Una battuta su Napoli, utilizzata per presentare un’ordinanza contro il bucato steso fuori dalle abitazioni, accende il confronto tra la città partenopea e la Francia. A replicare alle parole del sindaco di Thizy-les-Bourgs, Rémi Berthoux, è Carlo Puca, assessore alla Partecipazione attiva e all’Immagine della città del Comune di Napoli, che attraverso i social ha risposto con ironia ma anche con una netta difesa dell’identità e dell’immagine del capoluogo campano.

Al centro della vicenda c’è un’ordinanza adottata dal Comune francese di Thizy-les-Bourgs, nel dipartimento del Rodano, con la quale viene vietato di stendere il bucato o appendere oggetti a balconi, finestre e facciate quando questi risultano visibili dalla strada pubblica. Il provvedimento, datato 8 settembre 2026, è stato motivato dall’amministrazione locale con l’esigenza di preservare la qualità dell’ambiente urbano e il decoro della cittadina. A far discutere, tuttavia, non è stato soltanto il contenuto dell’ordinanza, ma soprattutto il modo scelto per presentarla: il sindaco Rémi Berthoux ha infatti accompagnato la misura con il riferimento a Napoli, sottolineando che la cittadina francese non sarebbe la città partenopea. Una scelta comunicativa che ha provocato reazioni anche sulla stampa francese.
La replica di Carlo Puca non si è fatta attendere. «Caro sindaco Berthoux, ha ragione: a Thizy-les-Bourgs non siete a Napoli. E glielo dico con sincero dispiacere, perché si perde parecchio», ha scritto l’assessore napoletano sui propri canali social, ribaltando così il significato della frase pronunciata dal primo cittadino francese.
Una risposta che, dietro il tono ironico, mette al centro una questione più ampia: il ricorso a Napoli come termine di paragone negativo e come rappresentazione stereotipata di disordine o mancanza di decoro. Puca non contesta infatti il diritto di un’amministrazione comunale a stabilire regole sul proprio territorio. Il punto, nella sua riflessione, è un altro: per spiegare e giustificare una decisione amministrativa non sarebbe stato necessario chiamare in causa Napoli trasformandola in un modello di ciò che una città non dovrebbe essere.
«Capiamo la volontà di decoro urbano, ci mancherebbe – osserva Puca – e ogni amministratore ha il diritto di regolare il proprio territorio. Ma per giustificare un divieto non serviva usare Napoli come termine di paragone negativo, come sinonimo di ciò che “non si deve essere”».
Parole con cui l’assessore alla Partecipazione attiva e all’Immagine della città entra direttamente nel merito della rappresentazione del capoluogo campano. Il riferimento al bucato steso alle finestre, nell’immaginario collettivo, è infatti spesso associato ai vicoli e ai quartieri popolari napoletani. Un’immagine che può appartenere anche alla quotidianità e alla cultura visiva della città, ma che diventa problematica, secondo Puca, quando viene utilizzata per ridurre una realtà urbana complessa a un semplice stereotipo.
«È una battuta facile, che banalizza una città complessa riducendola a cartolina folkloristica o, peggio, a controesempio», sottolinea l’assessore. «Napoli non è un’etichetta da brandire per marcare le distanze».
La risposta assume così il carattere di una vera difesa dell’identità napoletana. Napoli, sostiene Puca, non può essere riassunta in uno stereotipo legato al bucato alle finestre né essere richiamata ogni volta che si vuole evocare un modello negativo di decoro urbano. La città porta con sé una storia millenaria e un patrimonio culturale che attraversa arte, musica, gastronomia e pensiero e che rende inevitabilmente più articolata qualsiasi lettura della sua identità.
«È una metropoli di oltre due millenni di storia, di arte, musica, cucina, filosofia, e sì, anche di lenzuola stese al sole», prosegue Puca, rivendicando senza complessi anche quell’elemento di vita quotidiana che altrove viene invece utilizzato come simbolo da cui prendere le distanze.
Proprio su questo punto la risposta dell’assessore cambia ancora registro e torna all’ironia. Le lenzuola stese al sole diventano non qualcosa di cui vergognarsi, ma una parte della vita della città, perfino con un piccolo richiamo alla sostenibilità ambientale: «Cose che – conclude Puca – tra l’altro asciugano benissimo e a costo ambientale zero».
Il botta e risposta tra Napoli e Thizy-les-Bourgs finisce così per andare oltre una semplice ordinanza sul bucato. Da una parte c’è una piccola amministrazione francese che sceglie di intervenire sull’aspetto degli edifici visibili dalle strade; dall’altra emerge il tema della reputazione internazionale di una grande città e del modo in cui immagini consolidate e luoghi comuni continuano a essere utilizzati nel linguaggio politico e amministrativo.
Il provvedimento francese ha del resto suscitato discussioni anche tra gli abitanti di Thizy-les-Bourgs, con posizioni differenti sull’opportunità di arrivare a un divieto formale per disciplinare il bucato esposto all’esterno degli edifici. La stampa locale ha raccontato le reazioni nate dopo la diffusione dell’ordinanza e della frase riferita a Napoli.
Per Carlo Puca, nominato nel 2026 assessore alla Partecipazione attiva e all’Immagine della città, la questione investe direttamente anche il ruolo istituzionale affidatogli dal Comune di Napoli. La documentazione ufficiale dell’amministrazione comunale indica infatti tra le sue deleghe la gestione dell’immagine pubblica della città, insieme ai temi della democrazia partecipata, dell’ascolto della cittadinanza e dei processi di co-progettazione.
La risposta al sindaco francese si muove dunque esattamente su questo terreno: respingere una rappresentazione di Napoli utilizzata come facile sinonimo di disordine senza, allo stesso tempo, rinnegare caratteristiche popolari e immagini che appartengono alla città. Persino quelle lenzuola al sole che, nella conclusione ironica di Puca, da presunto simbolo di degrado finiscono per trasformarsi in una rivendicazione di identità, quotidianità e perfino sostenibilità.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
