Il Giorno della Memoria, celebrato ogni anno il 27 gennaio, è una ricorrenza civile istituita per ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione degli ebrei e di tutti coloro che furono deportati, internati, uccisi o che si opposero al progetto di sterminio nazista. La data non è casuale: il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa liberò il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, rivelando al mondo l’orrore sistematico della macchina genocida.
Ricordare, oggi, non significa solo commemorare il passato, ma interrogare il presente. Il Giorno della Memoria è un esercizio civile e morale che richiama l’attenzione sui rischi sempre attuali dell’odio, della discriminazione, dell’indifferenza e della negazione dei diritti umani. In questo senso, le iniziative culturali assumono un ruolo centrale, soprattutto quando coinvolgono scuole, musei e giovani generazioni.
A Napoli e in Campania, il Giorno della Memoria 2026 si articola in un calendario diffuso di incontri, letture, musica e testimonianze promosso dalla Direzione regionale Musei nazionali Campania, che dal 27 gennaio al 4 febbraio trasforma i musei in veri e propri luoghi di coscienza. Il programma prende avvio il 27 gennaio al Museo archeologico nazionale dell’antica Capua, a Santa Maria Capua Vetere, con l’incontro “I luoghi della memoria. Storie e immagini della guerra nel Casertano”, curato da Giuseppe Angelone. Attraverso immagini, racconti e sequenze di un film documentario dedicato a San Pietro Infine, viene ricostruita la ferita profonda lasciata dalla Seconda guerra mondiale su intere comunità. Protagonisti attivi sono gli studenti dell’IIS Leonardo Da Vinci, chiamati a dare voce alla memoria attraverso letture e riflessioni, in un dialogo tra generazioni che restituisce alla storia una dimensione viva.
Nel pomeriggio, al Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino di Montesarchio, l’iniziativa “Voci della Memoria” affida a studenti e attori amatoriali la lettura di testi dedicati all’Olocausto, accompagnati dalla musica del violino. Parole e suoni si intrecciano per ricordare che le discriminazioni non appartengono solo al passato, ma interrogano drammaticamente il presente.
Il percorso prosegue il 4 febbraio al Museo archeologico nazionale di Pontecagnano, con l’incontro “Memorie. La ‘storia diversa’ di Campagna”, in collaborazione con il Museo regionale della Memoria e della Pace – Centro studi “Giovanni Palatucci”. Qui emerge una pagina meno conosciuta ma fondamentale della storia italiana: quella di Campagna, sede di campi di internamento, ma anche luogo di salvezza grazie all’azione coraggiosa di Giovanni Palatucci e di Mons. Giuseppe Maria Palatucci, che rischiarono la propria vita per salvare migliaia di ebrei dalla deportazione. La memoria, in questo caso, non è solo racconto del male assoluto, ma anche testimonianza di scelte etiche e responsabilità individuali.
Accanto alla parola storica, Napoli affida il ricordo anche al linguaggio universale della musica. I Musei Nazionali del Vomero propongono “Note per la memoria. La musica per il Giorno della Memoria”, due concerti ospitati alla Certosa di San Martino e al Museo Duca di Martina, con ensemble di studenti dei licei musicali cittadini. La musica diventa così strumento di ascolto e partecipazione civile, in linea con il pensiero di Dmitrij Šostakovič, per il quale ogni composizione poteva farsi “lapide” per chi era stato cancellato dalla storia.
Iniziative come queste dimostrano come il Giorno della Memoria, a Napoli, non sia una celebrazione rituale, ma un processo educativo e culturale continuo. Nei musei, nelle scuole, nei luoghi della città, la memoria si trasforma in responsabilità: ricordare per riconoscere, conoscere per non ripetere. In un tempo segnato da nuovi conflitti e da vecchi fantasmi che riemergono, il 27 gennaio resta un presidio fondamentale di democrazia, umanità e coscienza civile.
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