Dalla tradizione cantieristica del Golfo di Napoli, incarnata dalla figura di Salvatore Aprea, maestro d’ascia e Cavaliere del Lavoro, a un AI Decision Engine per simulare i cantieri, confrontare materiali e scenari produttivi e trasferire alle nuove generazioni il sapere degli artigiani del mare.
Per generazioni, nella cantieristica navale, una parte essenziale della conoscenza è passata dalle mani del maestro a quelle dell’apprendista. Non attraverso manuali o database, ma osservando un gesto, riconoscendo la risposta di un materiale, imparando a valutare una lavorazione attraverso l’esperienza. Era una conoscenza fatta di competenze tecniche, capacità di osservazione e consapevolezza maturata sul campo, difficile da separare dalle persone che la custodivano.
Oggi, mentre la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale entrano anche nei processi produttivi più tradizionali, la questione non è soltanto come rendere un cantiere più efficiente: è anche capire che cosa fare di quel patrimonio di competenze quando il passaggio generazionale diventa più fragile.
È da questo punto di incontro che prende forma l’idea di RADICI NAVALE – AI Decision Engine per Cantieri Navali e Filiera del Sailing, una verticalizzazione ancora in sviluppo del metodo RADICI.
Dietro il progetto c’è anche una storia familiare: quella di Giulio Iossa, amministratore di RADICI e nipote di Salvatore Aprea, maestro d’ascia e Cavaliere del Lavoro. Un legame che porta dentro il progetto non soltanto la memoria di un mestiere, ma una più ampia cultura del lavoro, della competenza e della produzione.
Il sapere che passa dalle mani
Il rapporto tra Iossa e la tradizione della cantieristica non serve a costruire una narrazione nostalgica del passato. È piuttosto una chiave per comprendere l’origine di una domanda: è possibile utilizzare le tecnologie contemporanee non per sostituire quel sapere, ma per impedirne la dispersione e farlo dialogare con nuovi modi di progettare, organizzare e rendere più sostenibile la produzione?
La figura di Salvatore Aprea assume, in questa prospettiva, un significato particolare. Maestro d’ascia e Cavaliere del Lavoro, rappresenta l’incontro tra la dimensione artigiana della cantieristica e una cultura produttiva nella quale competenza tecnica, lavoro e capacità di trasformare la materia costituiscono parti dello stesso patrimonio.
Il suo mestiere apparteneva a un mondo nel quale la conoscenza nasceva dall’esperienza diretta sui materiali, dalle lavorazioni ripetute nel tempo e dalla capacità di interpretare situazioni che difficilmente potevano essere ridotte a una procedura standard. Ma il riconoscimento di Cavaliere del Lavoro aggiunge a questa eredità anche un’altra dimensione: quella del valore economico e produttivo che il sapere tecnico può assumere quando diventa impresa, organizzazione e capacità di generare sviluppo.
È proprio questo passaggio a rendere particolarmente attuale il legame con RADICI.
Per Giulio Iossa, infatti, questa eredità familiare incontra oggi un secondo punto di osservazione: quello di una società che sviluppa strumenti digitali per trasformare il modo in cui vengono analizzate le decisioni operative nei cantieri. Da una parte, quindi, un sapere costruito nel tempo attraverso le mani, i materiali e l’esperienza, dall’altra, dati, simulazioni e sistemi di supporto alle decisioni. È da questa doppia prospettiva che è maturata l’idea di verificare se il metodo sviluppato originariamente da RADICI nell’edilizia possa essere trasferito anche alla cantieristica navale.
Dall’edilizia alla cantieristica
RADICI nasce con l’obiettivo di trasformare le decisioni operative di cantiere in scenari misurabili e confrontabili.
Il principio di partenza è relativamente semplice. Un cantiere è il risultato di molte decisioni interdipendenti: collocare un’area di stoccaggio, organizzare un percorso, stabilire una sequenza delle lavorazioni, scegliere dove posizionare un’attrezzatura. Una modifica apparentemente locale può produrre conseguenze su sicurezza, tempi, costi, movimentazioni e sostenibilità.
La piattaforma sviluppata in ambito edilizio prova quindi a spostare queste valutazioni a monte: analizzare i dati del cantiere, costruire scenari alternativi, simularne gli effetti e confrontarli prima che determinate decisioni diventino difficili o costose da modificare.
RADICI NAVALE trasferisce questa impostazione alla cantieristica, adattandola però a un ambiente produttivo profondamente diverso. Il progetto considera planimetrie, aree di lavorazione e allestimento, stoccaggi, movimentazioni di materiali e componenti, vincoli di banchina, attrezzature come il travel-lift e sequenze produttive tipiche della costruzione e del refitting nautico.
Non si tratta, quindi, semplicemente di applicare al mare un software nato per l’edilizia. Il passaggio richiede un nuovo modello dei dati, competenze specialistiche di ingegneria navale e una verifica su processi produttivi reali.
