Il Campania Teatro Festival 2026 porta a Palazzo Reale di Napoli una riflessione attualissima sul rapporto tra essere umano, intelligenza artificiale, educazione emotiva e linguaggi della scena. Lunedì 6 luglio, dalle 18:30 alle 20:30, nella Sala Premio Napoli, è in programma l’incontro “L’IO e L’IA. L’importanza dell’educazione socio-emotiva e affettiva nell’Era degli Algoritmi. Contaminazioni interdisciplinari”, a cura di Nadia Carlomagno, in collaborazione con il Master Teatro, Pedagogia e Didattica dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa.
L’appuntamento rientra nel programma de “Gli incontri del Festival”, sezione del Campania Teatro Festival dedicata alle geografie contemporanee e ai linguaggi in movimento, curata da Brunella Fusco. Un percorso che, attraverso talk, tavole rotonde e dialoghi interdisciplinari, trasforma il Festival in uno spazio pubblico di pensiero, confronto e cittadinanza culturale, mettendo in relazione le arti performative con le grandi domande del presente: mobilità, inclusione sociale, cooperazione internazionale, memoria, educazione, nuove tecnologie e trasformazioni dei legami umani.
Al centro dell’incontro “L’IO e L’IA” c’è una questione ormai decisiva: che cosa accade alla nostra capacità di provare empatia, costruire relazioni, riconoscere le emozioni e abitare il mondo affettivo quando una parte sempre più ampia dell’esperienza quotidiana viene filtrata dagli algoritmi? In un tempo in cui l’intelligenza artificiale interviene nella comunicazione, nella produzione culturale, nei processi educativi e persino nella percezione dell’identità, il tema non riguarda soltanto la tecnologia, ma il modo in cui l’umano continua a formarsi, a esprimersi e a riconoscersi.
La riflessione proposta dal Campania Teatro Festival 2026 parte proprio dalla necessità di educare l’umano nell’era digitale. Gli algoritmi, se non accompagnati da consapevolezza critica, rischiano di riscrivere i legami affettivi, di impoverire la relazione diretta, di ridurre la complessità delle emozioni a sequenze prevedibili, misurabili, profilabili. Per questo l’educazione socio-emotiva e affettiva diventa una frontiera culturale, pedagogica e civile: non un tema accessorio, ma una competenza fondamentale per abitare il presente senza rinunciare alla profondità dello sguardo, alla responsabilità della relazione, alla ricchezza dell’incontro.
A confrontarsi su questi temi saranno studiosi, artisti e professionisti provenienti da ambiti diversi. Interverranno Nadia Carlomagno, professoressa ordinaria di Pedagogia sperimentale all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e attrice; Marcello Cotugno, regista, drammaturgo e professore straordinario alla Link Campus University; Giuseppe Fonseca, filosofo e psicologo; Maurizio Sibilio, professore ordinario di Didattica generale e Pedagogia speciale all’Università degli Studi di Salerno e presidente FERE; Federico Tardani, content creator specializzato in intelligenza artificiale. La pluralità dei profili restituisce il senso profondo dell’iniziativa: non un convegno chiuso dentro un solo linguaggio disciplinare, ma un attraversamento di saperi, esperienze e pratiche.
Il teatro e le arti sceniche assumono, in questo contesto, un ruolo centrale. Di fronte alla staticità e alla velocità del digitale, la scena continua a offrire uno spazio vivo, fatto di corpi, voci, sguardi, presenza, ascolto. È qui che l’educazione emotiva trova una delle sue forme più potenti: nel rapporto diretto tra chi agisce e chi guarda, tra chi racconta e chi riceve, tra il gesto e la sua risonanza. Il teatro, più che opporsi alla tecnologia, può aiutare a comprenderla, a metterla in discussione, a riportarla dentro una dimensione umana, etica e relazionale.
In questa prospettiva, “L’IO e L’IA” diventa anche un’occasione per interrogare il futuro della formazione. L’intelligenza artificiale può sostenere processi di apprendimento, aprire nuove possibilità creative, ampliare l’accesso alla conoscenza. Ma senza una solida educazione affettiva e socio-emotiva, il rischio è quello di produrre competenze tecniche prive di radicamento umano. La vera sfida non è soltanto imparare a usare gli strumenti digitali, ma comprendere come questi strumenti modificano la percezione di sé, dell’altro e della comunità.
Il Campania Teatro Festival, diretto artisticamente da Ruggero Cappuccio, conferma così la propria vocazione a essere non solo un grande appuntamento dedicato allo spettacolo dal vivo, ma anche un laboratorio culturale capace di leggere le trasformazioni del presente. La scelta di ospitare l’incontro nella Sala Premio Napoli di Palazzo Reale rafforza il valore simbolico dell’iniziativa: un luogo della memoria e della cultura cittadina che accoglie una discussione sul futuro, sulle nuove intelligenze e sulla necessità di preservare ciò che rende l’esperienza umana irriducibile a un calcolo.
Con “Gli incontri del Festival”, il cartellone si configura come un crocevia di idee e linguaggi, in cui università, istituzioni culturali, artisti e comunità sono chiamati a dialogare. Dalla riscoperta della memoria storica delle tournée teatrali alle nuove geografie della cooperazione internazionale, fino alle domande aperte dall’intelligenza artificiale, ogni appuntamento diventa un modo per abitare lo spazio pubblico e attivare consapevolezza.
L’incontro di lunedì 6 luglio si inserisce dunque in un percorso che guarda al teatro, alla musica e alle arti performative come strumenti vivi di testimonianza civile e trasformazione sociale. Nell’era degli algoritmi, il Festival invita a non smarrire la complessità dell’io, la fragilità dei sentimenti, la forza della relazione. Perché la tecnologia può cambiare le forme della comunicazione, ma resta l’educazione dell’umano a determinare la qualità del nostro futuro.
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