Napoli rafforza il proprio impegno nel campo della giustizia riparativa con il Centro istituito dal Comune per il Distretto della Corte d’Appello, una struttura pensata per creare uno spazio di ascolto e confronto tra chi ha subito un reato e chi è indicato come autore. Il Centro di Giustizia Riparativa di Napoli, già operativo da alcuni mesi nella sede di vico Santa Margherita a Fonseca, è stato presentato ufficialmente nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, alla presenza dei rappresentanti dell’amministrazione comunale, della magistratura e delle realtà impegnate nella gestione del servizio.
All’incontro sono intervenuti il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l’assessora alle Politiche sociali, Giovanili e al Lavoro Chiara Marciani, Gemma Tuccillo, già Capo Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, e Carmela Grimaldi, referente dell’associazione Tarita, che insieme alla Fondazione Don Calabria gestisce le attività del Centro attraverso una convenzione con il Comune. È intervenuta anche Maria Rosaria Covelli, presidente della Corte d’Appello di Napoli, che ha sottolineato il valore culturale, oltre che giudiziario, del nuovo modello.
Il Centro nasce nell’ambito dell’attuazione della Riforma Cartabia, che ha dato alla giustizia riparativa una cornice organica all’interno dell’ordinamento italiano. Il Ministero della Giustizia indica ufficialmente la struttura napoletana tra i Centri per la giustizia riparativa del Distretto della Corte d’Appello di Napoli: è stata istituita dal Comune il 26 marzo 2026 e ha sede al civico 19 di vico Santa Margherita a Fonseca.
Alla base del progetto c’è un principio che punta ad andare oltre la sola dimensione punitiva della risposta al reato. La giustizia riparativa non sostituisce il procedimento penale e non cancella le responsabilità individuali, ma può affiancare il percorso giudiziario offrendo alle persone coinvolte la possibilità di affrontare le conseguenze umane e sociali prodotte dal fatto criminoso.
Attraverso l’intervento di mediatori qualificati e imparziali, vittime e persone indicate come autori del reato possono essere accompagnate in un percorso volontario fondato sull’ascolto, sul dialogo e sul riconoscimento delle conseguenze delle proprie azioni. L’obiettivo è provare a ricomporre, quando possibile, il conflitto generato dal reato, favorendo contemporaneamente la responsabilizzazione dell’autore e dando alla vittima uno spazio nel quale poter esprimere il proprio vissuto e i propri bisogni.
La struttura prende in carico i casi segnalati dall’Autorità giudiziaria e può intervenire anche nelle situazioni che coinvolgono minorenni. Proprio l’attenzione alla fascia più giovane della popolazione rappresenta uno degli aspetti sui quali l’amministrazione comunale punta maggiormente, considerando la giustizia riparativa anche come uno strumento capace di produrre effetti sul terreno della prevenzione e della responsabilizzazione.
A pochi mesi dall’avvio delle attività sono già 22 i casi presi in carico dal Centro napoletano, un primo dato che, secondo l’amministrazione, conferma l’esistenza di una domanda concreta di percorsi capaci di affiancare alla risposta giudiziaria tradizionale una gestione diversa del conflitto.
Il sindaco Gaetano Manfredi ha evidenziato proprio questa funzione, spiegando che il Centro vuole contribuire a ridurre la distanza e il conflitto tra chi ha commesso un reato e chi ne ha subito le conseguenze. Il primo cittadino ha ricordato anche il ruolo attribuito ai Comuni nell’istituzione e nel sostegno di queste strutture e il percorso compiuto a Napoli attraverso il coinvolgimento di magistratura, associazioni e avvocatura.
Secondo Manfredi, quello realizzato nel capoluogo campano rappresenta uno dei primi Centri di questo tipo istituiti in Italia nell’ambito del nuovo quadro normativo e può fornire un contributo significativo alla gestione e alla risoluzione negoziata delle situazioni conflittuali. Il numero dei procedimenti già affidati alla struttura viene considerato un primo segnale dell’interesse verso questo modello e della possibilità di svilupparlo ulteriormente.
