Dalla green economy alle scienze del servizio sociale, dalla formazione degli insegnanti alle nuove sfide dell’intelligenza artificiale, con un obiettivo comune: mettere l’università e l’alta formazione al servizio del benessere delle persone e dello sviluppo sostenibile del Paese. È questo il messaggio centrale dell’inaugurazione del 125° anno accademico dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, celebrata alla presenza del presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana.
Una giornata di grande rilievo istituzionale e culturale per la più antica libera università italiana, che ha scelto di celebrare i suoi 125 anni di storia guardando soprattutto alle responsabilità del mondo accademico nei confronti delle nuove generazioni. Al centro della cerimonia, la convinzione che la conoscenza non possa rimanere confinata nelle aule universitarie, ma debba trasformarsi in uno strumento concreto di crescita individuale, inclusione sociale, innovazione e tutela dell’ambiente.
A delineare questa visione è stato il rettore Lucio d’Alessandro, protagonista di una prolusione dedicata al benessere degli studenti e al contributo che l’università può offrire alla costruzione di una società più equa e sostenibile.
«Al Suor Orsola non ci limitiamo a studiare il benessere come categoria teorica, ma lo traduciamo in prassi, in percorsi di studio che formano i professionisti del domani, chiamati a tessere e rammendare il tessuto sociale», ha sottolineato il rettore, indicando nella formazione universitaria uno dei principali strumenti per affrontare le fragilità e le trasformazioni della società contemporanea.
Il concetto di benessere diventa così il filo conduttore di un modello educativo che non si limita alla preparazione professionale, ma punta a sviluppare competenze capaci di incidere positivamente sulla qualità della vita delle comunità. Un approccio che trova applicazione in diversi ambiti disciplinari, dalle professioni sociali all’economia sostenibile, dall’educazione alla gestione delle nuove tecnologie.
Un ruolo fondamentale viene attribuito alle Scienze del servizio sociale, chiamate a rispondere alle crescenti esigenze di inclusione e protezione delle persone più vulnerabili. In un contesto caratterizzato da trasformazioni demografiche, nuove disuguaglianze e bisogni sociali sempre più complessi, la preparazione di professionisti qualificati rappresenta una risorsa essenziale per il futuro del sistema di welfare.
Secondo Lucio d’Alessandro, questi percorsi formativi devono preparare operatori capaci di riconoscere le situazioni di fragilità, promuovere l’inclusione e tradurre l’empatia in interventi concreti di giustizia ed equità sociale. L’università assume quindi una funzione che supera la semplice trasmissione delle conoscenze, diventando un luogo nel quale sviluppare sensibilità, responsabilità e strumenti operativi per affrontare i problemi della collettività.
Accanto alla dimensione sociale, emerge con forza il tema della green economy, considerata un elemento imprescindibile per garantire il benessere delle generazioni presenti e future. La sostenibilità ambientale non viene interpretata come un settore isolato dell’economia, ma come una prospettiva trasversale destinata a influenzare profondamente il mondo del lavoro, le politiche di sviluppo e le scelte delle imprese.
«Non può esserci qualità della vita senza un ambiente sano e modelli di sviluppo rispettosi del pianeta», ha evidenziato il rettore, rivendicando il ruolo pionieristico del Suor Orsola nella formazione legata alla green economy.
L’obiettivo è preparare una nuova generazione di manager ed economisti in grado di coniugare prosperità economica e sostenibilità ecologica, superando l’idea che crescita e tutela dell’ambiente debbano necessariamente rappresentare esigenze contrapposte. Una sfida che richiede competenze interdisciplinari e una visione dello sviluppo capace di considerare anche gli effetti sociali e ambientali delle decisioni economiche.
Il principio della cura attraversa l’intera identità formativa dell’Ateneo napoletano e trova una delle sue espressioni più significative negli storici percorsi di Scienze dell’Educazione e Scienze della Formazione primaria, da sempre punti di riferimento della tradizione pedagogica del Suor Orsola.
A ricordarne il valore è stato anche il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che ha richiamato l’importanza di questi corsi di laurea come pilastri dell’eccellenza del sistema accademico campano. La formazione degli educatori e degli insegnanti rappresenta infatti una componente decisiva della crescita culturale e civile del territorio, perché contribuisce a costruire le competenze, i valori e le opportunità delle generazioni future.
Proprio il ruolo educativo dell’università è stato al centro dell’intervento del presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha richiamato l’attenzione sul valore della pace e sulla responsabilità degli insegnanti in una fase storica segnata da conflitti e contrapposizioni.
«In un mondo come quello attuale», ha osservato Fontana, il ruolo dell’università e degli insegnanti è fondamentale perché possono trasmettere il valore della pace e aiutare a comprendere le conseguenze delle guerre, soprattutto sulle fasce più deboli della società.
Un messaggio che amplia ulteriormente il significato del benessere, collegandolo alla convivenza civile, alla capacità di dialogo e alla costruzione di una cultura del rispetto reciproco. L’università, in questa prospettiva, non è soltanto un luogo di specializzazione professionale, ma anche uno spazio nel quale maturano consapevolezza democratica e responsabilità collettiva.
