Il Campania Teatro Festival 2026 torna a Napoli e in Campania dal 12 giugno al 12 luglio con una diciannovesima edizione che conferma la centralità della rassegna nel panorama culturale italiano ed europeo. Diretto da Ruggero Cappuccio, organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziato dalla Regione Campania, il Festival propone un cartellone imponente: 105 appuntamenti, 67 debutti assoluti e nove sezioni che attraversano teatro internazionale, prosa nazionale, progetti speciali, sport, letteratura, musica, danza, osservatorio e mostre. Una programmazione ampia, costruita come un vero atlante della scena contemporanea, capace di unire grandi maestri, nuove compagnie, sperimentazione, impegno civile e accessibilità popolare.
Il titolo ideale di questa edizione è racchiuso nello slogan Universo di pace, naturale prosecuzione dei “battiti” che avevano caratterizzato l’edizione precedente. Il tema della pace non resta un semplice richiamo simbolico, ma attraversa l’intera struttura del Festival, diventando chiave di lettura politica, poetica e civile. L’arte viene presentata come energia di bellezza, solidarietà e opposizione a ogni forma di violenza, in un momento storico in cui il teatro e le arti performative tornano a interrogarsi sul proprio ruolo pubblico. In questa prospettiva si inserisce anche la dichiarazione dell’assessore alla Cultura della Regione Campania, Onofrio “Ninni” Cutaia, che sottolinea la necessità di ampliare l’accesso alla cultura, abitare le periferie dell’anima e dello spazio, dare voce a chi ne è privo e costruire occasioni di confronto, scoperta e riflessione.
Il Festival si apre con una forte vocazione internazionale. Tra gli artisti più attesi figurano Victoria Thierrée-Chaplin, Jean-Baptiste Thierrée, Aurélia Thierrée e James Thierrée, protagonisti di Rendez-vous, in scena il 17 e 18 giugno al Teatro Mercadante di Napoli. Lo spettacolo, al debutto assoluto proprio al Campania Teatro Festival, è un viaggio intimo e visionario nella storia di una famiglia di artisti che ha attraversato circo, teatro e music-hall, dal Cirque Bonjour al Cirque Invisible, fino alle creazioni più celebri di James Thierrée. L’opera si configura come un album di famiglia trasformato in materia scenica, dove memoria, acrobazia, fantasia e sogno si incontrano in un racconto fuori dal tempo.
Sempre nella sezione internazionale si distingue Labio de liebre, scritto e diretto da Fabio Rubiano, in programma il 21 e 22 giugno al Mercadante. Lo spettacolo, considerato un testo cult del teatro colombiano contemporaneo, affronta i temi del perdono, della vendetta, della memoria e della violenza politica attraverso una scrittura che alterna ironia, grottesco e inquietudine morale. Il teatro, in questo caso, non assolve e non consola, ma costringe a nominare ciò che spesso la storia preferisce rimuovere. Di grande rilievo anche Casting Lear, dell’artista spagnola Andrea Jiménez, diretta insieme a Úrsula Martínez, che l’1 e 2 luglio al Mercadante rilegge Re Lear come dispositivo scenico sul rapporto con i padri, biologici e simbolici, e con l’eredità stessa di William Shakespeare.
Il programma internazionale include inoltre Ayoub, testo e regia di Marina Otero, in scena con Ibrahim Ibnou Goush il 5 e 6 luglio alla Sala Assoli. Lo spettacolo, in spagnolo e darija con sovratitoli in italiano, affronta una materia durissima: la Palestina, il colonialismo, la violenza sui bambini e ciò che la stessa artista sente di dover uccidere dentro di sé. La scelta di un titolo che significa “colui che ritorna” o “colui che si pente” apre una riflessione lacerante sulla perdita, sulla colpa e sull’impossibilità di restare indifferenti davanti alle tragedie del presente.
La Prosa Nazionale rappresenta una delle dorsali più robuste dell’edizione 2026. Sono 30 gli spettacoli inseriti in questa sezione, con una forte presenza di debutti e nuove produzioni. Il Teatro Mercadante ospita, tra gli altri, il dittico firmato da Roberto Andò, che accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter, affidandolo all’interpretazione di Renato Carpentieri. Il confronto tra memoria privata e linguaggio del potere pubblico diventa qui un’indagine sulla responsabilità della parola, sulla voce come archivio e sulla manipolazione come dispositivo politico.
