Napoli prova a ritagliarsi un ruolo centrale nella nuova geografia europea della cybersicurezza e delle tecnologie quantistiche, e lo fa con un progetto che ha il sapore della svolta industriale. Dal capoluogo campano parte infatti la prima rete di comunicazione quantistica a lunga distanza sulla tratta Napoli-Roma, una iniziativa promossa dal Centro di Competenza MedITech e dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, realizzata in collaborazione con il Gruppo TIM ed Exprivia, con l’obiettivo di trasformare la ricerca avanzata sulla crittografia quantistica in una infrastruttura concreta, interoperabile e pronta ad aprirsi al mercato. L’annuncio è stato diffuso il 25 marzo 2026 e colloca Napoli al centro di un ecosistema nazionale che vuole rendere le comunicazioni digitali più sicure di fronte alle minacce presenti e future, comprese quelle legate all’evoluzione dei computer quantistici.
Il cuore del progetto è il collegamento sicuro tra due data center, uno ospitato presso la sede MedITech nel Campus federiciano di San Giovanni a Teduccio e l’altro presso il polo di Acilia del Gruppo TIM, con una capacità indicata di 1 Gbit/s. La novità non sta soltanto nella distanza tra i due nodi, ma soprattutto nell’architettura adottata: la nuova rete integra fibre dedicate e rete commerciale Gigabit Ethernet, combinando tecnologie di Quantum Key Distribution e Post Quantum Cryptography. In altre parole, il sistema unisce la distribuzione quantistica delle chiavi crittografiche con algoritmi pensati per resistere anche alla futura capacità di calcolo dei computer quantistici, costruendo così una difesa multilivello più robusta e più vicina alle esigenze reali di imprese e pubbliche amministrazioni.
È proprio questo passaggio dalla sperimentazione di laboratorio all’adozione su una infrastruttura reale a rendere il progetto particolarmente rilevante. Secondo quanto comunicato dai promotori, prende forma una Quantum WAN in fibra Gigabit Ethernet destinata ad abilitare comunicazioni quantistiche su lunghe tratte, con piena interoperabilità con la rete metropolitana quantistica già esistente a Napoli. Questo significa che il progetto non nasce come episodio isolato, ma come estensione di un percorso già avviato, dentro una visione più ampia di rete distribuita su scala nazionale, basata sul backbone in fibra di TIM e su competenze industriali e scientifiche sviluppate in Italia.
Le dichiarazioni dei protagonisti aiutano a capire la portata dell’iniziativa. Angelo Giuliana, direttore generale di MedITech, sottolinea come comunicazione e crittografia quantistiche siano ormai asset strategici, non più semplici prospettive di ricerca, ma strumenti con un livello di maturità tale da garantire elevati standard di sicurezza nella trasmissione dei dati e aperture convincenti verso il mercato. Il punto decisivo è proprio questo: proteggere informazioni critiche oggi non è più un’opzione accessoria, ma una necessità stringente, resa ancora più urgente dall’avanzamento dei computer quantistici. In questa lettura, la rete Napoli-Roma diventa la dimostrazione che l’ecosistema italiano è in grado di costruire soluzioni commerciali concrete e competitive nel campo della crittografia quantistica.
Un ruolo importante lo gioca anche Exprivia, chiamata a industrializzare casi d’uso applicativi e a rendere trasferibili al mercato le soluzioni sviluppate. Qui il progetto acquista una dimensione molto concreta, perché non parla soltanto di ricerca avanzata ma di applicazioni in settori strategici. In sanità, ad esempio, l’obiettivo riguarda la protezione della condivisione di immagini diagnostiche altamente sensibili; nel settore energia la sicurezza dei collegamenti tra sistemi di gestione all’edge e piattaforme cloud; nel mondo enterprise la messa in sicurezza di piattaforme ERP, anche in contesti delicati come la relazione digitale tra produttori e distributori. È un passaggio cruciale, perché mostra come il quantum-safe non sia una materia astratta riservata agli specialisti, ma una tecnologia destinata a toccare servizi essenziali, infrastrutture critiche e processi industriali ad alto valore.
La partecipazione del Gruppo TIM rafforza proprio questa prospettiva di scala. Le infrastrutture digitali di TIM Enterprise, insieme alle competenze di Telsy, centro del gruppo specializzato in cybersecurity e crittografia, e della controllata QTI, indicata tra i principali attori nelle soluzioni QKD, servono a spostare il baricentro della tecnologia dalla dimostrazione sperimentale alla possibile diffusione operativa. Non a caso, nelle settimane precedenti TIM aveva già annunciato altri test quantum-safe su infrastrutture di rete in esercizio, segnale di una accelerazione concreta del settore in Italia. In questo quadro, la tratta Napoli-Roma sembra inserirsi come un tassello di particolare valore perché collega una forte base di ricerca universitaria a un’infrastruttura telco reale e a casi d’uso industriali immediatamente leggibili dal mercato.