Per questo RADICI NAVALE deve essere considerato per ciò che è oggi: una verticalizzazione in sviluppo, da adattare e validare attraverso un cantiere navale pilota.
Un Decision Engine per il cantiere navale
Il cuore dell’idea è un AI Decision Engine: un ambiente digitale nel quale diverse configurazioni del cantiere e differenti sequenze operative possano essere analizzate prima della loro applicazione.
Una prima funzione, Scenario Simulation, dovrebbe permettere di confrontare configurazioni differenti: organizzazione delle aree produttive, stoccaggi, percorsi dei mezzi, sequenze di laminazione, allestimento o varo.
La funzione What-if introduce invece una domanda molto concreta: che cosa accade se cambiamo una decisione? Spostare un’area, modificare una sequenza, introdurre un materiale diverso o variare una risorsa può produrre effetti su più variabili contemporaneamente. Il sistema dovrebbe consentire di visualizzarli prima di intervenire fisicamente sul processo.
Con lo Stress Test, la simulazione viene portata nelle condizioni meno favorevoli. Il progetto individua, tra gli esempi, un ritardo nella fornitura dei materiali compositi, l’indisponibilità temporanea del travel-lift o condizioni meteorologiche avverse in una fase legata al varo. L’obiettivo è comprendere non soltanto se una configurazione funziona in condizioni normali, ma quanto sia resiliente quando qualcosa non procede secondo programma.
Le alternative verrebbero poi messe a confronto attraverso uno Yard Score, un indicatore multicriterio pensato per integrare sicurezza, tempi, costi, efficienza logistica e sostenibilità.
Non sarebbe quindi l’intelligenza artificiale a “decidere il cantiere”. Il ruolo del Decision Engine è fornire al professionista elementi più strutturati per valutare le conseguenze delle proprie decisioni.
A questa architettura il progetto aggiunge un Materiali Sostenibili Advisor, concepito per confrontare materiali e resine a minore impatto sulla base non soltanto delle caratteristiche ambientali, ma anche di performance e costo. Nel documento progettuale vengono considerate, tra le alternative da analizzare, fibre naturali, resine bio-based e alluminio riciclato.
Anche in questo caso l’obiettivo non è formulare una scelta automatica, ma rendere più leggibile il compromesso tra prestazioni tecniche, impatto ambientale e sostenibilità economica.
La Bottega Digitale: quando il sapere diventa patrimonio trasferibile
Ma la componente che lega più direttamente RADICI NAVALE alla storia personale di Giulio Iossa è un’altra: la Bottega Digitale.
È forse qui che la figura di Salvatore Aprea, maestro d’ascia e Cavaliere del Lavoro, assume il significato più concreto all’interno del progetto.
L’idea nasce infatti da una criticità meno immediatamente visibile di un rallentamento produttivo o di un’inefficienza logistica. Una parte delle competenze dei maestri d’ascia, dei velai e degli altri artigiani della filiera marittima continua a essere trasmessa prevalentemente attraverso l’esperienza diretta, l’osservazione e la pratica. Sono competenze che non sempre possono essere tradotte facilmente in istruzioni scritte. In alcuni casi risiedono nel modo di eseguire una lavorazione, nella capacità di riconoscere il comportamento di un materiale, nella sequenza di gesti affinata nel corso degli anni.
Quando viene meno il ricambio generazionale, quindi, non scompare soltanto un mestiere. Rischiano di perdersi procedure, accorgimenti e capacità di lettura costruiti attraverso decenni di esperienza.
La Bottega Digitale punta, perciò, a raccogliere e organizzare lavorazioni e tecniche in una libreria formativa digitale, destinata agli apprendisti, alle nuove generazioni e, in prospettiva, anche a scuole e percorsi di formazione nautica. Il progetto prevede una prima acquisizione tramite video strutturati e contempla, in una fase successiva, anche strumenti in grado di documentare con maggiore precisione i gesti delle lavorazioni.
La distinzione è essenziale: digitalizzare un sapere non significa sostituire l’artigiano con l’intelligenza artificiale. Significa tentare di conservare la possibilità di trasmetterlo.
Ed è probabilmente questo il punto nel quale il rapporto tra le generazioni diventa più evidente. Il sapere di un maestro d’ascia come Aprea era legato alle mani, agli strumenti, alla materia e all’esperienza quotidiana. La sfida contemporanea consiste nel capire come quella forma di conoscenza possa essere documentata e resa nuovamente accessibile senza impoverirla.
Ieri il sistema era costituito dall’occhio, dalla manualità, dalla trasmissione orale e dall’apprendimento in bottega. Oggi entrano in gioco dati, simulazione e strumenti digitali.
RADICI NAVALE prova a collocarsi precisamente nel punto di contatto fra questi due mondi.
