Dal 7 ottobre 2026 Napoli accoglie uno dei protagonisti più originali e difficili da racchiudere in una sola definizione del Novecento italiano. Alla galleria Al Blu di Prussia, in via Gaetano Filangieri 42, prende infatti il via Polaroid, mostra dedicata a Carlo Mollino e curata da Maria Savarese, con una selezione di oltre cento fotografie provenienti dall’archivio dell’autore conservato al Politecnico di Torino. L’opening è in programma mercoledì 7 ottobre, dalle 17.30 alle 20.30, mentre l’esposizione resterà visitabile fino al 2 gennaio 2027.
Promossa dalla Fondazione Mannajuolo, la mostra è realizzata per gentile concessione dell’Agenzia del Demanio, attraverso il Fondo Carlo Mollino conservato al Politecnico di Torino, nella Sezione Archivi della Biblioteca Gabetti. Un patrimonio che documenta una personalità creativa fuori dagli schemi, capace di attraversare architettura, design, fotografia, scrittura, sport e aviazione mantenendo sempre una riconoscibilissima tensione verso la sperimentazione. cs carlo mollino def Il Fondo Mollino conserva infatti testimonianze della sua attività progettuale, teorica e didattica, ma anche delle numerose passioni coltivate nel corso della vita.
Il cuore della mostra napoletana è rappresentato dalle oltre cento Polaroid esposte lungo le pareti della galleria secondo un’unica sequenza. Non si tratta semplicemente di una successione di immagini: l’allestimento restituisce alcuni elementi fondamentali della ricerca di Mollino, a partire dalla ripetizione, dalla serialità e dalla costruzione quasi ossessiva della scena fotografica. Abiti, fondali, corpi, luci e pose diventano elementi di una composizione estremamente controllata, capace di trasformare l’intimità in una sofisticata forma di rappresentazione.
È proprio nella fotografia che emerge con particolare forza quella dimensione sospesa e teatrale che caratterizza una parte importante dell’immaginario di Carlo Mollino. Le Polaroid costruiscono ambienti eleganti e sensuali, vicini all’atmosfera del boudoir, nei quali nulla appare casuale. Ogni dettaglio partecipa alla creazione di un mondo autonomo, fatto di geometrie, stoffe, posture, sguardi e illuminazioni studiate. La fotografia istantanea, apparentemente legata all’immediatezza, nelle mani di Mollino diventa così il risultato di una precisa regia estetica, un terreno nel quale realtà e immaginazione finiscono continuamente per sovrapporsi.
Quella fotografica, del resto, non fu mai un’attività marginale nella carriera di Mollino. Nato come architetto e formatosi anche nello studio del padre, si laureò in Architettura nel 1931 e affiancò alla professione una sorprendente quantità di interessi: fu arredatore, designer, scrittore, maestro di sci, aviatore, pilota automobilistico e docente universitario. Nel 1953 vinse il concorso da professore ordinario ottenendo la cattedra di Composizione Architettonica al Politecnico.
La sua eredità nell’architettura italiana resta legata anche ad alcuni edifici diventati punti di riferimento del secondo Novecento, fra i quali l’Auditorium Rai di Torino, il Palazzo degli Affari per la Camera di Commercio e il Teatro Regio. cs carlo mollino def Opere nelle quali si ritrova quella stessa capacità di fondere rigore tecnico e invenzione formale che attraversa anche la produzione fotografica.
Per Carlo Mollino, infatti, la fotografia aveva una doppia funzione. Era un linguaggio espressivo autonomo ma, allo stesso tempo, anche uno strumento di documentazione e di archiviazione della propria attività e della quotidianità. Nel corso degli anni sperimentò il bianco e nero e il colore, lavorando con pellicole, diapositive e numerosi formati e utilizzando macchine come Leica, Plaubel, Minox, Rolleiflex e naturalmente Polaroid. cs carlo mollino def Una pluralità di strumenti che conferma quanto la fotografia fosse parte integrante del suo metodo di lavoro e non una semplice passione parallela.
La mostra al Blu di Prussia permette quindi di avvicinarsi a Mollino da una prospettiva particolarmente intima, osservando immagini nelle quali il desiderio di catalogare e costruire convive con quello di immaginare. La scelta della Polaroid assume in questo senso un valore particolare: ogni scatto è allo stesso tempo unico e ripetibile, immediato e progettato, privato e fortemente scenografico. La serialità dell’allestimento accentua questa dialettica e permette al visitatore di riconoscere variazioni, ritorni e piccoli spostamenti all’interno di una ricerca coerente.
Ad ampliare il percorso espositivo contribuisce anche il cinema. Nella sala cinema della galleria viene presentato per la prima volta a Napoli Mollino, film diretto da Chiara Crespi e prodotto da Basement HQ. Attraverso una serie di interviste, il lavoro cinematografico ricostruisce il profilo carismatico e innovativo dell’autore e il suo ruolo nel panorama culturale del proprio tempo.
L’appuntamento napoletano diventa così un’occasione per riscoprire una figura che continua a sfuggire alle classificazioni tradizionali. Carlo Mollino non fu soltanto un architetto prestato alla fotografia, né un fotografo attratto dal design: fu un autore capace di considerare discipline differenti come parti di un’unica ricerca sulla forma, sul corpo, sullo spazio e sull’immaginazione. Le Polaroid in mostra al Blu di Prussia restituiscono precisamente questa complessità, mostrando quanto anche una fotografia di piccolo formato possa diventare il punto d’arrivo di una visione articolata e sorprendentemente contemporanea.
Polaroid sarà visitabile dal 7 ottobre 2026 al 2 gennaio 2027. La galleria Al Blu di Prussia è aperta dal martedì al venerdì dalle 10.30 alle 13 e dalle 16 alle 20, mentre il sabato dalle 10.30 alle 13. Il catalogo dell’esposizione è edito da artstudiopaparo.
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Fondo Carlo Mollino – Politecnico di Torino