Molto significativa è anche la lettura offerta da Giampiero Pepe, professore di Fisica sperimentale della materia alla Federico II e responsabile scientifico MedITech per le attività quantum. Il docente insiste sul ruolo delle tecnologie di crittografia di rete nel garantire riservatezza, integrità e autenticità dei dati trasmessi, ma soprattutto sul vantaggio di integrare approcci diversi. In una architettura ibrida QKD-PQC, la sicurezza non dipende da un solo algoritmo o da un unico protocollo: se un livello dovesse essere compromesso, gli altri continuerebbero a fornire protezione. È una logica di resilienza che appare particolarmente attuale in una fase storica in cui la sicurezza informatica non viene più misurata solo sulla difesa perimetrale, ma sulla capacità dei sistemi di reggere attacchi sofisticati e mutazioni tecnologiche molto rapide.
L’aspetto politico-industriale, oltre che scientifico, è evidente. Napoli si propone come uno dei poli italiani più avanzati nel campo delle tecnologie quantistiche. L’Università Federico II aveva già inaugurato nel 2024 una rete quantistica multi-nodo, mentre nel 2025 ha realizzato Partenope, indicato come il primo computer quantistico pubblico italiano. Anche fonti istituzionali nazionali, come il Dipartimento per l’innovazione tecnologica, hanno segnalato l’emergere di Napoli come secondo polo rilevante accanto a Bologna nello sviluppo dell’ecosistema quantistico italiano. La nuova rete Napoli-Roma, dunque, non arriva dal nulla, ma rappresenta l’ultimo passaggio di una traiettoria che salda ricerca, infrastrutture, formazione avanzata e trasferimento tecnologico.
C’è poi un elemento territoriale da non sottovalutare. In un dibattito pubblico spesso concentrato su altri centri dell’innovazione nazionale, il fatto che una delle più importanti sperimentazioni italiane sulle comunicazioni quantum-safe parta da Napoli ha anche un valore simbolico. Significa che il Mezzogiorno può essere non soltanto destinatario di politiche di innovazione, ma protagonista diretto nella costruzione delle infrastrutture strategiche del futuro. Il finanziamento nell’ambito del PNRR – Next Generation EU, Missione 4, rafforza questa dimensione e conferma come il progetto venga letto anche come leva di sistema, capace di intrecciare sicurezza nazionale, competitività industriale e sovranità tecnologica.
Le parole di Alessandra Michelini, amministratrice delegata di Telsy, insistono proprio su questo: l’Italia dimostra di avere raggiunto una maturità concreta nel portare le tecnologie quantum-safe fuori dai laboratori e dentro le infrastrutture reali. È una dichiarazione importante perché sintetizza il passaggio decisivo che ogni tecnologia deve compiere per diventare davvero strategica: uscire dall’ambito sperimentale e generare valore operativo. Nello stesso solco si colloca l’intervento di Domenico Favuzzi, presidente e amministratore delegato di Exprivia, che definisce questa infrastruttura quantum-safe come l’apertura di un nuovo paradigma per la sicurezza dei dati critici nelle imprese e nella pubblica amministrazione.
Guardando al quadro più ampio, il progetto Napoli-Roma segnala che la partita della sicurezza digitale del prossimo decennio si giocherà sempre di più sulla capacità di rendere quantum-safe le infrastrutture strategiche. La minaccia non riguarda soltanto il presente, ma anche il rischio cosiddetto “store now, decrypt later”: dati raccolti oggi da attori ostili potrebbero essere decifrati in futuro quando i computer quantistici saranno abbastanza potenti. Per questo motivo la combinazione tra crittografia post-quantum e distribuzione quantistica delle chiavi viene considerata sempre più come una delle frontiere decisive della cybersecurity avanzata. In questo scenario, la sperimentazione che parte da Napoli assume un valore che supera la dimensione locale: è un banco di prova per capire quanto rapidamente l’Italia riuscirà a trasformare ricerca, industria e infrastrutture in un ecosistema competitivo europeo.
Se il progetto manterrà le promesse annunciate, la rete Napoli-Roma potrà diventare molto più di una dimostrazione tecnica. Potrà essere il modello iniziale di una filiera nazionale capace di partire dall’università, passare per i competence center, agganciare grandi operatori industriali e arrivare fino a imprese e pubbliche amministrazioni con soluzioni adottabili su larga scala. È qui che Napoli gioca la sua scommessa più ambiziosa: non limitarsi a ospitare innovazione, ma contribuire a disegnare la prossima architettura della fiducia digitale in Italia.
Università di Napoli Federico II
Meditech
gruppotim.it
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