Sei sguardi, sei percorsi personali e altrettanti modi di interrogare attraverso la fotografia temi come identità, memoria, appartenenza, dolore, desiderio, viaggio e libertà del corpo. Giovedì 8 ottobre 2026, alle ore 19, il CFI – Centro di Fotografia Indipendente di Napoli inaugura “La mia Prima”, mostra degli allievi dell’anno accademico 2025/2026 del corso annuale del centro, ospitata negli spazi di Piazza Guglielmo Pepe 4 e visitabile gratuitamente fino al 28 ottobre.
“La mia Prima” segna il debutto espositivo della Classe 25/26 e rappresenta il punto di arrivo di un percorso formativo durato un anno, costruito attraverso lo studio, la sperimentazione e il confronto con i docenti Mario Spada, Biagio Ippolito, Angelo Raffaele Turetta, Roberta Fuorvia, Alessia Della Ragione e Salvatore Pastore. Un lavoro che porta in mostra non una visione unitaria, ma sei differenti sensibilità fotografiche, accomunate dalla volontà di utilizzare l’immagine come strumento di ricerca e di conoscenza.
Gli autori protagonisti dell’esposizione sono Eleonora Ciciliano, Caterina Di Gaetano, Francesco Leone, Beatrice Ricci, Sara Romano e Lorenza Varchetta. Nei loro progetti la fotografia diventa spazio nel quale affrontare interrogativi personali e collettivi, facendo emergere fragilità, trasformazioni e tentativi di ridefinire il rapporto con se stessi, con gli altri e con i luoghi attraversati.
Con “Affermazione della vita fin dentro la morte”, Eleonora Ciciliano parte da L’erotismo di Georges Bataille e sceglie il corpo come territorio nel quale indagare il conflitto tra separazione e fusione. Un percorso che porta la dimensione fisica al centro della riflessione fotografica e la trasforma in uno spazio nel quale vita, limite e relazione possono entrare in dialogo.
“Universo imploso” di Caterina Di Gaetano nasce invece dagli spostamenti tra Roma e Napoli e dalle immagini raccolte nel corso di un anno segnato dal caos e dalla necessità di ritrovarsi. Il viaggio non è soltanto movimento tra due città, ma diventa esperienza interiore, occasione per interrogarsi sul proprio posto e ricomporre attraverso le fotografie frammenti di tempo, luoghi e stati d’animo.
Con “Senti chi sono”, Francesco Leone costruisce una ricerca popolata da volti senza faccia, paesaggi senza nome e non luoghi. Sono scenari attraversati da chi sembra perdersi per poter tornare, alla fine del percorso, alla domanda più essenziale: chi sono? L’identità emerge così non come qualcosa di immobile e definitivamente acquisito, ma come un processo che si costruisce anche attraverso lo spaesamento e l’attraversamento di territori privi di coordinate certe.
La libertà di costruire la propria identità è anche al centro di “Senza Permesso” di Beatrice Ricci. Il progetto segue Mia e il suo diritto a scegliere come definirsi, cambiare, mostrarsi o sottrarsi allo sguardo altrui. La fotografia si confronta in questo caso con il corpo e con l’autodeterminazione, mettendo al centro la possibilità di esistere prima ancora delle definizioni imposte dall’esterno.
“Quasi a casa” di Sara Romano affronta invece un dolore difficile da nominare. Il lavoro attraversa il bisogno di tornare piccoli e cercare protezione per riuscire, lentamente, a immaginare l’idea di una casa anche quando quella destinazione non è stata ancora raggiunta. L’immagine diventa così spazio emotivo, luogo simbolico nel quale misurarsi con la vulnerabilità e con la ricerca di una condizione di appartenenza.
Chiude il percorso “Spatriatə” di Lorenza Varchetta, progetto dedicato alla sensazione di sentirsi fuori posto, privi di una geografia e di punti di riferimento. Un sentimento che supera l’esperienza individuale per diventare riflessione sull’identità, sull’individualismo e sul rapporto con l’ambiente urbano. Essere “spatriati”, nella ricerca proposta dall’autrice, assume quindi una dimensione insieme personale e universale, legata al modo in cui ciascuno prova a trovare il proprio spazio all’interno della città e della società.
La mostra restituisce così una fotografia che non si limita a documentare ciò che appare, ma prova a interrogare ciò che resta nascosto: l’identità in trasformazione, il bisogno di appartenenza, il rapporto tra corpo e sguardo, la memoria, il dolore e la sensazione di essere sospesi tra luoghi e possibilità differenti.
Il vernissage di “La mia Prima” si terrà giovedì 8 ottobre alle ore 19. Durante la serata sarà inoltre possibile iscriversi al corso annuale di fotografia analogica e digitale del Centro di Fotografia Indipendente per l’anno accademico 2026/2027.
Centro di Fotografia Indipendente
Nato a Napoli nel 2013 dall’incontro tra i fotografi Mario Spada, Biagio Ippolito e Luca Anzani, il CFI – Centro di Fotografia Indipendente si propone come un’officina creativa dedicata alla diffusione e allo sviluppo della cultura fotografica. Pur mantenendo un forte legame con il tessuto culturale partenopeo, il centro porta avanti attività di formazione, seminari e collaborazioni con importanti protagonisti della fotografia italiana, promuovendo il confronto tra linguaggi e differenti modalità di interpretazione della realtà.
La sua sede in Piazza Guglielmo Pepe si trova in una delle aree più dinamiche e stratificate di Napoli, tra Piazza Mercato, Piazza Garibaldi e il Porto, un territorio nel quale tradizione, mobilità e culture diverse si incontrano. Un contesto che dialoga naturalmente con una mostra dedicata proprio al tema dello sguardo, dell’identità e della ricerca di nuove coordinate.
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CFI – Centro di Fotografia Indipendente
(foto di Eleonora Ciciliano, Caterina Di Gaetano, Francesco Leone, Beatrice Ricci, Sara Romano e Lorenza Varchetta fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)





