Maddaloni torna protagonista della scena culturale campana con “Aspettando AMA 2027”, la manifestazione che dal 16 al 18 ottobre 2026 propone tre giornate dedicate all’arte contemporanea, all’architettura, alla letteratura, alla fotografia e alla riscoperta del patrimonio storico cittadino. Un appuntamento che non rappresenta soltanto un’anteprima della seconda edizione della Biennale delle Arti AMA (Arte + Maddaloni + Architettura), ma anche un nuovo passo nel percorso di rigenerazione urbana e sociale avviato nel 2025, con l’obiettivo di trasformare la cultura in una risorsa stabile per il futuro della città.
La presentazione ufficiale si è svolta venerdì 16 ottobre, alla presenza del sindaco Andrea De Filippo, del direttore artistico Luca Molinari, del soprintendente Mariano Nuzzo e di Ornella Zerlenga, direttrice del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Un incontro che ha permesso di illustrare il programma dell’iniziativa e, soprattutto, di annunciare le date della prossima Biennale, in calendario dal 14 al 30 maggio 2027, e il tema che guiderà la manifestazione: “La cura della città / La città che cura”.
Un titolo che racchiude la visione di un progetto nel quale arte, architettura e design diventano strumenti per ricostruire relazioni, valorizzare gli spazi pubblici e rafforzare il senso di appartenenza della comunità. La città non viene considerata soltanto come un insieme di edifici, strade e monumenti, ma come un organismo vivo, capace di trasformarsi attraverso la partecipazione dei cittadini, la memoria collettiva e l’incontro con i linguaggi della contemporaneità.
A segnare simbolicamente l’avvio di questo nuovo percorso è stata l’inaugurazione di MUTA, la nuova opera di arte urbana realizzata da Bifido lungo via Caudina, a partire dal civico 271. L’intervento arricchisce il patrimonio artistico diffuso di Maddaloni e introduce un racconto visivo che affronta temi profondamente umani, come la crescita personale, la fragilità, la paternità e il cambiamento.
Bifido, artista urbano e fotografo di origine campana, è conosciuto per una ricerca espressiva che intreccia fotografia, pittura, collage e interventi nello spazio pubblico. Attraverso la tecnica del paste-up, grandi immagini fotografiche vengono integrate alle superfici architettoniche, trasformando i muri in luoghi di narrazione, memoria e riflessione sociale. Le sue opere, presenti in diverse città italiane ed europee, instaurano un dialogo diretto con gli spazi e con le persone che quotidianamente li attraversano.
Con MUTA, l’artista porta a Maddaloni un lavoro profondamente autobiografico, concepito come un autoritratto intimo e un rito di passaggio verso l’età adulta. Al centro della composizione compare la figura di un bambino che emerge dal basso, saldamente radicato alla strada, mentre le ali formate da foglie secche di magnolia sono destinate progressivamente a consumarsi e cadere. Un’immagine che diventa metafora dell’abbandono delle inquietudini di un’adolescenza prolungata e dell’accettazione di nuove responsabilità.
La perdita delle ali non rappresenta, tuttavia, la rinuncia alla dimensione infantile, ma la sua trasformazione. Lo spirito fanciullesco continua a vivere come parte essenziale dell’identità, non più come fuga dalla realtà, bensì come risorsa da custodire nel proprio percorso di crescita. È proprio questa capacità di unire esperienza personale e riflessione universale a rendere l’opera un nuovo tassello del racconto contemporaneo che AMA sta costruendo nel tessuto urbano maddalonese.
La seconda edizione della Biennale nasce dalla volontà di dare continuità all’esperienza del 2025, quando strade, luoghi storici e spazi cittadini sono stati trasformati in un percorso espositivo diffuso, capace di mettere in relazione artisti, architetti, fotografi, designer e cittadini. Il progetto, nato da un’idea di Luca Molinari e promosso dal Comune di Maddaloni, intende consolidare questa esperienza e rafforzare il ruolo della città nel panorama culturale regionale e nazionale.
Il direttore artistico Luca Molinari, curatore, critico e professore ordinario di Teoria e Progettazione Architettonica all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, porta nella manifestazione un’esperienza maturata attraverso decenni di attività espositiva, editoriale e scientifica. Già curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia del 2010 e direttore scientifico del museo M9 di Mestre dal 2020 al 2023, è autore di pubblicazioni dedicate all’architettura, alla città e all’abitare contemporaneo, tra cui La meraviglia è di tutti. Corpi, città, architetture e Stanze. Abitare il desiderio.
Nella sua visione, AMA rappresenta una possibilità concreta di rigenerazione non soltanto fisica, ma anche culturale e sociale. Lo stesso Molinari ha spiegato che la seconda edizione vuole proseguire l’esperienza avviata nel 2025, rinnovando l’identità del territorio attraverso arte, architettura e design. “Aspettando AMA” diventa così la prima attivazione pubblica della Biennale 2027, un’occasione per coinvolgere la comunità e riflettere sul valore dello spazio pubblico come luogo di partecipazione e incontro.
