L’International Coffee Forum 2026 si chiude a Napoli con oltre 3.000 presenze e un risultato che raddoppia le 1.500 registrate nella prima edizione. Una crescita che accompagna il consolidamento della manifestazione come occasione di confronto per la filiera del caffè, dalle coltivazioni ai mercati internazionali, dalle macchine professionali alle abitudini dei consumatori. Il 1° e il 2 ottobre, il Palazzo dell’Immacolatella Vecchia, sul Molo Angioino, ha accolto imprese, professionisti, esperti e studenti in una sede legata alla storia commerciale della città e alla diffusione di una bevanda diventata parte della sua identità. Date e sede della seconda edizione sono riportate anche sul sito ufficiale della manifestazione. internationalcoffeeforum.com
Secondo il bilancio conclusivo degli organizzatori, sono stati oltre venti gli appuntamenti della due giorni, tra panel, showcase, masterclass, presentazioni editoriali e spettacoli. Il Forum, svoltosi con il patrocinio del Comune di Napoli e dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e con l’ospitalità dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, ha intrecciato il dibattito economico con la formazione e la cultura, in coincidenza con la Giornata Internazionale del Caffè.
Tra i momenti più significativi della giornata conclusiva c’è stato l’incontro di María Ysabel Balbuena con gli studenti delle scuole del territorio. Madrina della manifestazione, fondatrice e presidente di ADOMUCA, ha raccontato l’esperienza dell’associazione che nella Repubblica Dominicana ha accompagnato le coltivatrici di caffè verso la proprietà della terra, l’autonomia economica e la partecipazione alle decisioni. La sua testimonianza ha portato al centro del Forum il lavoro delle donne nei Paesi produttori, mostrando quanto la storia di una tazzina cominci lontano dal banco del bar.
Accolta da un lungo applauso dei giovani presenti, Balbuena ha firmato e donato alla manifestazione una bandiera dominicana prima della partenza. Il giorno precedente aveva inaugurato il Forum e ricevuto un Award speciale per il contributo alla valorizzazione e alla promozione delle donne lungo tutta la filiera del caffè. Un riconoscimento che ha dato spazio al rapporto tra qualità del prodotto, condizioni di lavoro e possibilità di crescita delle comunità agricole.
Il confronto professionale si è sviluppato attraverso sei panel congressuali, moderati dal direttore di Horeca News, Fabio Russo, con oltre ventiquattro relatori. Export, mercati globali, qualità, certificazione, consumo domestico, salute e sostenibilità hanno composto un’agenda ampia, capace di mettere in relazione le diverse attività del settore. Al dibattito hanno partecipato, tra gli altri, Enrico Vergnano, Mario Rubino di Kimbo, Andrea Zocchi di Caffitaly, Nicola Mastromartino di Caffè Motta e Ciro Lollo di Lollo Caffè.
Una particolare attenzione è stata riservata al bar, inteso come luogo di consumo e di relazione con il pubblico. Alessandro Borea, presidente dell’Istituto Espresso Italiano, ha presentato il report “Il Bar Ideale”: secondo i dati illustrati, oltre la metà degli italiani consuma caffè al bar due o tre volte alla settimana e il 58% sceglie il banco. Numeri che richiamano il valore sociale dell’espresso e il ruolo di chi lo prepara, chiamato a unire competenza tecnica, accoglienza e capacità di raccontare il prodotto.
La formazione ha trovato spazio anche nelle attività pratiche. Lo storico del caffè Guglielmo Campajola e il performer Gianni Cocco hanno proposto gli showcase “L’Italia in un caffè”, reinterpretando otto preparazioni legate ad altrettante città italiane. Un percorso attraverso modi differenti di vivere la stessa bevanda, nel quale le tradizioni locali sono diventate occasione di scoperta e confronto.
La campionessa mondiale di Latte Art Carmen Clemente ha invece condotto cinque masterclass, una delle quali offerta a sorpresa agli studenti arrivati nella seconda giornata. Il lavoro sulla preparazione e sulla presentazione del caffè ha così affiancato il dibattito sul futuro del settore, dando ai giovani la possibilità di osservare da vicino competenze e professionalità che contribuiscono alla qualità del servizio.
Il programma editoriale ha proposto “Dietro al banco: il metodo Gianni Cocco” e “Liberi di diventare”, quest’ultimo di Mauro Cipolla e Igles Corelli, con il contributo del dottor Mauro Mario Mariani. Le presentazioni hanno ampliato il racconto della manifestazione, affiancando agli incontri tra imprese uno spazio dedicato alle esperienze professionali e alla divulgazione.
Anche la musica e lo spettacolo hanno accompagnato l’International Coffee Forum 2026. L’omaggio a Pino Daniele, attraverso ’Na tazzulella ’e cafè, è stato affidato a Stani Roggiero e ai Bottari della Cantica Popolare, riportando al centro il legame tra caffè e immaginario napoletano. Il tango al tramonto sulle note di El último café, con la coreografia di Francesco Somma, ha aggiunto un’altra prospettiva culturale al programma, mentre Antonio Carluccio ha reinterpretato il Café Chantant attraverso blues, soul e jazz. Maurizio Caso Panza ha infine proposto la lettura dei fondi di caffè, richiamando una dimensione popolare e simbolica della bevanda.
