di Ferdinando Capuozzo
Proteggere l’acqua pubblica a Napoli significa oggi affrontare con lucidità una verità che non può essere aggirata: il D.Lgs. 201/2022 ha introdotto un’anomalia che penalizza un solo modello di gestione pubblica, l’Azienda Speciale, escludendola dai servizi a rete senza alcun fondamento europeo.
Le direttive UE e la giurisprudenza della Corte di Giustizia riconoscono pienamente la legittimità delle forme pubbliche non societarie; la restrizione è dunque una scelta tutta italiana, non imposta dall’Europa.
Il paradosso è evidente. Le S.p.A. in house, interamente pubbliche, possono gestire il servizio idrico; le Aziende Speciali, anche quando efficienti, trasparenti e radicate nel territorio come ABC Napoli, ne sono escluse per legge. Una discriminazione che limita l’autonomia dei Comuni, contraddice lo spirito del Referendum del 2011 e colpisce proprio il modello più pubblico, quello che garantisce assenza di profitto, controllo democratico e piena responsabilità pubblica.
A questo quadro politico si aggiunge un dato giuridico che nessun amministratore può ignorare. Il D.Lgs. 201/2022 stabilisce che il gestore del SII deve essere un soggetto societario e che le Aziende Speciali non possono essere affidatarie del servizio. Ogni affidamento, proroga o rinnovo deve rispettare la normativa vigente al momento dell’adozione dell’atto. La giurisprudenza è unanime: tempus regit actum. Non conta cosa era valido ieri, conta cosa è valido oggi, quando l’EIC adotta l’atto. Lo confermano sentenze fondamentali: Consiglio di Stato, Sez. III, 12 settembre 2023, n. 8269; Consiglio di Stato, Sez. V, 15 luglio 2021, n. 5353; Cassazione SS.UU. 28 gennaio 2020, n. 1868; Cassazione SS.UU. 9 dicembre 2019, n. 32128. Tutte ribadiscono che le norme sopravvenute si applicano immediatamente e che le aspettative del gestore non possono prevalere sulla legge. Inoltre, proroga, rinnovo e conferma sono considerati nuovi affidamenti (Cons. Stato 2020, 2016, 2015), e quindi devono rispettare la normativa vigente.
Non esiste alcun “affidamento storico” che possa salvare ABC: la legge sopravvenuta si applica sempre. A questo si aggiunge il parere dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha chiarito che ABC, in quanto Azienda Speciale, non è un soggetto legittimabile all’affidamento del SII. Il parere non è vincolante, ma è un allarme istituzionale: se l’EIC decidesse diversamente, si assumerebbe una responsabilità politica, amministrativa e contabile.
Le conseguenze di un affidamento illegittimo sarebbero pesanti: ricorsi immediati al TAR, annullamento dell’affidamento, interventi sostitutivi della Regione o del Governo, danno erariale per i decisori, blocco degli investimenti, instabilità del servizio idrico. Napoli non può permettersi un affidamento fragile.
Per questo il legislatore deve correggere l’errore. Occorre rivedere l’art. 14 del D.Lgs. 201/2022 e ristabilire la parità tra i modelli pubblici, consentendo anche alle Aziende Speciali di operare nei servizi essenziali a rete. Ridurre il loro spazio significa indebolire strumenti che garantiscono controllo democratico, assenza di profitto e piena responsabilità pubblica.
La battaglia non riguarda sigle o forme giuridiche: riguarda la difesa dell’acqua come bene comune. Nel quadro normativo attuale, ignorare la legge esporrebbe il servizio al rischio di gara, aprendo davvero la strada ai privati. La responsabilità impone di evitarlo.
L’azione deve muoversi su due piani: a livello nazionale, continuare a sollecitare il Parlamento affinché rimuova una stortura priva di basi tecniche, giuridiche o europee, come confermato dalla Direttiva 2014/24/UE; a livello locale, ogni scelta amministrativa deve avere un solo obiettivo: blindare la gestione pubblica dell’acqua da qualsiasi appetito privato.
Oggi la difesa dell’acqua pubblica non si misura sulla purezza formale delle strutture, ma sulla capacità di proteggerla dalle logiche di mercato. Nel quadro imposto dal D.Lgs. 201/2022, la via per evitare la gara esiste: trasformare ABC in una S.p.A. a totale partecipazione pubblica, coerente con il modello in house previsto dall’art. 16 del TUSP. È una scelta che non snatura la natura pubblica del servizio, ma la mette al riparo dai rischi aperti dalla normativa vigente.
L’obiettivo è mettere in sicurezza l’acqua di Napoli con gli strumenti giuridici disponibili e, allo stesso tempo, continuare la pressione politica per sanare l’anomalia nazionale e restituire piena dignità alle Aziende Speciali. Difendere l’acqua pubblica significa governare il presente per proteggere il futuro.
