Con “NApoliforme” torna la rassegna “Parete d’artista”, ideata da Donatella Bova: sei opere di Carmine Luino reinterpretano miti, tradizioni, superstizioni e simboli di Napoli attraverso la suggestiva tecnica della carta intagliata.
Napoli è una città che si racconta attraverso immagini, simboli, leggende e tradizioni capaci di attraversare il tempo, conservando intatta la propria forza evocativa. Dal culto di San Gennaro alla sirena Partenope, dalle antiche credenze popolari ai gesti scaramantici che accompagnano la quotidianità, ogni elemento contribuisce a costruire un immaginario collettivo profondamente radicato nell’identità partenopea. È proprio questo patrimonio culturale, sospeso tra sacro e profano, memoria e contemporaneità, a diventare protagonista di “NApoliforme”, la nuova esposizione delle illustrazioni di Carmine Luino, ospitata alla MacelleGria di Fuorigrotta, in via Formisano 10, a Napoli.
La mostra rappresenta il quinto appuntamento di “Parete d’artista”, la rassegna di arte contemporanea ideata da Donatella Bova, nata con l’obiettivo di portare l’arte fuori dai tradizionali circuiti espositivi e renderla parte integrante dei luoghi della vita quotidiana. Un progetto culturale che trasforma le pareti della braceria napoletana in uno spazio espositivo dinamico, aperto alla creatività degli artisti del territorio e capace di costruire un dialogo originale tra arte, gastronomia e pubblico.
L’iniziativa parte da un’idea semplice ma significativa: l’arte non deve necessariamente trovare spazio soltanto nei musei, nelle gallerie o nei centri culturali, ma può entrare anche nei ristoranti, nei locali e nei luoghi di socialità, diventando un’occasione di incontro e scoperta. Alla MacelleGria, infatti, il piacere della convivialità si accompagna all’esperienza visiva, offrendo ai visitatori la possibilità di avvicinarsi a linguaggi artistici contemporanei in un contesto informale e accessibile.
Con “NApoliforme”, questa visione assume un significato ancora più profondo, perché il protagonista dell’esposizione è proprio l’universo simbolico di Napoli, reinterpretato da un artista che ha fatto della memoria, del territorio e della partecipazione culturale alcuni dei cardini fondamentali della propria ricerca.
Le sei opere realizzate da Carmine Luino conducono il pubblico in un viaggio attraverso alcune delle figure più rappresentative della tradizione partenopea. Compaiono San Gennaro, patrono della città e figura centrale della devozione popolare, le capuzzelle, legate al culto delle anime del Purgatorio e alla particolare relazione che Napoli intrattiene con la memoria dei defunti, l’asso di bastoni, simbolo riconoscibile dell’immaginario popolare, e gli elementi scaramantici dello “sciò sciò”, espressione del desiderio di allontanare la negatività e attirare protezione e fortuna.
Accanto a questi riferimenti trova spazio anche la sirena Partenope, figura mitologica indissolubilmente legata alle origini leggendarie della città. Un insieme di immagini che attraversa secoli di storia e tradizione, restituendo una Napoli fatta di credenze, riti, racconti e suggestioni che continuano a vivere nella sensibilità contemporanea.
La particolarità dell’esposizione risiede soprattutto nella tecnica artistica utilizzata. Le illustrazioni sono infatti realizzate attraverso il papercut, ovvero l’arte della carta intagliata, che permette di costruire composizioni visive mediante tagli, sagome, stratificazioni e sovrapposizioni. Un procedimento che richiede precisione, sensibilità estetica e una particolare attenzione al rapporto tra pieni e vuoti, luci e ombre, forme e colori.
Nelle mani di Carmine Luino, la carta supera la propria dimensione di semplice materiale per trasformarsi in uno strumento narrativo. Ogni intaglio contribuisce a definire un’immagine, ogni sovrapposizione aggiunge profondità e ogni dettaglio diventa parte di un racconto più ampio, nel quale il patrimonio iconografico napoletano incontra un linguaggio visivo essenziale e contemporaneo.
