Napoli si conferma un luogo di incontro e sperimentazione artistica con La linea della materia, la mostra che, dal 31 ottobre al 14 novembre 2026, anima l’Atrio delle Trentatré, in via Luciano Armanni 16. L’esposizione, curata da Simona Di Sciullo, riunisce le opere di Iole Cilento, Luana Di Sarno ed Ellen G. nell’ambito della diciottesima edizione di Strane Coppie, la rassegna culturale che quest’anno sceglie come tema Confini. Linee e frontiere, proponendo un percorso di riflessione sulle molteplici forme del limite, dell’identità e della trasformazione.
Un appuntamento che mette al centro il rapporto tra arte contemporanea, materia e percezione, invitando il pubblico a confrontarsi con tre differenti linguaggi espressivi, accomunati dal desiderio di indagare ciò che separa e, allo stesso tempo, unisce. Pittura, fotografia, installazione, performance e disegno diventano strumenti attraverso i quali interrogare il corpo, la memoria, lo spazio e il tempo, trasformando il concetto di confine in un territorio aperto all’incontro e alla contaminazione.
L’inaugurazione è in programma sabato 31 ottobre 2026, dalle ore 17:00 alle 21:00, in uno degli spazi storici più suggestivi della città. L’Atrio delle Trentatré, caratterizzato dalla presenza del tufo e del piperno, non rappresenta soltanto la cornice dell’esposizione, ma diventa parte integrante del progetto artistico. Le tre sale ospitano ciascuna il lavoro di una delle artiste, dando vita a un dialogo tra opere, architettura e materiali che contribuisce a ridefinire continuamente la percezione dello spazio.
Il filo conduttore della mostra è il confine, interpretato non esclusivamente come limite geografico o politico, ma come condizione intima, percettiva e materiale. Una soglia, visibile o invisibile, che distingue ciò che viene mostrato da ciò che rimane nascosto, l’esperienza privata dalla costruzione dell’immagine, la dimensione corporea da quella simbolica. È proprio in questa zona di passaggio che le tre artiste sviluppano le proprie ricerche, dando forma a un’esposizione nella quale l’arte non si limita a rappresentare la realtà, ma diventa un processo di esplorazione e trasformazione.
Particolarmente significativa è la proposta artistica di Iole Cilento, che presenta un’installazione-performance nata da una pratica meditativa strettamente legata al corpo, al respiro e al gesto. Dopo La Yurta del Respiro del 2025, l’artista prosegue la propria ricerca con una nuova azione, definita una «meditazione del cuore», nella quale il movimento corporeo assume un ruolo centrale.
Una vasca colma d’acqua e inchiostro viene attraversata seguendo le quattro direzioni cardinali. Il ritmo della respirazione e il movimento del corpo intervengono direttamente sulla superficie liquida, producendo tracce instabili e irripetibili. Da questo processo nascono opere su carta e tessuto, realizzate attraverso la tecnica del suminagashi, alle quali si aggiungono progressivamente immagini capaci di raccontare il trascorrere del tempo.
Il lavoro di Iole Cilento mette così in relazione performance, pittura e meditazione, trasformando il gesto in una forma di scrittura visiva. L’acqua diventa una superficie sensibile, l’inchiostro registra il movimento e il respiro contribuisce a generare immagini che non possono essere replicate. Il rapporto tra intenzione e casualità, controllo e abbandono, rappresenta uno degli aspetti più affascinanti di questa ricerca, nella quale il confine tra corpo e materia appare continuamente attraversato e ridefinito.
Differente, ma altrettanto intensa, è l’indagine condotta da Luana Di Sarno, che utilizza la fotografia per esplorare il corpo come luogo di trasformazione e superficie di relazione. Le sue immagini nascono dall’incontro con i soggetti ritratti e restituiscono frammenti di un vissuto e di una vulnerabilità difficilmente esprimibili attraverso le parole.
Il processo creativo dell’artista parte da fondali realizzati attraverso interventi sul corpo, dal trucco all’argilla, fino all’utilizzo di superfici trasparenti o riflettenti. Questi elementi, come plexiglass e specchi, modificano la percezione del ritratto, introducendo sovrapposizioni, deformazioni e trasparenze che trasformano l’immagine fotografica.
La fotografia diventa così un linguaggio che supera la semplice rappresentazione del soggetto per assumere una dimensione installativa e pittorica. La stampa a getto d’inchiostro, accentuando la componente materica delle immagini, contribuisce ulteriormente a mettere in discussione la bidimensionalità fotografica.
