Nelle ultime ore, tra la notte dell’11 e la mattina del 12 gennaio 2026, la crisi iraniana ha conosciuto una nuova, drammatica escalation. Le proteste contro il regime non si sono arrestate e, anzi, hanno assunto un carattere sempre più radicale, mentre la risposta delle forze di sicurezza è stata descritta come particolarmente violenta e indiscriminata. Secondo quanto riferito da Repubblica.it, le manifestazioni hanno interessato decine di città, da Teheran a Mashhad, da Isfahan a Shiraz, con scontri protratti per tutta la notte.
A Teheran, come raccontano le cronache di Sky TG24, si sono uditi spari in diversi quartieri residenziali, mentre reparti delle forze speciali e milizie Basij sono intervenuti per disperdere i cortei. Testimonianze raccolte dai media internazionali parlano di blackout elettrici intermittenti e di un blocco quasi totale di internet, una strategia che – come riferito da RaiNews – il regime utilizza per impedire il coordinamento dei manifestanti e la diffusione di immagini all’estero.
Il bilancio delle vittime resta uno degli aspetti più oscuri e inquietanti della notte appena trascorsa. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, fonti ospedaliere e racconti di familiari parlano di centinaia di morti, con obitori al collasso e file di sacchi neri all’esterno delle strutture sanitarie. Le autorità iraniane continuano a non fornire cifre ufficiali, limitandosi a parlare di “disordini” e di “gruppi armati infiltrati”, ma le organizzazioni per i diritti umani, citate da più testate internazionali, stimano un numero di vittime in costante aumento.
All’alba del 12 gennaio la tensione non accenna a diminuire. Come segnala Il Sole 24 Ore – Radiocor, in molte città scuole e università sono rimaste chiuse, i negozi non hanno riaperto e i trasporti pubblici funzionano a singhiozzo. Proseguono i rastrellamenti mirati, soprattutto nei confronti di studenti, attivisti e dipendenti pubblici. Le proteste, nate inizialmente per ragioni economiche legate all’inflazione e al caro vita, si sono ormai trasformate – secondo l’analisi di Repubblica.it – in una contestazione frontale del sistema politico e religioso della Repubblica islamica.
In mattinata arriva un nuovo intervento della Guida Suprema Ali Khamenei, che respinge ogni ipotesi di apertura e attribuisce la responsabilità delle proteste a una presunta regia straniera. Come riporta RaiNews, Khamenei ha invitato gli Stati Uniti a “occuparsi dei propri problemi”, rispondendo indirettamente alle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump. Nelle stesse ore, secondo quanto riferito dalla Reuters, Trump ha parlato di “opzioni molto forti” sul tavolo contro Teheran, senza chiarire se di natura militare, economica o tecnologica.
La replica iraniana è immediata. Come riporta Repubblica, Teheran avverte che qualsiasi intervento esterno sarà considerato un atto ostile, con possibili conseguenze regionali. Intanto, nelle sedi diplomatiche europee e alle Nazioni Unite cresce l’allarme: secondo fonti Onu citate da diverse agenzie, la situazione rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza umanitaria, mentre Cina e Russia invitano alla non interferenza negli affari interni iraniani.
Il quadro che emerge dalle ultime ore è quello di un Paese isolato, attraversato da una frattura profonda tra società e potere. Le proteste continuano nonostante il prezzo altissimo pagato in vite umane e il regime sembra deciso a non arretrare. Secondo l’interpretazione condivisa da più osservatori internazionali, le prossime 24–72 ore saranno decisive per capire se l’Iran imboccherà la strada di un’ulteriore escalation repressiva o se, sotto la pressione interna e internazionale, potrà aprirsi uno spiraglio politico finora negato.
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