L’artista sintetizza così il significato del progetto: «Un percorso visivo dove la forza iconica della cultura partenopea dialoga con la delicatezza della carta intagliata». E aggiunge che i simboli, dal mito agli elementi apotropaici, si trasformano in forme essenziali, mentre colori, sovrapposizioni e texture reinterpretano l’identità di Napoli attraverso sei opere, ciascuna capace di custodire una storia e rivelare, ritaglio dopo ritaglio, un frammento dell’anima cittadina.
L’esposizione si sviluppa quindi come una riflessione sul valore delle immagini popolari e sulla loro capacità di rinnovarsi senza perdere il legame con le proprie origini. Il sacro convive con la superstizione, il mito incontra la quotidianità e il passato continua a dialogare con il presente. Le figure rappresentate non sono soltanto elementi decorativi, ma diventano segni di appartenenza, riconoscibili da chi vive Napoli e affascinanti anche per chi desidera scoprirne gli aspetti meno immediati.
A rendere particolarmente interessante questo percorso è anche la personalità artistica di Carmine Luino, artista visivo, filmmaker, fotografo e progettista culturale che ha costruito la propria attività intorno al rapporto tra espressione creativa e dimensione sociale.
La sua ricerca si concentra sulla tecnica del taglio della carta, sviluppata attraverso il progetto Papièlcut, e sugli immaginari del Mediterraneo, considerati come un patrimonio di storie, identità, contaminazioni e memorie condivise. Attraverso installazioni, esposizioni e processi partecipativi, Luino indaga il rapporto tra individui, comunità e territori, utilizzando l’arte come strumento di interpretazione della realtà e di costruzione di nuove relazioni.
La dimensione estetica, nel suo percorso, si intreccia costantemente con quella educativa e sociale. Da oltre vent’anni, infatti, l’artista affianca alla produzione visiva e multimediale un’intensa attività di formazione e progettazione culturale, collaborando con università, festival, istituti penitenziari e importanti realtà impegnate nella promozione della cultura.
Un impegno che si riflette anche nella sua esperienza come cofondatore di Caracò Editore e del teatro NEST di Napoli, due iniziative che testimoniano l’attenzione verso il ruolo dell’arte, dell’editoria e dello spettacolo nei processi di inclusione e rigenerazione sociale.
In questa prospettiva, “NApoliforme” non è soltanto una mostra dedicata ai simboli di Napoli, ma anche un invito a riflettere sulla capacità dell’arte di conservare, trasformare e trasmettere l’identità culturale di una comunità. Le opere diventano una sorta di archivio visivo contemporaneo, nel quale immagini antiche acquistano nuovi significati attraverso un linguaggio espressivo immediato ma ricco di suggestioni.
La scelta di ospitare questa ricerca artistica all’interno della MacelleGria rafforza ulteriormente il valore della rassegna ideata da Donatella Bova. L’incontro tra cultura e cucina, infatti, mette in relazione due forme differenti di racconto del territorio: da un lato le immagini e i simboli che appartengono alla memoria collettiva, dall’altro la tradizione gastronomica e la convivialità, elementi altrettanto importanti dell’identità napoletana.
Il progetto “Parete d’artista”, giunto al suo quinto appuntamento, conferma così la volontà di creare nuove occasioni di visibilità per gli artisti e di avvicinare il pubblico alla produzione contemporanea attraverso spazi alternativi. La parete di un locale diventa una superficie narrativa, un luogo di confronto e un punto d’incontro tra esperienze creative e vita cittadina.
In una Napoli in cui il patrimonio culturale non vive soltanto nei monumenti e nei musei, ma si manifesta quotidianamente nelle strade, nei quartieri, nelle tradizioni e nei gesti delle persone, l’esposizione di Carmine Luino alla MacelleGria di Fuorigrotta propone un modo originale di guardare alla città.
Tra carta intagliata, colori, simboli sacri e richiami alla scaramanzia, “NApoliforme” restituisce una Napoli plurale, complessa e profondamente riconoscibile. Una città che continua a raccontarsi attraverso linguaggi sempre nuovi, mantenendo vivo il legame con le proprie radici. E che, grazie a iniziative come “Parete d’artista”, trova anche nei luoghi più inattesi nuove pareti sulle quali esprimere la propria creatività.
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