Un dialogo ideale, profondo e senza tempo tra Dmitrij Šostakovič e Ludwig van Beethoven prende forma a Napoli grazie al Quartetto Noûs, protagonista di uno dei concerti più significativi della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti. Giovedì 22 gennaio, alle ore 20.30, lo storico Teatro Sannazaro accoglie un programma che mette in relazione due pilastri assoluti della musica per quartetto d’archi, accomunati da una stessa urgenza espressiva e da una concezione del linguaggio musicale come spazio di verità.
Fondato nel 2011, il Quartetto Noûs – formato da Sofia Manvati e Alberto Franchin ai violini, Sara Dambruoso alla viola e Riccardo Baldizzi al violoncello – si è rapidamente imposto come una delle realtà più autorevoli del panorama cameristico italiano ed europeo. Il suo percorso artistico, segnato da rigore interpretativo, coesione timbrica e forte presenza scenica, è stato riconosciuto con premi prestigiosi come il Premio Piero Farulli nell’ambito del Premio della Critica Musicale Franco Abbiati e il Premio Arthur Rubinstein – Una vita nella Musica del Teatro La Fenice.
Come sottolinea Tommaso Rossi, direttore artistico della Scarlatti, il valore dell’ensemble risiede nella capacità di attraversare epoche e linguaggi diversi, dal classicismo alle avanguardie del Novecento, mantenendo sempre una tensione interpretativa alta e consapevole. Una qualità che emerge con forza nel programma napoletano, costruito come un confronto a distanza tra due mondi storicamente lontani ma sorprendentemente affini.
Il concerto si apre con il Quartetto per archi n. 10 in La bemolle maggiore op. 118 di Dmitrij Šostakovič, composto nel 1964, in una fase segnata da inquietudini personali e pressioni politiche. Nei quartetti, meno esposti al controllo ideologico del regime sovietico, Šostakovič trovò una vera “zona franca” espressiva: uno spazio intimo, antiretorico, spesso attraversato da una tragica ironia e da una memoria dolorosa. L’op. 118 ne è un esempio emblematico, con una scrittura densa, tesa, capace di alternare violenza e raccoglimento, sarcasmo e lirismo sommesso.
Nella seconda parte, il dialogo ideale si sposta sull’ultimo Beethoven, con il Quartetto per archi n. 13 in Si bemolle maggiore op. 130 e la celeberrima Grande Fuga op. 133, tra le pagine più radicali e visionarie dell’intera storia della musica. Negli ultimi anni della sua vita, Ludwig van Beethoven si ritira progressivamente dalla dimensione pubblica e spettacolare delle sinfonie per esplorare, nel quartetto d’archi, l’essenza più profonda del linguaggio musicale. Le forme tradizionali vengono frantumate, la logica tematica spinta fino al limite, in una ricerca che anticipa la modernità e mette in crisi l’ascoltatore stesso.
È proprio in questa tensione estrema che il programma rivela il suo senso più profondo. Per entrambi i compositori, il quartetto d’archi diventa un laboratorio di sperimentazione e un luogo di verità, una risposta personale alle inquietudini del proprio tempo. Un dialogo che non è imitazione né continuità storica, ma affinità spirituale: due linguaggi lontani, accomunati dalla necessità di dire l’indicibile, senza compromessi.
Il concerto del Quartetto Noûs si inserisce così perfettamente nella tradizione della Associazione Alessandro Scarlatti, da sempre attenta a coniugare alta qualità artistica e profondità culturale, offrendo al pubblico napoletano non solo esecuzioni di livello, ma vere esperienze di ascolto e riflessione.
Biglietti da 12 a 30 euro, con riduzioni per under 30, studenti dei Conservatori ed enti convenzionati.
Informazioni e prevendite: associazionescarlatti.it
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(foto fornita dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
