Un nuovo sciame sismico ha colpito i Campi Flegrei nella giornata del 13 maggio 2025, provocando oltre 35 scosse nel giro di quattro ore. L’evento principale, un terremoto di magnitudo 4.4, è stato registrato alle 12:07 con epicentro in mare, molto vicino alla costa ovest del Rione Terra, a Pozzuoli. Si tratta del sisma più intenso registrato negli ultimi mesi nell’area flegrea, noto per la sua complessa attività vulcanica e bradisismica. A seguire, alle 12:22, si è verificata una seconda scossa di magnitudo 3.5, poi una di magnitudo 3.3 alle 14:58. A dare inizio alla sequenza, una scossa di magnitudo 2.1, pochi istanti prima dell’evento principale.
Tutti i terremoti sono stati localizzati a una profondità di circa 2,7 chilometri, livello considerato sempre più interessato da fenomeni di rilascio di energia, secondo quanto dichiarato da Francesca Bianco, direttrice del Dipartimento Vulcani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). In questa fase, spiegano gli esperti, non si rilevano segnali di risalita magmatica, ma si conferma l’attività del magma in profondità, che produce gas e fluidi osservati costantemente nei monitoraggi: tra questi, anidride carbonica (CO₂) e monossido di carbonio, legati al sistema idrotermale della caldera.
Il suolo continua a sollevarsi con una velocità media di 15 mm al mese, come registrato nella zona del Rione Terra, con un sollevamento complessivo stimato in 1,5 cm nelle ultime settimane. Non è stato osservato un incremento nella velocità del fenomeno, ma si conferma una intensificazione della dinamica bradisismica, come sottolineato anche da Mauro Di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano. La sismicità si concentra soprattutto nelle aree della Solfatara, Monte Nuovo e lungo la costa del golfo di Pozzuoli, dove il territorio ha già mostrato segni di fragilità con crolli e frane localizzati, in particolare nelle zone dell’Accademia, del Rione Terra e della stessa Solfatara. Questi cedimenti di blocchi di tufo non hanno provocato danni gravi ma confermano la vulnerabilità della zona a eventi di scuotimento anche moderato.
Secondo Francesca Bianco, la sorveglianza costante è l’unico strumento utile per non trarre conclusioni affrettate. Il magma è attivo in profondità e produce effetti misurabili, ma non è presente entro i primi 3-4 chilometri dalla superficie. La deformazione del suolo, così come le variazioni geochimiche osservate da oltre vent’anni, sono tutti segnali coerenti con l’attività di un sistema vulcanico in pressione, ma che non indicano al momento una crisi imminente. Di Vito ha ribadito che “non si può escludere che la situazione possa peggiorare in futuro, anche tra anni, ma oggi non ci sono segnali di un’eruzione o di una risalita del magma imminente”.
Entrambi gli esperti concordano sull’importanza della preparazione civile, senza allarmismi ma con consapevolezza: i terremoti, pur non normali in senso stretto, sono fenomeni attesi in un’area vulcanica attiva, e i cittadini devono essere pronti a comportamenti corretti, come non utilizzare l’auto per non intralciare i soccorsi o evitare di diffondere notizie non verificate. La protezione delle infrastrutture e delle abitazioni deve essere una priorità. I parametri vengono aggiornati quotidianamente dagli strumenti dell’INGV, e non ci sono variazioni drastiche rispetto al trend degli ultimi mesi, ma la situazione richiede la massima attenzione scientifica e istituzionale.
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