Napoli ospita la presentazione di Siamo stati iscritti al PCI, il libro di Claudio Velardi e Chicco Testa che ripercorre cinquant’anni di storia della sinistra italiana attraverso uno scambio di lettere, ricordi personali e riflessioni politiche. L’appuntamento è in programma lunedì 12 ottobre 2026 alle 17:30, a Palazzo Ricca, sede della Fondazione Banco di Napoli, in via dei Tribunali 213, nell’ambito della rassegna culturale “Libri in Fondazione”. Sarà presente il coautore Claudio Velardi.
Il volume, pubblicato da Liberilibri, intreccia le esperienze di due ex dirigenti del Partito Comunista Italiano con le trasformazioni politiche e sociali del Paese. La forma epistolare permette agli autori di confrontare interpretazioni e percorsi diversi, portando il lettore dentro una storia che dalle sezioni degli anni Settanta arriva alla stagione dei governi di centrosinistra.
Secondo il programma comunicato, all’incontro partecipano Orazio Abbamonte, presidente della Fondazione Banco di Napoli, Marcello D’Aponte, presidente della Fondazione Museo Archivio Storico, Vincenzo Maraio, assessore al Turismo, alla Promozione del territorio e alla Transizione digitale della Regione Campania, e Fortunato Musella, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, insieme a Claudio Velardi. È stata invitata anche la senatrice Valeria Valente.
La presentazione a Palazzo Ricca offre l’occasione per discutere il rapporto tra memoria politica e interpretazione del presente. Nelle lettere di Velardi e Testa, la militanza diventa il punto di partenza per interrogarsi sulle convinzioni maturate in gioventù, sulle scelte compiute nel tempo e sulla capacità della politica di misurarsi con una società in continuo cambiamento.
Il racconto attraversa alcuni dei passaggi più delicati della storia italiana: il caso Aldo Moro, la caduta del Muro di Berlino, Tangentopoli e il progressivo mutamento delle culture politiche del Novecento. Accanto agli eventi collettivi trovano spazio aneddoti e retroscena che coinvolgono figure come Enrico Berlinguer e Massimo D’Alema. Il percorso prosegue fino al dibattito contemporaneo e all’attuale leadership della sinistra, collegando le esperienze dei due autori alle domande ancora aperte sul ruolo dei partiti e sulla loro capacità di rappresentare la società.
Uno dei temi centrali del libro è la rilettura critica della “coerenza” e della “diversità” comunista. Gli autori affrontano questi concetti attraverso il confronto con la propria esperienza, chiedendosi quanto le identità politiche possano evolvere e quale significato assuma il cambiamento di opinione. Il tono disincantato e ironico del carteggio accompagna questa riflessione, lasciando emergere anche contraddizioni e ripensamenti.
«La cultura del libro — commenta Orazio Abbamonte — rappresenta uno strumento essenziale per rafforzare il dialogo, la conoscenza e la partecipazione civile. Con questa rassegna, la Fondazione intende offrire uno spazio di confronto aperto e qualificato. Si tratta di un impegno coerente con la nostra responsabilità di promuovere cultura e contribuire alla crescita della comunità».
La rassegna “Libri in Fondazione” si inserisce così in un percorso che affida alla lettura e all’incontro con gli autori una funzione pubblica: creare occasioni di approfondimento e favorire la partecipazione alla vita culturale della città. Per il pubblico napoletano, il confronto con Velardi sarà un’opportunità per entrare nei temi del volume e discutere il legame tra le vicende della sinistra e la storia nazionale.
«La presentazione di questo volume — ribadisce Marcello D’Aponte — rappresenta un momento di particolare interesse per la nostra rassegna culturale “Libri in Fondazione”. È un’occasione per riflettere, attraverso il libro e il confronto con l’autore, sui temi e sulle trasformazioni che attraversano la società contemporanea. Siamo lieti di ospitare un protagonista del dibattito pubblico e di offrire uno spazio di dialogo e approfondimento».
A chiarire lo spirito di Siamo stati iscritti al PCI sono gli stessi autori, che descrivono il libro come un esercizio di confronto con il cambiamento: «Non è certo il manifesto di due nostalgici, quanto piuttosto un possibile, salutare vaccino per quanti ancora (e non sono pochi) si ostinano a camminare con la testa voltata all’indietro, dimenticando che la politica, come la vita, è incessante cambiamento, non adorazione delle ceneri».
La presentazione di Napoli porterà dunque al centro del dibattito una memoria politica fatta di esperienze, scelte e revisioni. Attraverso il dialogo tra Claudio Velardi e Chicco Testa, mezzo secolo di storia italiana diventa materia di riflessione sul presente e sul modo in cui le appartenenze continuano a influenzare il linguaggio e le prospettive della politica.
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