di MANUELA RAGUCCI
The Words I Didn’t Say è il nuovo singolo di Fabio Cicala artista eclettico campano di nascita e londinese di adozione.
Il progetto musicale presenta frammenti di diversi generi armonizzati in sonorità minimali e vibrazionali, a tratti ipnotiche, un tessuto musicale che aiuta a rilassarsi e a meditare.
Questo brano – dice Cicala – è nato grazie ad un colpo di fulmine per una ragazza incontrata su un set cinematografico, la cui aura mi ha quasi folgorato all’istante. C’è stata una fascinazione reciproca, ma all’epoca, non mi sono concesso di cominciare niente, perché ero già in una relazione, anzi, ho addirittura fatto del mio meglio per sabotare le interazioni.
The Words I Didn’t Say, esprime a torto, o a ragione, una presa di posizione nei confronti di una novità molto promettente, che cerchi di scardinare le certezze sentimentali, una lotta forse più mentale che emotiva, contro la rarefazione delle relazioni.
Un modo d’interpretare il colpo di fulmine, non come l’embrione di un piacevole idillio, ma come una guida agli elementi e alle attitudini, assenti nella vita in quel momento, riconosciuti nell’altra persona, o da essa portati alla luce.
Il rifiuto nel credere che il famoso treno delle opportunità, di qualunque tipo, passi una sola volta nella nostra vita, ma che invece siamo noi ad attrarne uno sempre più affine man mano che si progredisce nel percorso di crescita personale e spirituale.

Dal punto di vista tecnico – continua l’artista – la canzone è nata durante una delle mie prove per l’esibizione in un locale. Mentre provavo l’introduzione di Careless Whisper di George Michael, pensavo al mio colpo di fulmine, e dopo i primissimi secondi, le mia dita e la mia mente, hanno deragliato in sonorità baroccheggianti. Ho pensato di sviluppare un brano dedicato a quell’esperienza, preservando le prime note della canzone che stavo provando. Ho costruito una melodia dai toni drammatici, arricchita da una combinazione di fraseggi virtuosi ma minimali, e accordi.
La composizione, è stata poi vivacizzata da veloci passaggi cromatici ispirati al rock progressivo degli anni ‘70, che hanno reso l’armonia meno ovvia, e hanno dato vita a una ieraticità psichedelica.
Il brano fa parte del progetto di 9 brani, registrati presso gli Abbey Road Studios e i Soho Sonic Studios di Londra, un diario sonoro di sola chitarra classica accordata con il La a 432 Hz, che raccoglie le sue prime composizioni.
The Words I Didn’t Say sarà disponibile su tutte le piattaforme di distribuzione musicale: Spotify, Apple Music, iTunes, Amazon, Pandora, Youtube, Deezer, TikTok, Facebook, Shazam, Napster, ClaroMúsica, iHeartRadio, MediaNet, Peloton, JOOX, Adaptr, AMI.
INTERVISTA A FABIO CICALA
Il colpo di fulmine della tua canzone, non è un fuoco fatuo che sembra esaurirsi nel tanto
decantato ( ed aggiungerei erroneamente interpretato dai guru del web senza capire la vera
sostanza di cio’ che rappresenta davvero) “qui ed ora”, ma sembra essere un punto di
partenza per un percorso che porta alla conquista di una maggiore consapevolezza verso la
visione del miglioramento del se’ che puo’ avvenire quando si condivide la nostra esperienza
con chi viaggia accanto a noi in questo percorso terreno, vibrando alla nostra stessa
frequenza. . Dell’amore ne preferisci il primo momento fatto di idillio, di fuoco e di passione o
punti sulla lenta costruzione, come cantava Fossati?
Mi sento molto vicino all’idea dell’amore di Fossati. Infatti, al contrario dell’innamoramento,
l’amore richiede dedizione e sacrificio. Inutile aggiungere che molti guru del web, siano piu’
concentrati sull’attrazione e sulla seduzione, spesso su basi manipolative…
Penso che i luoghi custodiscano le energie di chi li ha visitati, come i vecchi manieri o più
semplicemente, le case. Quale energia hai percepito, respirato nei mitici Abbey Road
Studios?Come questa energia ha modificato il percorso sonoro del tuo lavoro?
Gironzolare in quegli spazi, mi ha donato una grande sicurezza in me stesso, e la voglia di
realizzare qualcosa di memorabile. L’energia degli studi leggendari, mi ha anche ispirato
qualche improvvisazione nei brani, che ho lasciato nelle registrazioni finali.
432 Hz è la frequenza che genera vibrazioni capaci di curare corpo, mente e spirito. Sei un
musicista che non solo crede, ma esercita il potere curativo della musica. Chi ti ascolta, ti ha
raccontato qualche aneddoto o beneficio che ha trovato ascoltando i tuoi brani?
Una volta mi stavo esibendo come artista di strada presso la metro di London Bridge, e un
anglo-giamaicano, si fermo’ ad ascoltarmi. Quando finii si avvicino’, mi ringrazio’ per aver
suonato “musica spirituale”, fece qualche commento su Dio, e poi mi regalo’ un’ankh, la croce
ansata egizia, conosciuta anche come chiave della vita!
Oltre ai musicisti a cui ti ispiri ricalcando atmosfere e sonorità, la tua formazione artistica
vissuta nell’Accademia di Belle Arti è presente nel tuo modo di fare musica?
Se sì, come e quanto si sentono gli echi di quel pezzo di vita?
Quando penso ad una composizione musicale, di solito nasce come un racconto visivo nella
mia mente. Conoscere l’evoluzione delle arti visive, la storia dell’arte, l’antropologia, mi aiuta
a cercare “il corrispettivo sonoro” di un tema che voglio sviluppare!
