Dal Novecento all’antichità, passando per il presente e per le ferite vive della contemporaneità: la seconda giornata del Campania Teatro Festival 2026 si presenta come un attraversamento ideale della storia del teatro, della memoria europea e delle nuove forme di partecipazione culturale. Sabato 13 giugno, la diciannovesima edizione del festival, diretta da Ruggero Cappuccio, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziata dalla Regione Campania, propone un programma che mette in dialogo la grande drammaturgia del Novecento, il debutto assoluto di una nuova produzione, il teatro di comunità e il linguaggio della fotografia.
Al centro della giornata c’è innanzitutto la replica, alle ore 19.00 al Teatro Mercadante di Napoli, di L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett e Press Conference di Harold Pinter, due testi affidati alla regia di Roberto Andò e all’interpretazione di Renato Carpentieri. L’incontro tra Beckett e Pinter, due figure decisive del teatro europeo del secondo Novecento, assume il valore di una riflessione profonda sul tempo, sulla memoria, sul potere e sulla parola. Da un lato, l’universo beckettiano di L’ultimo nastro di Krapp porta in scena la solitudine dell’uomo davanti alle tracce del proprio passato, in un confronto intimo e spietato con la voce registrata della giovinezza. Dall’altro, Press Conference di Pinter apre uno squarcio sul linguaggio del potere, sulla manipolazione della verità e sulla violenza che può nascondersi dietro l’apparente neutralità della comunicazione pubblica.
La presenza di Renato Carpentieri, attore tra i più autorevoli della scena italiana, rafforza il carattere essenziale e insieme perturbante di questa proposta, che riporta al centro del festival una teatralità fondata sulla densità della parola, sulla sospensione, sul silenzio e sulla precisione del gesto. La regia di Roberto Andò costruisce così un ponte tra due autori diversi ma accomunati dalla capacità di interrogare le zone più oscure dell’esistenza individuale e collettiva. In un tempo segnato dalla rapidità, dalla comunicazione istantanea e dalla dispersione dell’attenzione, il ritorno a Beckett e Pinter diventa un invito a sostare davanti alla complessità del linguaggio e della memoria.
La giornata del Campania Teatro Festival 2026 prosegue poi con uno dei momenti più attesi: il debutto assoluto di Due vecchiette vanno a Nord, in scena alle ore 21.00 alla Sala Assoli di Napoli, con replica il 14 giugno alle ore 19.00. Il testo è firmato da Pierre Notte, tra i più importanti drammaturghi della scena francese contemporanea, mentre la regia è di Francesco Frongia. Sul palco, Corinna Agustoni ed Elena Callegari danno corpo ad Annette e Bernardette, due sorelle anziane protagoniste di un viaggio insieme reale e metaforico, comico e malinconico, leggero e profondamente umano.
La storia prende avvio da una situazione che possiede già in sé una forte carica teatrale: le due donne partono verso il Grande Nord per ricongiungere i resti della madre, custoditi in un’urna improvvisata, con quelli del padre, sepolto venticinque anni prima in un remoto paesino. Da questo nucleo narrativo nasce un racconto on the road che procede tra ricordi, smarrimenti, equivoci, fragilità e improvvise illuminazioni. Il viaggio diventa così il dispositivo attraverso cui le protagoniste attraversano la propria biografia, interrogano il legame familiare e affrontano le domande decisive dell’esistenza: chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando.
Nelle parole di Francesco Frongia, lo spettacolo restituisce “un ritratto senza filtri di due esseri umani, dai caratteri opposti, alla ricerca del loro passato”. È proprio questa tensione tra comicità e vertigine, tra quotidiano e metafisico, a rendere Due vecchiette vanno a Nord una proposta capace di parlare al pubblico contemporaneo senza rinunciare alla leggerezza. La fine, suggerisce il regista, non è necessariamente triste, ma può diventare l’inizio di una nuova avventura. In questa prospettiva, la vecchiaia non viene raccontata come semplice declino, ma come territorio ancora aperto alla sorpresa, alla trasformazione e alla libertà.
Accanto alle grandi firme della scena nazionale e internazionale, la seconda giornata del festival dà spazio anche alla Sezione Osservatorio, che raccoglie percorsi nati nell’ambito di Quartieri di Vita. Life infected with social theatre!, il progetto di formazione e teatro sociale ideato da Ruggero Cappuccio. Si tratta di una dimensione particolarmente significativa del Campania Teatro Festival, perché mette in relazione artisti campani ed europei con comunità segnate da fragilità, disagio, marginalità o trasformazione sociale. Il teatro, in questo caso, non è soltanto rappresentazione, ma pratica di incontro, ascolto e rielaborazione del vissuto.
Alle ore 21.00, al Teatro Tedér, va in scena In Ponticelli Everything is Fine, progetto a cura di Jan Horák, con la regia di Giulia Amodio per l’Associazione N:EA – Napoli: Europa Africa. Lo spettacolo nasce nel cuore della periferia est di Napoli e prende forma come drammaturgia corale, intrecciando immaginario letterario, visioni cinematografiche e testimonianze personali dei partecipanti al laboratorio realizzato presso lo Spazio Metamorfosi di Ponticelli. I riferimenti dichiarati vanno da La metamorfosi di Franz Kafka al film Eraserhead – La mente che cancella di David Lynch, evocando un universo in cui il corpo, l’identità e le relazioni sono attraversati da inquietudine e mutamento.