Al Mercadante arriveranno anche Tony Harrison, Ossirinco e Napoli, traduzione, adattamento e regia di Giovanni Greco, con Sian Thomas, Jared McNeill, Eugenio Mastrandrea, Nika Perrone, Laura Pannia e Alessio Esposito; Insieme, scritto e diretto da Fabio Marra, interpretato da Laura Morante con Eugenia Costantini, Sonia Palau e lo stesso Marra; I fratelli De Filippo, tratto da Vita di Eduardo di Maurizio Giammusso, con drammaturgia di Carla Cavalluzzi, Angelo Pasquini e Sergio Rubini, che firma anche la regia ed è in scena con Susy Del Giudice e Marianna Fontana. Quest’ultimo spettacolo si annuncia come uno degli appuntamenti più attesi, perché riporta al centro del Festival la storia pubblica e privata della famiglia De Filippo, raccontandola come epopea popolare, morale e teatrale, profondamente legata all’identità di Napoli.
La scena nazionale si allarga poi al Teatro Nuovo, dove trovano spazio spettacoli capaci di leggere il presente attraverso registri molto diversi. Rosalia Porcaro porta in scena Donne da buttare, tragicommedia che intreccia intelligenza artificiale, dipendenza del pensiero, femminicidio e patriarcato. Fortunato Calvino torna con Vengo dal mare, teatro-denuncia sull’immigrazione e sulla dignità umana. Alberto Boubakar Malanchino, Premio Ubu 2023 come miglior attore under 35, è protagonista di SID-Fin qui tutto bene, racconto urbano e feroce su periferie, consumo, identità e violenza. Con Il terzo Incomodo, scritto da Ivan Cotroneo e interpretato da Francesco Di Leva, Adriano Pantaleo e Giuseppe Gaudino, la Compagnia Nest porta invece in scena una commedia tenera e dolorosa sui legami familiari, sui segreti e sulla possibilità del perdono.
La Sala Assoli conferma la propria vocazione di spazio dedicato alla ricerca e alle drammaturgie contemporanee. Tra gli appuntamenti più significativi ci sono Due vecchiette vanno a Nord di Pierre Notte, coprodotto dall’Elfo Puccini di Milano e dalla Fondazione Campania dei Festival, con la regia di Francesco Frongia e le interpreti Corinna Agustoni ed Elena Callegari; Cuore di porco di Carrozzeria Orfeo, opera immersiva che intreccia teatro, poesia performativa, musica elettronica, arte visiva e animazioni video; Insight Lucrezia, da una scrittura originale di Antonella Cilento, con Nunzia Antonino nel ruolo di Lucrezia Borgia; ’A stesa di Adriano Fiorillo, ispirato alla storia vera di Annalisa Durante, vittima innocente di camorra; e Appassionata-Concerto spettacolo a lei dedicato, omaggio di Cristina Donadio all’universo femminile del Mediterraneo.
I Progetti Speciali rafforzano il legame tra il Festival, Napoli e la memoria storica della Campania. Il più emblematico è Il Sogno Reale. I Borbone di Napoli, ideato da Ruggero Cappuccio e prodotto dalla Fondazione Campania dei Festival, ospitato nel Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale dal 22 giugno. Cinque autori, Enza Silvestrini, Giuseppe Rocca, Claudio Di Palma, Vladimiro Bottone e Luisa Stella, firmano racconti ispirati all’epoca borbonica, affidati alle voci di Cloris Brosca, Imma Villa, Claudio Di Palma, Cristina Donadio ed Enrico Ianniello. L’obiettivo non è una rievocazione nostalgica, ma una lettura teatrale e poetica della storia, capace di restituire il “turbamento” umano che si nasconde dietro date, sovrani, battaglie, alleanze e ferite politiche.
