ai gesti minimi. Da Il dono a Le quattro volte, da Alberi a Il buco, il suo percorso costruisce una poetica dell’immagine in cui la narrazione non procede secondo schemi convenzionali, ma nasce dall’incontro tra spazio, presenza e percezione. Non a caso, il comunicato ricorda come Paul Schrader abbia indicato Frammartino tra i nomi di riferimento dello Slow Cinema, riconoscendone il ruolo in una linea di ricerca internazionale che privilegia la durata, il silenzio e la profondità dello sguardo.
Accanto al laboratorio riservato ai partecipanti, il programma prevede anche due appuntamenti aperti al pubblico. Venerdì 29 maggio, alle 21.30, Michelangelo Frammartino interviene al Multicinema Modernissimo in occasione della proiezione di Le quattro volte, film presentato nel 2010 alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes e ambientato in una Calabria arcaica, sospesa tra natura, rito e trasformazione. Sabato 30 maggio, alle 18.00, il Museo Madre ospita il talk Ogni film è un albero, durante il quale il regista dialoga con Eva Fabbris, direttrice del museo e storica dell’arte, ripercorrendo un itinerario professionale che dagli studi in architettura al Politecnico di Milano e dall’incontro con Studio Azzurro conduce a una delle esperienze più coerenti del cinema italiano contemporaneo.
Nelle parole di Ferdinando Tozzi, delegato del sindaco di Napoli per l’industria musicale e l’audiovisivo, portare il sapere di un autore come Frammartino a disposizione dei giovani professionisti del domani significa alimentare il tessuto culturale cittadino e trasformare l’esperienza individuale in patrimonio collettivo. È una dichiarazione che sintetizza bene il senso complessivo dell’iniziativa: non solo proiettare film, ma costruire competenze; non solo celebrare maestri, ma generare nuove possibilità creative; non solo ospitare eventi, ma rafforzare Napoli come città del cinema, della formazione audiovisiva e della produzione culturale.
In questo quadro, il lavoro di Ladoc appare particolarmente significativo. Attiva dal 2011, la società ha prodotto oltre venti documentari e ha affiancato alla produzione un impegno costante nella diffusione del cinema sul territorio napoletano, attraverso rassegne, eventi e workshop. Tra i lavori più recenti citati nel comunicato figurano Oltre il confine. Le immagini di Mimmo e Francesco Jodice e Vittoria, primo film di finzione della società, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e candidato ai David di Donatello come migliore produzione. La stessa esperienza di Pickpocket, rassegna ospitata nell’estate 2025 nel Cortile del Maschio Angioino, conferma una linea di intervento che fa del cinema un presidio culturale stabile, capace di portare a Napoli registi e registe del panorama contemporaneo.
Il Maggio dei Monumenti 2026 dimostra così che la cultura cinematografica può diventare una forma di cittadinanza attiva. L’omaggio a Krzysztof Kieślowski richiama il valore della memoria e della grande tradizione europea; il workshop con Michelangelo Frammartino guarda invece alla formazione, alla sperimentazione e al futuro dei giovani autori. Tra sale cinematografiche, spazi indipendenti, musei e luoghi della produzione culturale, Napoli si conferma un laboratorio aperto, in cui il cinema non è soltanto spettacolo, ma esperienza condivisa, educazione dello sguardo e occasione di crescita per l’intera comunità.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