Anche l’assessora Chiara Marciani ha richiamato l’attenzione sui risultati raggiunti nei primi mesi di attività. I 22 casi già presi in carico rappresentano per l’amministrazione comunale il punto di partenza di un percorso più ampio attraverso il quale Napoli intende contribuire concretamente all’attuazione della riforma della giustizia.
Il principio, secondo Marciani, è che persino episodi particolarmente gravi non trovino necessariamente nella sola applicazione della pena una risposta capace di intervenire su tutte le conseguenze prodotte dal reato. La commissione di un illecito può infatti lasciare ferite personali, familiari e sociali che la dimensione esclusivamente sanzionatoria non sempre riesce ad affrontare.
Da qui la volontà di promuovere, attraverso il Centro ospitato in un immobile comunale, anche percorsi di formazione destinati a nuovi mediatori e di lavorare all’apertura di sedi distaccate. L’obiettivo è aumentare progressivamente la capacità della struttura di accogliere nuovi casi e rendere il servizio maggiormente accessibile sul territorio del Distretto.
Particolare attenzione viene riservata ai procedimenti che coinvolgono i minorenni. In questo ambito la mediazione e la responsabilizzazione possono assumere anche una funzione preventiva, offrendo ai giovani coinvolti in vicende giudiziarie un’occasione per comprendere più profondamente le conseguenze delle proprie azioni e confrontarsi con il danno provocato.
Il significato del nuovo modello è stato approfondito dalla presidente della Corte d’Appello di Napoli Maria Rosaria Covelli, che ha chiarito come il percorso di giustizia riparativa non costituisca un’alternativa al processo penale. I due percorsi possono invece procedere parallelamente e l’accesso alla giustizia riparativa può avvenire in differenti momenti, dalle indagini preliminari fino alla fase di esecuzione della pena.
Per Covelli, si tratta soprattutto di un cambiamento culturale: creare uno spazio nel quale la vittima e la persona indicata come autore possano incontrarsi significa affrontare il conflitto generato dal reato anche attraverso strumenti diversi da quelli strettamente processuali. Un percorso che deve restare volontario, libero e gratuito e che viene condotto con l’assistenza di una figura terza, qualificata e imparziale come il mediatore.
Al centro resta dunque la persona. Non si tratta di mettere in discussione il ruolo della giustizia penale o il principio di responsabilità, ma di riconoscere che dietro ogni reato esiste anche una frattura che può riguardare individui, famiglie e comunità. La giustizia riparativa cerca di intervenire proprio su questa frattura, costruendo, quando esistono le condizioni e la disponibilità delle parti, un percorso di confronto e responsabilizzazione.
La scelta del Comune di Napoli di promuovere il Centro assume quindi una dimensione che supera quella della semplice attivazione di un nuovo servizio. È un tentativo di portare sul territorio una concezione della giustizia nella quale alla necessaria risposta dello Stato nei confronti del reato si affianca l’attenzione per le relazioni spezzate e per le conseguenze prodotte sulle persone.
Con la struttura di vico Santa Margherita a Fonseca, Napoli entra così nella fase concreta di applicazione della giustizia riparativa prevista dalla Riforma Cartabia. I primi 22 casi rappresentano l’avvio di un percorso che l’amministrazione punta ad ampliare attraverso la formazione di nuovi mediatori, il coinvolgimento delle realtà del Terzo Settore e la possibile attivazione di ulteriori sedi.
La sfida sarà verificare nel tempo quanto questi strumenti riescano a incidere sui conflitti generati dai reati e, soprattutto nei procedimenti che riguardano i più giovani, quanto possano contribuire alla prevenzione di nuovi comportamenti devianti. Il principio che guida l’esperienza napoletana resta quello indicato durante la presentazione a Palazzo San Giacomo: non fermarsi alla sola pena, ma provare, laddove possibile, a costruire responsabilità, ascolto e occasioni concrete di ricomposizione.
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Centri per la giustizia riparativa – Ministero della Giustizia
(video e foto da Ufficio stampa Comune di Napoli)