Quattordici gli ICF Award 2026, consegnati tra la conferenza stampa di presentazione e la serata finale. Oltre a María Ysabel Balbuena, sono stati premiati il Gran Caffè Gambrinus, Caffè Moreno alla memoria del fondatore Ferdinando Percuoco, e Michele Pepe di Cilentum Dessert per il “PanCaffè”. Riconoscimenti sono andati anche a Lollo Caffè e Caffè Motta, nei rispettivi venticinquennali, a Brita per i sessant’anni e a Cronache di Napoli / Cronache di Caserta per i trent’anni di giornalismo.
La platea dei premiati comprende inoltre Caffitaly, Mario Rubino per Caffè Kimbo, Eliseo Cuccaro per l’accoglienza del Forum nel porto di Napoli, Stani Roggiero e i Bottari della Cantica Popolare, Francesco Somma e il CEO di Caffè Toraldo, Marco Simonetti. I riconoscimenti hanno riunito realtà produttive, protagonisti della cultura e figure che hanno contribuito alla realizzazione della manifestazione.
A dare una rappresentazione visiva della dimensione dei consumi è stata l’installazione multimediale “Coffee ’n Time!”, ideata da Big Mama con AdHub Media. Al termine del periodo considerato durante il Forum, il contatore indicava 141.617.584 tazzine in Italia e 5.666.661.779 nel mondo. I valori mostrati dall’installazione hanno restituito al pubblico l’ampiezza del mercato del caffè e la portata quotidiana di un gesto apparentemente semplice.
Per Casimiro Lieto, patron dell’iniziativa, il risultato più rilevante è stato aver trasformato Napoli in un’agorà del caffè, riunendo allo stesso tavolo coltivatori, torrefattori, esportatori, costruttori di macchine, formatori e baristi. Nelle sue considerazioni conclusive, il Forum emerge come un luogo dal quale le imprese possono guardare ai mercati internazionali partendo da una città che ha fatto dell’espresso un tratto riconoscibile della propria cultura.
Lieto ha richiamato anche l’incontro tra María Ysabel Balbuena e gli studenti, sottolineando il valore della testimonianza delle coltivatrici dominicane. La bandiera donata dalla madrina è diventata, nel suo racconto, il segno di un legame tra le piantagioni caraibiche e il porto napoletano: due estremi di una filiera che il Forum ha cercato di rendere più vicini e comprensibili.
Il tema della consapevolezza è stato ripreso da Roberto Nocera, direttore generale de La San Marco, main partner dell’evento, e presidente di UCIMAC, l’Unione Costruttori Italiani Macchine del Caffè. Per Nocera, conoscere il prodotto significa attribuirgli valore e scegliere con maggiore attenzione ciò che si beve. Nel settore delle macchine, questa visione si traduce in una responsabilità che riguarda l’intero ciclo di vita dell’apparecchiatura, dalla progettazione alla costruzione, dall’utilizzo alla gestione finale.
Qualità in tazza, innovazione e sostenibilità sono state al centro anche dell’intervento di Marco Simonetti, amministratore delegato di Toraldo, official coffee della manifestazione. Il confronto ha fatto emergere, ha osservato, temi decisivi per le aziende: tracciabilità della materia prima, crescita del consumo domestico e formazione dei baristi. Il bar conserva un ruolo centrale perché è lì che la miscela incontra il consumatore e che la cultura dell’espresso prende forma attraverso il servizio.
Per Simonetti, portare il caffè napoletano sui mercati esteri richiede un linguaggio contemporaneo, capace di raccontarne la tradizione e renderla comprensibile a pubblici diversi. Il riconoscimento ricevuto è stato dedicato a chi lavora quotidianamente nell’azienda e alla famiglia che ne ha costruito la storia.
Fulvio Di Santo, fondatore di Didiesse, official coffee pod machine del Forum, ha infine richiamato l’impegno nella diffusione della cultura della cialda e il contributo dell’industria campana al mercato nazionale. La partecipazione alla manifestazione è stata presentata come un’occasione per condividere l’attenzione alla qualità e accompagnare la crescita del settore.
Con oltre 3.000 presenze, l’International Coffee Forum 2026 consegna dunque a Napoli un bilancio fatto di partecipazione, relazioni e contenuti. Il confronto tra mercati globali e nuovi consumi si è intrecciato con la formazione, il lavoro delle donne, la cultura musicale e la responsabilità delle imprese. Attorno alla tazzina, la città ha riunito esperienze diverse e aperto una discussione sul futuro di un prodotto che appartiene alla vita quotidiana, ma coinvolge una filiera internazionale complessa.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)