Tra gli altri progetti speciali spiccano Portami là fuori, che attraversa gli anni di lavoro dell’associazione CCO-Crisi Come Opportunità negli Istituti Penali per Minorenni di Airola e Nisida, trasformando rap, teatro e memoria in strumenti di responsabilità; LYDIA-I corpi dietro la voce, installazione immersiva di Sara Lupoli dedicata alla voce e al corpo attraverso la figura di Lydia Simoneschi; e Caro agli dèi. Vita breve di Annibale Ruccello, progetto documentario di Massimiliano Palmese dedicato a uno degli autori più importanti e rimpianti del teatro napoletano contemporaneo.
La danza ha un ruolo di primo piano con la presenza della Sergio Bernal Dance Company, attesa l’8 luglio al Teatro Politeama con Rango, Suite Flamenca, Bolero. Sergio Bernal, insieme a un ensemble di danzatori e musicisti, porterà in scena la potenza della danza spagnola contemporanea, tra riletture di Federico García Lorca, flamenco e repertorio coreografico. Rango si ispira liberamente a La casa di Bernarda Alba, mentre Bolero, coreografia di Rafael Aguilar, viene presentato come una delle grandi opere del repertorio della danza spagnola, capace di unire precisione, forza, sensualità e tensione ipnotica.
La musica sarà un altro asse portante della rassegna, con un nome di forte richiamo internazionale come Tony Hadley, voce storica degli Spandau Ballet, e con una programmazione che attraversa sonorità, memorie e linguaggi diversi. Anche la letteratura avrà una presenza importante, confermando la natura multidisciplinare del Festival. Tra gli appuntamenti si segnala la partecipazione di Ismaël Diadié Haïdara a Ma’ come Mali, dedicato anche alla tebría, forma poetica breve composta in lingua hasaniya dalle donne del deserto, quasi un haiku africano capace di diventare strumento di libertà e speranza.
Particolarmente significativa è la sezione Osservatorio, dedicata alle giovani compagnie e a un futuro teatrale che è già presente. Sono 18 gli spettacoli previsti, cinque dei quali provenienti da Quartieri di vita. Life infected with social theatre!, il progetto di formazione e teatro sociale ideato da Ruggero Cappuccio. In questo spazio il Festival conferma la propria attenzione verso le fragilità, le periferie, le nuove generazioni artistiche e le pratiche teatrali capaci di trasformare disagio e marginalità in esperienza condivisa. Tra i progetti figura In Ponticelli everything is fine, curato da Jan Horák con la regia di Giulia Amodio, che intreccia riferimenti a La Metamorfosi di Franz Kafka, al film Eraserhead – La mente che cancella di David Lynch e alle esperienze personali dei partecipanti al workshop.
Il Campania Teatro Festival 2026 conferma anche una politica di accessibilità economica. I biglietti saranno in vendita online dalle ore 11 del 5 giugno sul sito campaniateatrofestival.it e presso la biglietteria centrale di via Chiaia 45-47 a Napoli. Il costo resterà popolare, da 5 a 8 euro, con ingresso gratuito per alcune categorie sociali. È una scelta culturale e politica insieme: rendere il teatro, la musica e la danza non un privilegio, ma un’esperienza collettiva, aperta e democratica.
L’immagine grafica dell’edizione 2026 è firmata ancora una volta dal Maestro Mimmo Paladino, a conferma del dialogo costante tra arti visive e arti performative. Il Festival, che si avvale anche del contributo del Ministero della Cultura ed è parte della rete Italia Festival e dell’EFA, European Festival Association, si presenta dunque come una piattaforma culturale ampia e stratificata, capace di tenere insieme Napoli e il mondo, tradizione e sperimentazione, memoria e futuro.
In un tempo attraversato da conflitti, disuguaglianze e nuove solitudini, il Campania Teatro Festival 2026 sceglie di rispondere con un programma che non separa bellezza e responsabilità. Dal teatro colombiano alla danza spagnola, da Eduardo De Filippo alla nuova drammaturgia, dalla memoria borbonica alle periferie sociali, dalla voce delle donne alla scena internazionale, la diciannovesima edizione costruisce un grande racconto collettivo. Napoli diventa così non solo luogo di spettacolo, ma spazio di attraversamento, ascolto e immaginazione civile.
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(foto di Richard Haughton, Andres Carnalla, Lia Pasqualino, Juan Antonio Monsalve, Andrea Ranzi, Dario Garofalo – courtesy Saverio Ferragina – Laila Pozzo fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)