In scena ci sono Angelo Scarpato, Assunta Romano, Elisabetta Visco, Giovanni Buono, Monica La Sala e Carmela Olimpio, interpreti di un racconto collettivo che trasforma Ponticelli in uno spazio simbolico. La periferia non è descritta soltanto come luogo geografico o sociale, ma come paesaggio mentale, attraversato da alienazione, marginalità, desiderio di riscatto e bisogno di metamorfosi. Il titolo, In Ponticelli Everything is Fine, contiene già una tensione ironica e drammatica: dietro l’apparente normalità si muovono inquietudini profonde, fratture invisibili, domande che riguardano il rapporto tra individuo e comunità.
Sempre alle ore 21.00, al Teatro del Mulino Pacifico di Benevento, la Sezione Osservatorio propone Lisistrata, da Aristofane, produzione Solot – Compagnia Stabile di Benevento, con la regia di Nicola Nicchi e Viviana Altieri. Lo spettacolo nasce da un percorso condotto con un gruppo di adolescenti provenienti da contesti sociali eterogenei e si configura come un atto teatrale pieno, in cui formazione, spazio e comunità diventano elementi inseparabili. La commedia antica, fondata sul celebre sciopero delle donne contro la guerra, viene riletta attraverso il corpo e la voce delle nuove generazioni, assumendo una forza politica e pedagogica di grande attualità.
La scelta di lavorare su Lisistrata permette di riportare al centro temi universali come il conflitto, il desiderio di pace, il ruolo femminile, la responsabilità collettiva e la possibilità di opporsi alla violenza attraverso un gesto comune. L’Acropoli evocata dal testo antico coincide fisicamente con l’edificio del Mulino Pacifico, trasformando lo spazio teatrale in parte integrante della drammaturgia. Il pubblico viene coinvolto in un passaggio da una dimensione più raccolta e rituale alla conquista del centro dell’azione, in un dispositivo scenico che rende concreta l’idea di occupazione, presenza e partecipazione.
Il cast di Lisistrata comprende Cosimo Emanuele Anzoino, Noemi Camerlengo, Mariantonietta Capozzi, Marianna De Cristofaro, Diego di Salvatore, Lucrezia Girace, Elisa Majd Hosseini, Samuel Luciano, Iris Caterina Melillo, Ilenia Mennitto, Sara Moretti, Sabatino Mozzillo, Javier Pio Nicolò, Amalia Pirozzolo, Mariacristina Polese e Sidney Anna Rotondi. La presenza di un gruppo così ampio di giovani interpreti conferma il valore del teatro come luogo di educazione sentimentale, civile e relazionale, capace di trasformare un testo antico in una domanda viva sul presente.
La seconda giornata del Campania Teatro Festival 2026 non si limita però alla scena teatrale. A Palazzo Reale di Napoli, in Vico Mauriello, sono visitabili dalle ore 9.00 le tre mostre fotografiche che accompagnano il festival: Jazz: la pellicola del suono di Salvatore Pastore, Siria di Romeo Civilli e Con i tuoi occhi di Salvatore Liguori. Tre percorsi visivi che ampliano il perimetro della manifestazione, confermando la vocazione multidisciplinare del festival e la sua attenzione ai linguaggi dell’immagine, della memoria e della testimonianza.
Il Giardino Romantico di Palazzo Reale ospita inoltre il secondo appuntamento del Dopo Festival, a cura di Drop Eventi. La serata prende avvio dalle ore 19.00 con City-bop e prosegue dalle ore 22.00 con Napoli Segreta, dj-set e progetto culturale dedicato alle sonorità nascoste della città, dal funk alla disco fino alle contaminazioni contemporanee. Anche in questo caso, il festival si apre a una dimensione urbana e conviviale, trasformando Napoli in un laboratorio diffuso di teatro, musica, fotografia e socialità.
La seconda giornata del Campania Teatro Festival 2026 conferma dunque la natura plurale della manifestazione: un festival capace di accostare Samuel Beckett, Harold Pinter, Pierre Notte e Aristofane, ma anche di guardare alle periferie, agli adolescenti, alle comunità e ai nuovi linguaggi della scena. Tra il Teatro Mercadante, la Sala Assoli, il Teatro Tedér, il Teatro del Mulino Pacifico e Palazzo Reale, il programma di sabato 13 giugno costruisce una mappa culturale che unisce Napoli e Benevento, tradizione e sperimentazione, grandi maestri e pratiche partecipative.
In questa capacità di tenere insieme memoria e futuro, centro e periferia, teatro d’autore e teatro sociale, risiede una delle identità più forti del Campania Teatro Festival. La scena diventa uno spazio in cui il Novecento dialoga con l’antichità, il presente interroga le proprie inquietudini e la comunità ritrova la possibilità di riconoscersi, almeno per il tempo sospeso dello spettacolo, in un racconto comune.
#CampaniaTeatroFestival2026, #CampaniaTeatroFestival, #TeatroNapoli, #TeatroBenevento, #RobertoAndò, #RenatoCarpentieri, #SamuelBeckett, #HaroldPinter, #PierreNotte, #DueVecchietteVannoANord, #Lisistrata, #InPonticelliEverythingIsFine, #QuartieriDiVita, #RuggeroCappuccio, #FondazioneCampaniaDeiFestival, #PalazzoRealeNapoli, #TeatroSociale, #SudNotizie
Sito ufficiale Campania Teatro Festival: campaniateatrofestival.it
Fondazione Campania dei Festival: fondazionecampaniadeifestival.it
(foto di Laila Pozzo e Domenico Imperato fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
