Tra il 2020 e il 2024 in Italia sono stati registrati 605 femminicidi, una media di oltre 150 donne uccise ogni anno. Un dato allarmante che rivela come nel 54% dei casi l’autore dell’omicidio sia il partner o l’ex partner della vittima. È quanto emerge dal Quarto Rapporto sulla criminalità nelle aree metropolitane, dal titolo Criminalità e sicurezza a Napoli. Vite insicure: forme di violenza sulle donne, curato da Giacomo Di Gennaro, docente della Federico II, e da Riccardo Marselli dell’Università Parthenope. Il documento, frutto di un’indagine quanti-qualitativa condotta nell’ambito del Master in Criminologia e Diritto Penale, è stato presentato nell’Aula Magna Storica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, in presenza di numerose autorità accademiche, istituzionali e giudiziarie.
All’evento hanno preso parte, tra gli altri, la Prorettrice Angela Zampella, il professore emerito Giuseppe Acocella, vice presidente dell’Istituto S. Pio V di Roma, che ha sostenuto il lavoro di ricerca, il vicedirettore del Dipartimento di Scienze Politiche Giancarlo Ragozzini, la Prorettrice dell’Università di Trento Barbara Poggio, il Procuratore aggiunto di Napoli Raffaello Falcone e la storica Simona Feci dell’Università Orientale di Napoli.
Il Rapporto, che si chiude con questa quarta edizione, ha rappresentato per oltre un decennio un punto di riferimento per l’analisi della criminalità urbana in Italia. Napoli, in questa sede, è stata utilizzata come caso emblematico per comprendere le dinamiche nazionali, superando stereotipi e rappresentazioni distorte. Secondo quanto illustrato da Di Gennaro, lo studio prende in considerazione anche l’andamento dei fenomeni criminali dal 2004 al 2023, evidenziando un incremento delle devianze minorili e una crescente incidenza dei reati predatori nelle metropoli, come Torino, Milano, Roma e Napoli, dove i reati digitali, le truffe online, le frodi agli anziani e lo spaccio di droga mostrano un andamento in forte crescita.
Ma è la violenza contro le donne il focus di questa edizione. Una violenza che, secondo i relatori, rappresenta ancora un’espressione profonda della cultura patriarcale e del controllo sistemico esercitato dagli uomini sulle donne, privandole della dignità e dell’autonomia. “La violenza economica è la forma che più limita l’empowerment femminile”, ha dichiarato l’onorevole Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare sul femminicidio. “Per questo – ha aggiunto – è fondamentale sostenere misure strutturali come il reddito di libertà, il microcredito di aiuto e altri strumenti di emancipazione su cui stiamo lavorando”.
I numeri che arrivano dalla Procura di Napoli sono altrettanto inquietanti: solo tra il 2023 e il 2024, sono stati iscritti oltre 5.400 procedimenti per reati legati a stalking, maltrattamenti, sexting non consensuale e misure cautelari. Il procuratore aggiunto Raffaello Falcone, responsabile della Sezione sulle Indagini per violenza di genere, ha evidenziato l’urgenza di rafforzare l’organico della giustizia per contrastare un fenomeno “trasversale ai ceti e alle classi sociali”, ricordando come la violenza affettiva sia spesso invisibile e radicata nei contesti più insospettabili.
Un ulteriore elemento di preoccupazione è rappresentato dalla diffusione del linguaggio d’odio online. Secondo Barbara Poggio, si è ormai affermata una “riarticolazione digitale del patriarcato”, alimentata da forum e community che veicolano contenuti misogini e antifemministi, promuovendo una cultura del vittimismo maschilista che addossa alle donne la responsabilità dei disagi maschili.
Simona Feci, infine, ha sottolineato l’importanza di una condivisione metodologica delle fonti, osservando come la sopraffazione abbia assunto forme nuove ma continui ad affondare le radici in un contesto culturale che riproduce la disuguaglianza di genere.
Al termine dell’incontro, il prefetto Filippo Dispenza ha consegnato le pergamene alle studentesse e agli studenti del Master in Criminologia e diritto penale, riconoscendo l’importanza formativa del percorso per l’analisi e la prevenzione delle dinamiche criminali urbane.
Il Quarto Rapporto sulla criminalità nelle aree metropolitane rappresenta quindi un punto di arrivo ma anche un nuovo inizio per rafforzare gli strumenti di analisi, prevenzione e contrasto, con l’obiettivo di costruire una società più giusta e sicura, in cui la dignità delle donne sia finalmente tutelata come bene collettivo.
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