Nella ricerca di Luana Di Sarno, il confine tra identità e rappresentazione perde progressivamente rigidità. Il volto e il corpo non sono elementi statici, ma superfici sulle quali si depositano esperienze, emozioni e trasformazioni. L’immagine finale è il risultato di un processo nel quale il soggetto ritratto e l’intervento dell’artista partecipano alla costruzione di una nuova realtà visiva.
A completare il percorso espositivo è Ellen G., la cui pratica artistica prende forma attraverso l’accostamento e la ricomposizione di frammenti provenienti da universi differenti: storia dell’arte, natura e immaginario personale. Elemento caratteristico della sua ricerca è l’utilizzo dei papier collés, che vengono decontestualizzati e riorganizzati in nuove configurazioni, pur conservando la loro riconoscibilità originaria.
Questo procedimento crea una tensione continua tra unità e molteplicità, tra ciò che appartiene a un insieme e ciò che mantiene una propria autonomia. Una riflessione che trova una significativa espressione nell’installazione Quel che resta del giorno del 2013, composta da 65 elementi in terracotta, modellati a mano e colorati a ingobbio.
Gli elementi, disposti secondo una struttura circolare assimilabile a un sistema labirintico, costruiscono una forma che cambia in relazione alla distanza e al punto di osservazione dello spettatore. La percezione dell’opera non è quindi univoca, ma dipende dalla posizione di chi guarda e dal rapporto che si stabilisce con lo spazio circostante.
Attraverso la materia, la forma e la disposizione degli elementi, Ellen G. sviluppa un sistema fondato su equilibrio, scomposizione e coesione. Ciò che appare separato può entrare nuovamente in relazione, mentre il frammento diventa parte di una composizione più ampia, capace di suggerire nuove possibilità di lettura.
A rendere particolarmente interessante La linea della materia è proprio il confronto tra tre approcci artistici distinti, che trovano nel tema del confine un terreno comune. Acqua, inchiostro, carta, tessuto, argilla, plexiglass, terracotta e tufo non sono soltanto materiali utilizzati per realizzare le opere, ma strumenti attraverso i quali costruire un dialogo tra dimensione fisica ed esperienza interiore.
L’esposizione invita a riflettere su come ogni confine possa essere interpretato non soltanto come una separazione, ma anche come un punto di contatto. Il limite diventa uno spazio nel quale linguaggi e materiali differenti possono incontrarsi, trasformarsi e generare nuove immagini.
La mostra si inserisce nel programma di Strane Coppie 2026, in calendario dal 4 ottobre al 26 novembre 2026 tra Napoli e Milano. La diciottesima edizione, dedicata a Confini. Linee e frontiere, affronta attraverso diversi appuntamenti culturali il tema delle soglie e delle divisioni, ampliando la riflessione alle relazioni tra individui, territori, esperienze e linguaggi artistici.
La giornata inaugurale del 31 ottobre rappresenta anche un momento di incontro tra differenti forme di espressione culturale. Alle 17:30, sempre presso l’Atrio delle Trentatré, è prevista La linea della memoria, omaggio ad Anna Toscano, mentre alle 19:30 il programma prosegue con La linea del sangue, dedicato a Stephen Crane e Franz Werfel.
Gli appuntamenti contribuiscono a costruire un percorso che affianca arti visive e letteratura, offrendo al pubblico ulteriori occasioni di approfondimento sul tema dei confini e sulle molteplici possibilità di interpretarlo.
Il calendario della mostra prevede inoltre un appuntamento speciale sabato 7 novembre, dalle ore 17:00 alle 20:00, con una performance di Iole Cilento, mentre sabato 14 novembre, dalle ore 11:00 alle 21:00, è in programma il finissage, che segnerà la conclusione dell’esposizione.
Per quanto riguarda le visite, La linea della materia sarà aperta dal martedì al venerdì, dalle ore 16:00 alle 19:00, presso l’Atrio delle Trentatré, in via Luciano Armanni 16 a Napoli. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito ufficiale dell’associazione LalineaScritta, promotrice della rassegna.
Con La linea della materia, Napoli ospita dunque un progetto espositivo che trasforma il concetto di confine in un’occasione di confronto artistico e culturale. La mostra di Iole Cilento, Luana Di Sarno ed Ellen G. propone al pubblico un’esperienza nella quale il corpo incontra la materia, la fotografia dialoga con la pittura e la scultura si confronta con la memoria e con lo spazio.
Un invito a osservare l’arte contemporanea non come un territorio delimitato da categorie rigide, ma come un universo in continua evoluzione, dove ogni linea può diventare una possibilità di attraversamento e ogni confine una nuova occasione di incontro.
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