Il maestro non diventa un dataset. La tecnologia, piuttosto, può diventare uno strumento per documentare una conoscenza che altrimenti rischierebbe di restare legata esclusivamente alla presenza fisica di chi la possiede.
Napoli e una filiera da trasformare senza cancellarla
Il territorio scelto come primo spazio di sperimentazione non è casuale. Il Golfo di Napoli conserva una relazione storica con la costruzione e la manutenzione delle imbarcazioni, con il refitting, la nautica da diporto e una rete di competenze artigianali distribuite tra cantieri, porti e imprese della filiera marittima. Il progetto individua come contesto di riferimento l’ecosistema cantieristico dell’area vesuviana e flegrea e, più in generale, il sistema nautico napoletano.
In questo quadro, la storia familiare di Giulio Iossa non rappresenta un semplice elemento biografico. Diventa una delle espressioni di un rapporto più ampio tra il territorio e i mestieri del mare: un patrimonio che appartiene alle persone, ma anche all’identità produttiva di un’intera area.
È nello stesso contesto che si inserisce la 38ª America’s Cup di Napoli.
RADICI NAVALE è stato concepito come proposta coerente con la Call for Ideas dedicata, nella sfida 1A, al rafforzamento della cantieristica e della filiera del sailing. I temi richiamati dalla proposta — innovazione dei processi, materiali a minore impatto, valorizzazione delle tradizioni marittime e formazione — coincidono con alcuni degli ambiti sui quali la competizione internazionale può lasciare un’eredità più duratura del solo evento sportivo.
La questione, in altre parole, è utilizzare la visibilità dell’America’s Cup come occasione per ragionare non soltanto sull’evento, ma sulla capacità produttiva, sulle competenze e sulle tecnologie che possono rimanere sul territorio.
Dal pilota a una soluzione replicabile
Prima, però, occorre dimostrare che il modello funzioni.
Il percorso previsto parte dalla selezione di un cantiere navale pilota nel Golfo di Napoli, dal quale ottenere dati reali sui processi, sulle planimetrie e sui vincoli operativi. Su questa base dovrà essere adattato il modello sviluppato nell’edilizia e verificata la capacità dello Yard Score e delle simulazioni di rappresentare problemi effettivamente rilevanti per chi opera nella cantieristica.
Il progetto prevede quindi una fase di sperimentazione, non un prodotto navale già concluso.
È una distinzione importante anche dal punto di vista imprenditoriale. La prospettiva è utilizzare il primo caso napoletano per costruire un modello successivamente replicabile in altri cantieri navali italiani ed europei, conservando una struttura software comune ma adattandola alle diverse configurazioni produttive.
In questo senso, il territorio non sarebbe soltanto il luogo nel quale applicare una tecnologia sviluppata altrove. Potrebbe diventare il luogo nel quale quella tecnologia viene sperimentata, validata e trasformata in una soluzione capace di raggiungere altri mercati.
Ed è anche qui che la storia del maestro d’ascia e quella del Decision Engine tornano a incontrarsi: una competenza radicata nel territorio che non viene semplicemente conservata, ma utilizzata come punto di partenza per generare nuova capacità produttiva.
Innovare senza perdere la memoria
È nella conclusione di questo percorso che la figura di Salvatore Aprea, maestro d’ascia e Cavaliere del Lavoro, acquista forse il suo significato più attuale.
Non perché RADICI NAVALE debba trasformare la storia del nonno di Giulio Iossa in un argomento di marketing. Ma perché quella storia rende evidente una questione che riguarda molte filiere produttive italiane: che cosa succede quando l’innovazione procede più velocemente della capacità di trasferire le competenze che hanno costruito un settore?
La risposta non può essere fermare il cambiamento, ma neppure considerare inevitabile la scomparsa dei saperi sui quali quel cambiamento può ancora costruire valore.
Essere contemporaneamente maestro d’ascia e Cavaliere del Lavoro restituisce, nella figura di Aprea, una sintesi particolarmente efficace: il sapere delle mani e il valore del lavoro, la competenza artigiana e la dimensione produttiva.
Oggi quella relazione può assumere forme differenti.
Tra la bottega del maestro d’ascia e un Decision Engine esiste una distanza tecnologica enorme. Eppure, entrambi partono, in fondo, dallo stesso problema: comprendere materiali, vincoli e conseguenze prima di compiere una scelta.
Preservare una tradizione, allora, non significa conservarla immobile. Significa creare le condizioni perché possa continuare a generare competenze, lavoro e valore dentro strumenti e processi nuovi.
Se la conoscenza dei maestri d’ascia è nata nelle botteghe e si è tramandata attraverso le mani, la sfida di RADICI NAVALE è fare in modo che quella conoscenza possa continuare a vivere — e a produrre valore — anche nell’era dei dati e dell’intelligenza artificiale.
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America’s Cup – Call for Ideas per l’innovazione nella Blue Economy
