di Ferdinando Capuozzo
A San Pietro a Patierno il cielo non tace mai. Dall’alba fino alle 22:30, il rombo assordante degli aerei sorvola e sovrasta le case, scandendo con violenza la quotidianità di un quartiere stritolato dall’infrastruttura aeroportuale. Un’ombra ingombrante che ne ha persino schiacciato l’identità, riducendolo nell’immaginario collettivo a vaga e generica propaggine di “Capodichino”. Eppure, questo territorio detiene la più alta densità giovanile della città, ma è anche il luogo piagato dal più alto e drammatico tasso di dispersione scolastica e dal fenomeno inevitabilmente e drammaticamente ad essa collegato: l’illegalità, che trova terreno fertile dove le istituzioni arretrano e le opportunità scarseggiano. È una periferia lasciata sola: parchi pubblici desolatamente chiusi, manutenzione urbana inesistente e un distacco doloroso, mai ricucito, con il centro di Napoli.
Mentre si discute del Masterplan 2035 per l’aeroporto, un imponente piano di sviluppo da ben 250 milioni di euro, nulla ci è dato sapere su quali interventi verranno messi in campo per la rigenerazione urbana del quartiere o per contrastare il degrado sociale, educativo e criminale che insidia la crescita dei nostri ragazzi.
In questo deserto di attenzioni istituzionali, la Masseria Luce si erge come un autentico baluardo di pietra, storia e memoria. Splendido complesso del Settecento e orgogliosa custode del Museo della Civiltà Contadina, la Masseria è oggi l’ultimo, insostituibile luogo dove sia ancora possibile fare e respirare cultura. È una trincea di bellezza, legalità e riscatto che offre ai giovani un’alternativa concreta alla strada e alle sue insidie.
Proprio in questo presidio di resistenza civile si è inaugurata il 19 settembre la mostra fotografica Agrosfera, una grande esposizione collettiva che vede protagonisti 18 artisti della fotografia. Attraverso un ricco e profondo itinerario visivo, le opere in mostra esplorano il complesso rapporto tra uomo e natura, celebrando la fatica e la nobiltà del lavoro contadino, la tutela dell’ambiente, la salvaguardia del paesaggio rurale e la memoria storica della civiltà agricola. Diciotto sguardi d’autore e sensibilità differenti che trasformano il linguaggio fotografico in un potente e necessario strumento di riflessione ambientale, sociale ed etica.
La mostra, che resterà aperta al pubblico fino al 18 ottobre, rappresenta un’occasione straordinaria per far conoscere la bellezza della Masseria Luce e, al contempo, per restituire un luogo d’elezione a tutte quelle tematiche legate al mondo della terra, all’agricoltura e alla sostenibilità.
Portare la mostra Agrosfera alla Masseria Luce non è soltanto un evento culturale: è un grido forte e chiaro. Le istituzioni tutte devono finalmente accendere i fari su San Pietro a Patierno. Serve restituire vivibilità, riaprire i parchi, combattere la povertà educativa e ridare dignità e futuro a un popolo che non vuole più essere invisibile. La Masseria Luce dimostra che la bellezza e il riscatto possono germogliare anche dove c’è abbandono: ora tocca alla città e alla politica prendersene cura, finalmente.
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Museo laboratorio della civiltà contadina Masseria Luce
