Un viaggio tra cento protagonisti che, pur non essendo nati a Napoli, hanno contribuito a costruirne storia, cultura e immaginario: giovedì 8 ottobre 2026 il giornalista e scrittore Michelangelo Iossa presenta Non siamo napoletani al Complesso Agave di Pozzuoli, nel cuore dei Campi Flegrei.
Napoli si eredita per nascita oppure si può scegliere, vivere e conquistare attraverso un legame profondo con la città? È intorno a questa domanda che ruota Non siamo napoletani – I 100 non napoletani che hanno fatto grande Napoli, il nuovo libro del giornalista e scrittore Michelangelo Iossa, pubblicato da Edizioni MEA con la prefazione di Renzo Arbore.

Il volume sarà protagonista di una nuova tappa del tour di presentazioni giovedì 8 ottobre 2026, alle ore 19:00, al Complesso Agave, sulla SS 7/IV Domitiana, km 53,390, a Pozzuoli, nei pressi di Monteruscello. Un appuntamento che porta il racconto di Napoli nel cuore dei Campi Flegrei, territorio da sempre strettamente legato alla storia, alla cultura e alle trasformazioni dell’area metropolitana partenopea.
A dialogare con Michelangelo Iossa sarà Maurizio Merolla, presidente di 50&Più Napoli e Campania, mentre l’evento è curato da Cecilia Maiello.
Al centro della serata ci sarà soprattutto quella particolare idea di napoletanità che attraversa l’intero libro: un’identità che non coincide necessariamente con il luogo riportato su un certificato di nascita, ma che può formarsi attraverso l’esperienza, l’arte, la storia, il lavoro e il rapporto quotidiano con una città capace, nei secoli, di accogliere e trasformare persone provenienti da luoghi lontanissimi.
I cento protagonisti scelti da Michelangelo Iossa compongono così una sorta di grande ritratto collettivo di Napoli. Sono personaggi che non sono nati in città ma che, per ragioni diverse, sono entrati profondamente nella sua storia e nel suo immaginario. Tra questi compaiono la Sirena Partenope, figura mitologica legata alle origini stesse del racconto napoletano, e Diego Armando Maradona, argentino diventato una delle icone popolari più potenti della città; Virgilio, poeta nato ad Andes, vicino Mantova, e San Gennaro, il patrono attorno al quale Napoli ha costruito nei secoli un rapporto religioso e insieme identitario.
Il percorso attraversa epoche e linguaggi differenti. Ci sono Federico II, sovrano che ha lasciato una traccia decisiva nella storia del Mezzogiorno, e Matilde Serao, nata a Patrasso ma diventata una delle voci giornalistiche e letterarie più intimamente associate a Napoli. Ci sono Benedetto Croce, nato a Pescasseroli ma legato indissolubilmente alla vita culturale napoletana, e Domenico Modugno, pugliese capace di entrare anche nella storia artistica della città.
E poi il cinema, con figure come Vittorio De Sica e Marcello Mastroianni, entrambi nati nel Lazio ma protagonisti di un rapporto artistico e culturale con Napoli che contribuisce al racconto proposto da Iossa. Il punto di incontro tra storie tanto differenti è proprio quello indicato dal titolo: essere napoletani, secondo la prospettiva del libro, può significare molto più che essere semplicemente nati entro i confini della città.
Non siamo napoletani non vuole quindi limitarsi a una successione di cento biografie. Il libro utilizza quelle vite per raccontare Napoli come una città aperta, stratificata, continuamente attraversata da culture, persone e influenze esterne. Una città che nel corso della sua storia ha spesso trasformato ciò che proveniva da fuori fino a renderlo parte integrante della propria identità.
La stessa casa editrice descrive il volume come un viaggio attraverso cento icone nel cuore di Napoli e come una rilettura dell’identità partenopea fondata sull’accoglienza e sulla capacità di trasformazione.
Quella proposta da Michelangelo Iossa è dunque anche una riflessione sul significato contemporaneo della parola appartenenza. Napoli emerge non soltanto come luogo geografico, ma come spazio culturale nel quale identità differenti finiscono per incontrarsi. Essere parte della città può significare amarla, interpretarla, raccontarla e, in alcuni casi, contribuire a modificarne per sempre l’immagine.
Il tema assume un significato ancora più evidente considerando quanto Napoli abbia costruito il proprio mito attraverso figure provenienti da altri territori e da altri Paesi. Artisti, intellettuali, sovrani, scrittori, musicisti, sportivi e personaggi della tradizione religiosa sono diventati nel tempo parte di un patrimonio che oggi viene percepito come profondamente napoletano, indipendentemente dalla loro origine.
È proprio questa apparente contraddizione a diventare il motore narrativo di Non siamo napoletani: raccontare una delle città dall’identità più riconoscibili al mondo attraverso uomini e donne che a Napoli non sono nati. Una scelta che mette in discussione l’idea di un’identità immobile e suggerisce, al contrario, che la forza della cultura partenopea risieda anche nella sua capacità di assorbire esperienze diverse e restituirle trasformate.
Michelangelo Iossa, giornalista, scrittore e docente universitario, collabora da circa trent’anni con diverse testate italiane ed è contributor del Corriere della Sera, del Corriere del Mezzogiorno e di altre pubblicazioni del gruppo RCS. Dal 1999 insegna all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. Nel corso della sua attività editoriale ha dedicato volumi e lavori a protagonisti della musica e della cultura pop come The Beatles, Michael Jackson, Pino Daniele e Rino Gaetano, oltre ad aver affrontato in altre pubblicazioni temi legati direttamente alla storia e alla cultura di Napoli. Nel 2004 ha ricevuto il Premio per l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Con Non siamo napoletani torna dunque a osservare Napoli da una prospettiva volutamente laterale: non attraverso chi possiede la napoletanità come dato anagrafico, ma attraverso chi l’ha incontrata e, in qualche modo, l’ha fatta propria.
L’appuntamento di giovedì 8 ottobre, alle 19:00, al Complesso Agave di Pozzuoli, diventa così non soltanto la presentazione di un libro, ma l’occasione per discutere di cultura, memoria e appartenenza partendo da cento storie individuali che finiscono per convergere verso una sola città.
Perché la domanda lasciata aperta dal libro resta semplice soltanto in apparenza: napoletani si nasce o si diventa? La risposta proposta da Michelangelo Iossa passa attraverso cento vite e un’idea precisa: a determinare l’appartenenza non è sempre il luogo in cui si viene al mondo, ma anche ciò che una città riesce a far nascere dentro chi la incontra.
#NonSiamoNapoletani #MichelangeloIossa #Pozzuoli #CampiFlegrei #Napoli #EdizioniMEA #RenzoArbore #Cultura #Libri #PresentazioneLibro #EventiNapoli #CulturaNapoletana #SudNotizie