Anche il sindaco Andrea De Filippo ha ribadito l’importanza di rendere strutturale il percorso intrapreso, evitando che la prima edizione rimanga un episodio isolato. L’ambizione dell’amministrazione comunale è quella di valorizzare Maddaloni attraverso un processo di rigenerazione urbana e sociale capace di favorire la nascita di un polo dedicato alle arti e alla cultura.
Tra gli interventi più significativi annunciati dal primo cittadino figura il recupero dell’ex Convento dei Cappuccini, bene storico del patrimonio cittadino interessato da un’importante operazione di riqualificazione. Secondo quanto dichiarato dal sindaco, l’obiettivo è restituire la struttura alla comunità entro la fine del 2026, affinché possa diventare una delle sedi più suggestive della Biennale AMA 2027.
Il progetto si inserisce inoltre in una storia culturale che affonda le radici nella Biennale Internazionale di Grafica del 1985 e del 1988, esperienza legata anche alla memoria di Franco Imposimato, ucciso a Maddaloni in un agguato mafioso. È da questa eredità che AMA recupera una forte dimensione civile, riaffermando il principio secondo cui “l’arte è contro tutte le mafie”. La cultura diventa quindi anche uno strumento di responsabilità collettiva, capace di contrastare l’indifferenza e restituire valore ai luoghi e alle storie della comunità.
Su questo aspetto si è soffermato il soprintendente Mariano Nuzzo, sottolineando l’importanza di mettere in relazione la tutela del patrimonio storico con i linguaggi dell’arte contemporanea. Monumenti, edifici, strade e memorie civili costituiscono un patrimonio che non deve soltanto essere conservato, ma anche conosciuto, reinterpretato e vissuto dalle nuove generazioni.
La Soprintendenza ha inoltre inserito AMA tra gli eventi del progetto “Ri-generare con creatività” della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, iniziativa dedicata alla valorizzazione delle esperienze di rigenerazione degli spazi urbani attraverso la cultura.
Un’attenzione condivisa da Ornella Zerlenga, che ha evidenziato il ruolo sociale dell’architettura e la necessità di guardare alla rigenerazione urbana non soltanto come trasformazione materiale degli edifici, ma come costruzione di nuove relazioni tra persone, luoghi, memorie e identità. In questa prospettiva, l’architettura diventa un elemento fondamentale per migliorare la qualità della vita e ripensare il modo in cui le comunità abitano gli spazi urbani.
Il programma di Aspettando AMA 2027 traduce questi principi in una serie di appuntamenti pensati per coinvolgere pubblici differenti, dai bambini agli studenti, dagli appassionati d’arte ai cittadini interessati alla storia e al patrimonio architettonico del territorio.
Dopo la giornata inaugurale di venerdì 16 ottobre, sabato 17 ottobre alle ore 10:00 sarà la volta di “Architetture in testa”, laboratorio dedicato ai bambini delle scuole elementari e curato dalle architette Angela Palumbo e Luisa Parisi, entrambe impegnate nella ricerca e nella curatela scientifica di AMA. L’attività propone un approccio creativo e divertente all’architettura: case, torri, tetti, finestre e costruzioni immaginarie diventeranno oggetti da realizzare e persino da indossare, trasformandosi in originali cappelli architettonici. Un’esperienza che permetterà ai più piccoli di avvicinarsi al mondo della progettazione attraverso il gioco, la sperimentazione e la fantasia.
Alle ore 11:00 sarà protagonista Luca Molinari con la conversazione “01 Perché l’architettura”, primo appuntamento di un ciclo di incontri costruiti intorno a domande fondamentali sul ruolo della cultura nella società contemporanea. Il confronto partirà da un interrogativo apparentemente semplice: perché abbiamo ancora bisogno dell’architettura? La risposta sarà ricercata nella capacità del progetto architettonico di interpretare i cambiamenti delle città, costruire relazioni e immaginare nuovi scenari per il futuro dei territori.
Alle ore 12:00 spazio alla fotografia con la presentazione degli esiti di “Atlante Maddaloni”, laboratorio curato da Filippo Romano, fotografo documentarista e di architettura formatosi all’ISIA di Urbino e all’International Center of Photography di New York. Il progetto coinvolge gli studenti del liceo nella costruzione di un archivio fotografico collettivo, raccogliendo immagini provenienti da album di famiglia, telefoni, raccolte private e memorie personali.
Fotografie storiche e contemporanee, scorci urbani, edifici, persone e momenti della vita quotidiana diventano materiali preziosi per ricostruire l’identità della città e osservare le trasformazioni avvenute nel tempo. Atlante Maddaloni si propone così come un esercizio di memoria collettiva, ma anche come un modo per affidare alle nuove generazioni il compito di raccontare il territorio attraverso il proprio sguardo.
