dal nostro inviato in Francia Francesco Di Domenico
Amandine Aurore Dupin, è stata una donna straordinaria.
Femmina totale, sensuale e attraente. Genio letterario e arguta politica, poetessa e giornalista, femminista quanto bastava per l’800, dove la moderazione ti faceva vincere e l’eccesso era culturalmente battaglia inutile.
La giovane Aurore – così amava chiamarla la nonna che l’aveva cresciuta – andava a cavallo vestita da uomo, e visse in simbiosi per quattordici anni con la sua adorata giumenta Colette.
Fu facile per lei scegliere un nome maschio in un mondo maschio. Dovette farlo perché non poteva permettersi di essere osteggiata – in quanto donna – nel potersi esprimere al pari degli uomini e anche per la praticità di scorrazzare nelle campagne dell’Indre coi pantaloni.
Ascendenze nobili: era nipote dell’erede al trono di Polonia. Nacque parigina ma volle morire nella sua bella tenuta di Nohant-Vic un borghetto rurale del dipartimento de l’Indre, giusto al centro della Francia tra Orleans, Bourges e Limoges.
Per brevi periodi tornava a Parigi dove scrisse romanzi d’appendice su Le Figaro – a quei tempi i giornali erano il veicolo migliore per gli scrittori – lasciando tranquillamente i figli e il marito e vivendo con uno dei suoi primi amanti, il focoso scrittore Jules Sandeau, dal cui cognome, per translitterazione assunse il suo nuovo nome
Dopo aver firmato i suoi scritti sul giornale come Julian Sand, tornò a Nohant-Vic e produsse il primo straordinario romanzo: Indiana, firmandolo col nome che le resterà in eterno: George Sand.
Non era bellissima la Sand ma la sua intelligenza, unita alla simpatia del suo linguaggio e le sue idee di anticonformismo rivoluzionario fece innamorare decine di uomini, dallo scrittore Alfred de Musset al genio Frédéric Chopin, ma molti di più passarono nel suo morbido letto del piccolo Castello di Nohant-vic, comprese due delle più belle attrici dell’800, Jeanne Arnould-Plessy e Marie Dorval, d’altronde – come si ebbe a dire di lei sulle sue variegate passioni, che compresero un lesbismo compiaciuto.
Sino alla Sand, il libero amore era ancora amorale e lo resterà anche dopo di lei, anche se si devono a lei i primi solchi liberatori della condizione femminile, come il suo fumare deliberatamente in pubblico usato come comparazione con l’universo retrogrado maschile.
Con lei si afferma una moralità alta nella libertà della passione. Essa è tutta nella sua dedizione al fuoco della bellezza e del senso che alimenta lo straordinario
bisogno di affetto. Un incendio di piacere, di abbandono e di sogni, che si trasfigura nella idealizzazione di un’arte senza veli, di una vita senza ipocrisie.
Aderì idealmente alle prime ideologie socialisteggianti ma fu soprattutto femminista ante litteram, dopo di lei molte donne ebbero un coraggio nuovo nell’emancipazione femminile.
Fu tra le prime influencer mediatiche, dopo le celebri tele di Delacroix che la raffiguravano, sperimentò per prima la fotografia attraverso ritratti da veicolare ai posteri. Famosi sono i sensuali dagherrò del celebre fotografo Félix Nadar.
Fu contemporanea di Honoré de Balzac, Victor Hugo, Alexandre Dumas e tanti altri autori del tempo, contribuendo alla nascita della letteratura popolare.
Gustave Flaubert, suo buon amico, ebbe a dire di lei: «Si doveva conoscerla come l’ho conosciuta io per sapere quanto vi era di femminile in questo grande uomo, per conoscere l’immensa tenerezza di questo genio».
La città di Châteauroux, capoluogo dove insiste la cittadina de La Châtre col borgo di Nohant-Vic, ne celebra il 150° Anniversario della morte con mostre e retrospettive sontuose in tutte le strutture culturali della città, comprese le vetrine delle boutique con sue frasi disegnate sulle vetrine, nella patria del generale Bertrand, che qui era nato, fedele braccio destro di Napoleone e di cui lei, bonapartista, era grande amica.
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Centre des monuments nationaux – 150° anniversario George Sand
(foto di Francesco Di Domenico)





