L’Italia conferma il proprio ruolo di primo piano nella ricerca spaziale applicata alla biomedicina, alle Life Sciences e alle tecnologie per la salute del futuro. Si è infatti conclusa ufficialmente la missione spaziale ORION 2, terza missione del filone di ricerca dedicato alla fertilità femminile in condizioni di microgravità, un ambito scientifico destinato ad assumere un’importanza crescente con l’avvio delle future missioni di lunga durata e con la prospettiva dell’abitabilità umana dello spazio.
Dopo il lancio avvenuto con successo dalla base spaziale di Cape Canaveral alle 00.05, ora italiana, di sabato 16 maggio, l’esperimento ha completato sette giorni di sperimentazione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. ORION 2 è finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana e ideato dal team del Dipartimento B.E.S.S.A. dell’Università La Sapienza di Roma, coordinato dal professor Mariano Bizzarri. La sperimentazione si è svolta all’interno del MiniLab 1.0, mini-laboratorio ideato e realizzato da ALI S.p.A., società del Gruppo Space Factory.

Il cuore scientifico della missione riguarda lo studio degli effetti della microgravità sulla funzione ovarica. In particolare, l’esperimento ha osservato il comportamento di due tipi diversi di cellule ovariche bovine coltivate in co-cultura, con l’obiettivo di ricostruire alcune dinamiche presenti nel follicolo ovarico e di valutare l’interazione cellulare in assenza di gravità, con e senza mio-inositolo. Questa sostanza, indicata come potenziale contromisura, potrebbe contribuire a proteggere i processi di sintesi degli ormoni steroidei, offrendo nuove prospettive sia per la medicina spaziale sia per possibili applicazioni terrestri.
Secondo la dottoressa Barbara Negri, vicedirettore Scienza e Innovazione di ASI, ORION 2 rappresenta un’evoluzione di OVOSPACE, il primo esperimento condotto da ASI con Sapienza Università di Roma sulla Stazione Spaziale Internazionale. Il passo avanti consiste nella crescita congiunta di cellule diverse, in co-cultura, per ricreare strutture biologiche più vicine a quelle del follicolo ovarico. Le analisi dei campioni, una volta rientrati sulla Terra, potranno aumentare la comprensione degli effetti della microgravità sulla funzione riproduttiva e aiutare a individuare bersagli critici su cui intervenire farmacologicamente.
Il professor Mariano Bizzarri, principal investigator della missione, sottolinea come la microgravità possa alterare la funzione ovarica riducendo in modo significativo la secrezione degli estrogeni. Una simile alterazione non riguarda soltanto la fertilità, ma può incidere anche sulla salute ossea e cardiovascolare, aggravando fenomeni già noti negli astronauti, come la perdita di massa ossea e muscolare. Da qui l’importanza di testare nuove contromisure farmacologiche, capaci di attenuare il blocco della steroidogenesi indotto dall’ambiente spaziale.

La missione, tuttavia, non guarda soltanto allo spazio. Le conoscenze prodotte potranno avere ricadute importanti anche sulla Terra, in particolare nei campi della medicina personalizzata, della systems biology e dello studio di patologie come l’endometriosi, legata anche ad alterazioni del microambiente estrogenico. In questo senso, la ricerca condotta in orbita diventa un laboratorio avanzato per comprendere processi biologici complessi, difficili da osservare nelle condizioni ordinarie della gravità terrestre.
L’ingegner Norberto Salza, CEO di ALI S.p.A., evidenzia il valore tecnologico della missione e delle piattaforme sviluppate per raccogliere dati biologici in tempo reale. I MiniLab, nati per esperimenti spaziali, possono infatti generare ricadute concrete nella diagnostica portatile, nella telemedicina e nella cura delle patologie croniche. La possibilità di misurare parametri biologici e molecolari, accanto a quelli chimici e clinici, apre la strada a una medicina più predittiva, preventiva, personalizzata e sostenibile.
Il MiniLab 1.0 utilizzato per ORION 2 è un mini-laboratorio automatizzato delle dimensioni di un 2U, pari a 10x10x20 centimetri, progettato per condurre esperimenti sulle stazioni orbitanti. Grazie alle precedenti missioni, ha raggiunto un livello di maturità tecnologica TRL9. Il Gruppo Space Factory ha sviluppato anche il MiniLab 2.0, pensato per contenere fino a sei esperimenti in contemporanea e previsto per la missione Space Slime finanziata da ASI, e il MiniLab 3.0, che consentirà per la prima volta il controllo in diretta di 128 esperimenti tramite tablet e app dedicata.
La prospettiva industriale è altrettanto rilevante. I MiniLab sono stati inseriti nel Marketplace dell’Agenzia Spaziale Europea, rendendo il Gruppo Space Factory un fornitore ufficiale in Europa di servizi Biopharma e Life Sciences in orbita. Questo rafforza il posizionamento dell’Italia e della filiera aerospaziale nazionale in un settore strategico, dove ricerca scientifica, innovazione tecnologica e applicazioni sanitarie convergono in modo sempre più evidente.
La missione porta con sé anche un messaggio simbolico. ORION 2, sesta missione del Gruppo Space Factory negli ultimi cinque anni, ha inviato sulla ISS una mission patch intitolata With all the Love of the World, disegnata dagli studenti del Liceo Scientifico F. Severi di Castellammare di Stabia nell’ambito del programma Space Village e realizzata graficamente dall’artista internazionale Betty Bee. Un dettaglio che unisce ricerca avanzata, cultura scientifica, creatività giovanile e messaggio di pace.
Il rientro del MiniLab 1.0 è previsto nel mese di giugno 2026, con splashdown nell’Oceano Pacifico e successivo recupero dei campioni biologici, che saranno poi analizzati a Terra. È in questa fase che la missione entrerà nel suo momento scientificamente più delicato: dai dati raccolti e dai campioni rientrati potranno emergere nuove informazioni sugli effetti della microgravità sulla fertilità femminile, sulla salute degli astronauti e sulle possibili terapie del futuro.
Con ORION 2, dunque, la ricerca spaziale italiana si conferma non soltanto una frontiera tecnologica, ma anche un terreno decisivo per ripensare la medicina del domani. Studiare la vita in assenza di gravità significa interrogarsi sulle condizioni biologiche necessarie per le missioni spaziali di lunga durata, ma anche sviluppare strumenti, conoscenze e terapie capaci di migliorare la qualità della vita sulla Terra.
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