La necessità di affrontare la complessità contemporanea è stata approfondita anche dalla prorettrice Paola Giordano, alla quale è stata affidata la lectio inauguralis dell’anno accademico 2026-2027.
Al centro della sua riflessione, l’importanza del dialogo tra discipline differenti per comprendere e governare i cambiamenti della società. Un’impostazione particolarmente significativa nell’epoca dell’intelligenza artificiale, quando le innovazioni tecnologiche impongono interrogativi che coinvolgono contemporaneamente il diritto, l’etica, la matematica, l’ingegneria e le scienze umane.
«Bisogna governare la complessità e anche tutelarla», ha spiegato Paola Giordano, sottolineando come l’università debba rappresentare il luogo privilegiato dell’incontro tra i saperi.
Al Suor Orsola, questa impostazione si traduce in un confronto nel quale il giurista dialoga con l’ingegnere per comprendere il funzionamento degli algoritmi, mentre il letterato si confronta con il matematico per affrontare le implicazioni dell’intelligenza artificiale. Un modello interdisciplinare che punta a formare professionisti capaci non soltanto di utilizzare le nuove tecnologie, ma anche di interpretarne gli effetti sulla società.
Il benessere universitario, tuttavia, non riguarda esclusivamente gli studenti e i percorsi didattici. Un’altra componente fondamentale è rappresentata dalla qualità dell’organizzazione amministrativa e dalle condizioni di lavoro del personale che contribuisce quotidianamente al funzionamento dell’Ateneo.
Su questo aspetto si è concentrato l’intervento di Mariarosaria Matino, dirigente della Ripartizione Affari generali e Risorse umane, che ha illustrato l’impegno dell’università nella costruzione di percorsi formativi personalizzati per il personale tecnico-amministrativo.
La formazione continua, secondo Matino, non può essere considerata un semplice adempimento burocratico. Deve invece diventare un’opportunità concreta di crescita professionale e personale, capace di accompagnare le transizioni digitali e amministrative e, contemporaneamente, rafforzare le competenze relazionali e di leadership.
Da questa impostazione nasce la scelta di sviluppare programmi formativi costruiti sulle effettive esigenze dei lavoratori, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza dell’organizzazione e favorire un ambiente universitario attento al benessere delle persone.
Un’attenzione particolare è stata dedicata anche al rapporto tra università e mondo del lavoro, tema strategico per un sistema formativo chiamato a offrire ai giovani opportunità professionali concrete e strumenti adeguati per affrontare un mercato occupazionale in continua evoluzione.
Tra gli interventi più apprezzati della cerimonia figura quello di Antonio Zeuli, ex studente del corso di laurea in Giurisprudenza del Suor Orsola e oggi funzionario dell’area giuridica della Banca d’Italia.
Attraverso la propria esperienza, Zeuli ha ricostruito il valore del modello di formazione sul campo sviluppato dall’Ateneo napoletano, evidenziando l’importanza di un percorso universitario capace di integrare preparazione teorica, competenze applicative e conoscenza delle dinamiche professionali.
Un modello che, secondo quanto sottolineato nel corso della cerimonia, trova riconoscimento anche nei risultati ottenuti dall’Università Suor Orsola Benincasa nelle classifiche dedicate ai livelli occupazionali dei laureati italiani.
La testimonianza di un ex studente oggi impegnato in una delle principali istituzioni economiche del Paese ha rappresentato un esempio concreto del collegamento tra qualità della formazione e possibilità di inserimento professionale.
Il filo conduttore dell’inaugurazione del 125° anno accademico è dunque una visione dell’alta formazione come investimento sul futuro collettivo. Dalla tutela dell’ambiente all’inclusione sociale, dalla preparazione degli insegnanti allo sviluppo delle competenze digitali, ogni ambito viene ricondotto alla responsabilità dell’università di contribuire al progresso della società.
La ricorrenza assume un significato ancora più profondo considerando la lunga storia dell’istituzione napoletana, che nel 2026 celebra anche i 445 anni dalla fondazione della sua sede monumentale, risalente al 1581. Un patrimonio culturale e formativo che continua a confrontarsi con le sfide della contemporaneità, mantenendo Napoli al centro di un percorso di innovazione e crescita.
L’inaugurazione dell’anno accademico 2026-2027 ha così offerto l’occasione per ribadire che il futuro dell’università non si misura soltanto attraverso i risultati della ricerca e le prospettive occupazionali dei laureati, ma anche nella sua capacità di formare cittadini consapevoli e professionisti responsabili.
Per il Suor Orsola Benincasa, il benessere del Paese passa dalla qualità dell’istruzione, dalla sostenibilità dello sviluppo economico, dall’attenzione alle fragilità sociali e dalla costruzione di una cultura fondata sul dialogo. Una visione che, a 125 anni dalla nascita dell’Ateneo, rinnova il ruolo della formazione universitaria come motore di progresso per Napoli, il Mezzogiorno e l’intera Italia.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)


