Bruxelles conferma l’obiettivo climatico ma apre a ibridi ed e-fuel. Dal divieto assoluto si passa a una riduzione del 90% delle emissioni
Bruxelles cambia passo sul futuro dell’auto. La Commissione europea ha ufficializzato la revisione del Green Deal per l’automotive, segnando un netto ridimensionamento dello stop totale ai motori termici previsto per il 2035. L’obiettivo resta ambizioso, ma non più assoluto: le nuove auto dovranno garantire una riduzione media delle emissioni di CO₂ del 90% rispetto ai livelli del 2021, non più del 100%. Una differenza che, sul piano politico e industriale, pesa moltissimo.
La svolta apre infatti la porta alla sopravvivenza regolata dei motori termici, purché inseriti in un quadro di compensazioni ambientali. Nel nuovo impianto normativo trovano spazio le auto ibride, comprese le plug-in, e l’utilizzo di carburanti sostenibili, come e-fuel e biocarburanti avanzati. Non si tratta di un ritorno al passato, sottolinea Bruxelles, ma di un passaggio a un modello fondato sulla neutralità tecnologica, che consente ai costruttori di raggiungere i target climatici combinando più soluzioni.
Il cambio di rotta arriva dopo mesi di tensioni tra istituzioni europee, Stati membri e industria. Germania e Italia, sostenute da gran parte dei produttori, hanno spinto per una revisione ritenuta indispensabile per evitare contraccolpi occupazionali e industriali. Il rallentamento del mercato dell’elettrico, i costi elevati delle auto a batteria e il ritardo sulle infrastrutture di ricarica hanno reso evidente che una transizione esclusivamente elettrica rischiava di essere troppo rigida.
Il nuovo pacchetto non cancella il percorso verso la decarbonizzazione, ma lo rende più graduale. Le case automobilistiche restano vincolate a obiettivi stringenti sulle emissioni medie di flotta, ma non saranno più costrette a puntare solo sull’elettrico puro. Per Bruxelles è un compromesso necessario in una fase segnata dalla competizione globale, soprattutto con i produttori asiatici, e da un contesto economico ancora instabile.
Le reazioni sono contrastanti. Il mondo industriale accoglie con favore una decisione giudicata più realistica. Le associazioni ambientaliste, invece, parlano di un passo indietro che potrebbe rallentare la transizione ecologica e indebolire la leadership europea sulla mobilità sostenibile. La Commissione replica ricordando che il target del 90% resta tra i più severi al mondo e che il vero obiettivo è la riduzione delle emissioni complessive, lungo l’intero ciclo di vita dei veicoli.
Il 2035, dunque, non scompare dall’orizzonte europeo, ma cambia significato. Da linea invalicabile diventa una soglia flessibile, dentro cui l’Europa prova a tenere insieme clima, industria e consenso sociale. Una scelta che segna un punto di svolta politico prima ancora che tecnologico.
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