Il pomeriggio di sabato proseguirà alle ore 16:00 con “02 Perché la letteratura”, conversazione che vedrà protagonista lo scrittore napoletano Lorenzo Marone. Al centro dell’incontro ci sarà il valore delle storie come strumenti per comprendere la realtà, conservare le memorie e raccontare i cambiamenti individuali e collettivi.
Autore di romanzi apprezzati dal pubblico, tra cui La tentazione di essere felici, vincitore del Premio Stresa e portato al cinema da Gianni Amelio con il film La tenerezza, Magari domani resto, Un ragazzo normale, Cara Napoli e La vita a volte capita, Marone approfondirà il rapporto tra scrittura, identità e luoghi, con particolare attenzione a Napoli e al territorio campano, spesso presenti nelle sue opere.
La giornata di sabato si concluderà alle ore 18:00 con l’apertura della mostra “(Mis)understanding Media”, personale dedicata a Roberto Pagano Morza e promossa dal Museo Civico di Maddaloni. L’esposizione propone una rilettura della ricerca dell’artista maddalonese, scomparso nel 2000, attraverso opere che esplorano il rapporto tra cultura di massa, comunicazione e trasformazioni sociali.
Pittura, grafica, installazioni e video restituiscono una riflessione sulla società mediatizzata, sviluppata dall’artista tra gli ultimi decenni del Novecento e l’affermazione della cultura elettronica. Tematiche che acquistano oggi una particolare attualità, in un contesto segnato dalla diffusione dei social network, dalla circolazione continua delle immagini e dalla costruzione dell’identità attraverso gli strumenti digitali.
La mostra non si esaurirà nel fine settimana di ottobre, ma accompagnerà il percorso verso il 2027 attraverso attività educative, incontri e un contest rivolto agli studenti sui rapporti tra arte, comunicazione e società contemporanea. In occasione della seconda edizione della Biennale saranno inoltre presentati il catalogo e i risultati del progetto educativo.
Domenica 18 ottobre sarà invece la giornata dedicata alla scoperta diretta di Maddaloni e delle sue bellezze storiche e architettoniche. Alle ore 10:00, con partenza dal Museo Civico, prenderà il via “Caccia al tesoro tra le bellezze di Maddaloni”, iniziativa che trasformerà il centro cittadino in un percorso di esplorazione tra indizi, enigmi e prove da superare.
L’attività, aperta gratuitamente a partecipanti di tutte le età, potrà essere affrontata individualmente o in squadra. Le tappe resteranno una sorpresa fino alla partenza, invitando i partecipanti a osservare con maggiore attenzione monumenti, dettagli architettonici e luoghi della quotidianità. Al termine della sfida saranno assegnati premi ai vincitori.
Alle ore 11:00, sempre dal Museo Civico, partirà “Alla scoperta di Maddaloni: itinerario culturale”, una passeggiata guidata di circa un’ora attraverso la storia, l’architettura e il patrimonio artistico cittadino. Il percorso metterà in relazione alcuni dei luoghi più significativi del centro storico con gli interventi di arte contemporanea che hanno caratterizzato la prima edizione di AMA, offrendo un’occasione per leggere la città attraverso le sue trasformazioni e le sue stratificazioni culturali.
L’intero programma di Aspettando AMA 2027 dimostra come l’idea di rigenerazione urbana possa andare oltre il recupero degli edifici e la riqualificazione degli spazi. Laboratori per bambini, fotografia, letteratura, street art, mostre e itinerari culturali diventano strumenti complementari di un unico progetto, nel quale la partecipazione dei cittadini assume un ruolo centrale.
La scelta di coinvolgere scuole, istituzioni, artisti e realtà culturali del territorio risponde alla volontà di costruire una manifestazione capace di lasciare tracce durature nella vita cittadina. Non soltanto opere da osservare o eventi ai quali assistere, ma occasioni per sviluppare una maggiore consapevolezza della storia e delle potenzialità di Maddaloni.
Con la Biennale AMA 2027, in programma dal 14 al 30 maggio, questa visione sarà ulteriormente approfondita attraverso il tema “La cura della città / La città che cura”. Una riflessione che pone al centro il rapporto reciproco tra persone e ambiente urbano, immaginando la cultura come una forma di attenzione verso il patrimonio comune, le relazioni sociali e le generazioni future.
Da questo punto di vista, l’opera MUTA di Bifido rappresenta un’immagine particolarmente significativa: così come il bambino raffigurato nel murales attraversa un processo di cambiamento senza perdere la propria identità, anche Maddaloni si prepara a vivere una nuova fase della sua storia, nella quale innovazione e memoria possono convivere.
Aspettando AMA 2027 diventa dunque molto più di un calendario di iniziative culturali. È un invito a riscoprire Maddaloni, a riconoscere il valore dei suoi luoghi e a partecipare alla costruzione di un futuro nel quale arte, architettura e cultura possano contribuire concretamente alla rinascita urbana e sociale della città.
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(foto di Sergio Siano fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)








