Il crollo nel chiostro monumentale di San Francesco delle Monache ad Aversa riporta in primo piano il tema della sicurezza del patrimonio edilizio italiano. Il cedimento si è verificato il 17 agosto all’interno di uno dei complessi storici più importanti della città. Fortunatamente non si sono registrati feriti: l’area interessata era già stata interdetta al pubblico da alcuni mesi, dopo le criticità rilevate dai Vigili del Fuoco.
Sul posto sono intervenuti i soccorritori, le forze dell’ordine e i tecnici competenti per mettere in sicurezza la zona e avviare gli accertamenti necessari. Il sindaco di Aversa, Francesco Matacena, ha ricordato che il complesso, pur essendo di proprietà della Diocesi, rappresenta un patrimonio storico e culturale dell’intera comunità. Il primo cittadino ha inoltre assicurato la collaborazione del Comune con la Diocesi, la Soprintendenza e gli altri organismi coinvolti nella tutela dell’edificio.
Il cedimento del chiostro di San Francesco non costituisce soltanto una ferita per il patrimonio monumentale di Aversa, ma riapre una questione più ampia: quella della prevenzione e della manutenzione programmata degli edifici. A richiamare l’attenzione sul problema è Antonio Cerbone, tesoriere dell’Ordine degli Architetti di Napoli e componente della Struttura Tecnica Nazionale della Protezione Civile, nell’ambito della quale è responsabile del Car, il Coordinamento Attività Regionali.
«Quanto accaduto ad Aversa ci riguarda da vicino e deve spingerci a una riflessione che vada oltre il singolo episodio. Scuole, abitazioni, edifici pubblici e patrimonio storico: da Nord a Sud l’Italia sembra avere un unico grande problema, quello della prevenzione. Continuiamo troppo spesso a intervenire dopo il distacco, dopo l’ordinanza, dopo lo sgombero e dopo il crollo», afferma Cerbone.
Le cause del cedimento nel complesso di San Francesco dovranno essere accertate attraverso verifiche tecniche specifiche. Ogni episodio, infatti, presenta caratteristiche proprie e non può essere automaticamente ricondotto alle stesse responsabilità o agli stessi problemi strutturali. La successione di crolli e distacchi registrata nelle ultime settimane in diverse città italiane, tuttavia, rende inevitabile una riflessione sulla gestione quotidiana degli immobili e sull’effettiva diffusione di una cultura della prevenzione.
Il 15 agosto, a Livorno, il crollo improvviso di un balcone in via Bonomo ha provocato la morte di Roberta Celli, insegnante di 56 anni precipitata insieme alle macerie. Le indagini dovranno chiarire le cause del cedimento, mentre le prime verifiche hanno posto l’attenzione sul possibile deterioramento degli elementi metallici e sulle infiltrazioni d’acqua accumulate nel tempo.
Poche settimane prima, il 30 luglio, una palazzina di Pistunina, nella zona sud di Messina, era collassata provocando vittime e feriti. Nell’edificio erano in corso lavori di ristrutturazione, ma la dinamica e le responsabilità restano oggetto dell’inchiesta aperta dalla Procura. Anche in questo caso gli accertamenti tecnici e giudiziari dovranno stabilire quali fattori abbiano determinato il crollo, senza anticipare conclusioni non ancora definitive.
Il 16 luglio, a Bolzano, una parte imponente del Palazzo di Giustizia è crollata mentre l’edificio era interessato da lavori di ristrutturazione e ampliamento. L’assenza di persone nella zona coinvolta ha evitato conseguenze ancora più gravi. I tecnici provinciali e il Corpo permanente dei Vigili del Fuoco hanno successivamente avviato gli interventi per la messa in sicurezza e per garantire la continuità dell’attività degli uffici giudiziari.
Un altro segnale preoccupante è arrivato dalla scuola media di Sarentino, dove il 6 agosto si è verificato il distacco di una parte del soffitto della biblioteca. Il materiale isolante è precipitato sui banchi, ma la stanza era vuota e nessuno è rimasto coinvolto. La Procura ha disposto il sequestro dell’edificio in attesa delle perizie necessarie a valutarne l’agibilità.
«Sono episodi diversi, con dinamiche e cause che devono essere accertate caso per caso e che non possono essere automaticamente assimilati. Ma la loro successione ci impone una domanda: quanto spazio occupa realmente la prevenzione nella gestione quotidiana dei nostri edifici?», osserva Antonio Cerbone.
Secondo l’architetto, la sicurezza non può essere affidata esclusivamente agli interventi effettuati quando il deterioramento è ormai evidente. È necessario predisporre controlli periodici, verifiche tecniche e programmi di manutenzione capaci di accompagnare l’intera vita di un immobile. L’attenzione deve riguardare sia le strutture portanti sia gli elementi non strutturali, come controsoffitti, rivestimenti, cornicioni, parapetti, balconi, intonaci e sistemi di isolamento, che possono provocare conseguenze molto gravi in caso di distacco.
«Dobbiamo prenderci cura del nostro patrimonio edilizio ogni giorno, attraverso controlli, manutenzione e verifiche programmate, comprese quelle sugli elementi non strutturali. La prevenzione non può iniziare quando compare un problema evidente: deve accompagnare l’intera vita dell’edificio», sottolinea Cerbone.
Il problema riguarda in modo particolare il patrimonio storico, spesso caratterizzato da materiali antichi, trasformazioni realizzate in epoche differenti e interventi di manutenzione non sempre continui. Tutelare un monumento significa conservarne il valore culturale, ma anche garantirne la sicurezza e la possibilità di essere utilizzato senza rischi. Per questo motivo la programmazione delle verifiche, la disponibilità di risorse e il coordinamento tra proprietari, amministrazioni, soprintendenze e professionisti diventano elementi decisivi.
La responsabilità, tuttavia, non appartiene soltanto alle istituzioni. Anche gli immobili privati invecchiano e possono presentare segnali di degrado che non devono essere sottovalutati. Crepe, infiltrazioni, distacchi di intonaco, corrosione delle armature, deformazioni o rumori insoliti richiedono l’intervento di professionisti qualificati. Affidarsi a valutazioni superficiali o rinviare le verifiche può trasformare un problema inizialmente circoscritto in un rischio più serio.
«Dobbiamo partire anche dalle nostre case. Se la sicurezza dell’abitazione non diventa una priorità del cittadino, difficilmente potrà diventare una priorità stabile di chi governa. Gli edifici invecchiano e hanno bisogno di essere controllati e mantenuti nel tempo», evidenzia Antonio Cerbone.
Il crollo nel chiostro di San Francesco ad Aversa diventa così un nuovo richiamo alla necessità di superare una gestione fondata prevalentemente sull’emergenza. La manutenzione non dovrebbe essere considerata una spesa rinviabile, ma un investimento capace di proteggere le persone, conservare gli edifici e ridurre i costi economici e sociali degli interventi urgenti.
«Le case non crollano soltanto per i terremoti. Possono crollare anche per l’assenza di cura, manutenzione e prevenzione», conclude Cerbone. «La sicurezza non comincia quando arrivano i soccorsi. Comincia molto prima, quando decidiamo di prenderci cura dei nostri edifici».
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(foto fornita dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
