Paul Krugman a Napoli porta al centro del dibattito il futuro dell’Europa, le prospettive del Mezzogiorno e le trasformazioni che stanno ridisegnando l’economia mondiale. Il premio Nobel per l’economia ha affrontato questi temi nella lectio magistralis alla Federico II, in un confronto con Romano Prodi, Peter Nijkamp e Luigi Fusco Girard che intreccia scenari internazionali e questioni territoriali. Il filo conduttore è il rapporto tra «i ruggenti anni Sessanta e i turbolenti anni Venti» del nuovo secolo: due stagioni diverse, richiamate per riflettere sui cambiamenti economici e sulle risposte delle politiche pubbliche.
L’appuntamento del 12 ottobre 2026, ospitato nell’Aula Magna storica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è stato promosso dall’ateneo e dall’Associazione dei Professori Emeriti, con il contributo del CNR. La conferenza internazionale riunisce studiosi, rappresentanti delle istituzioni e del mondo produttivo, con uno spazio dedicato al dialogo con studenti e giovani ricercatori.
Nelle dichiarazioni di Paul Krugman emerge anzitutto una valutazione dell’Europa più fiduciosa rispetto a molte rappresentazioni del suo declino. «L’Europa nel suo complesso è molto più forte di quanto la gente si renda conto», osserva l’economista, indicando il continente come una delle tre superpotenze economiche mondiali insieme agli Stati Uniti e alla Cina. Una lettura che invita a riconoscere il peso europeo senza ignorare le decisioni ancora da prendere.
Per Krugman, anche l’Italia mostra una situazione migliore di quanto spesso si ritenga. Il punto critico resta però il Sud, dove la questione dello sviluppo continua a porre interrogativi sulla capacità di creare opportunità e ridurre le distanze tra territori. Il Nobel colloca questo problema in una prospettiva internazionale: le aree che restano indietro sono ormai una difficoltà condivisa da molte economie avanzate.
«Oggi, invece, ogni Paese avanzato ha il suo equivalente del Mezzogiorno», afferma Krugman. Il riferimento alle difficoltà presenti anche in alcune aree degli Stati Uniti, dell’Inghilterra e della Francia allarga il campo della discussione. Il divario territoriale italiano diventa così parte di una domanda più ampia: come possono le economie sviluppate favorire una crescita capace di coinvolgere anche le regioni meno dinamiche?
La risposta dell’economista richiama la necessità di politiche pubbliche e riconosce, allo stesso tempo, l’incertezza dei risultati. Per risollevare questi territori, spiega, serviranno interventi e «anche una buona dose di fortuna». È un passaggio che restituisce la complessità della sfida: riconoscere il problema è indispensabile, ma costruire condizioni durature di sviluppo richiede scelte, continuità e capacità di adattamento.
Nel suo intervento trova spazio anche un giudizio su Napoli, città che Paul Krugman racconta attraverso impressioni immediate: «grande accoglienza, ottima cucina, traffico terribile». Dietro la battuta emerge però una valutazione positiva del cambiamento urbano. L’economista, tornato più volte nel capoluogo campano nel corso degli anni, lo descrive oggi come più ricco e più attraente rispetto al passato, riconoscendo progressi evidenti.
Lo sguardo sulla città si accompagna a un’osservazione ironica sull’affluenza dei turisti americani. Krugman ne riconosce il contributo all’economia, ma scherza sulla loro presenza sempre più numerosa: «Noi eravamo venuti qui proprio per stare lontani dagli americani!». Una battuta che si inserisce nel racconto di una Napoli capace di attrarre visitatori internazionali e di mostrare un volto diverso rispetto alle precedenti visite del Nobel.
Se Krugman invita a valutare con maggiore fiducia la forza economica europea, Romano Prodi richiama l’urgenza di investire sulle persone e sulla coesione. Per l’ex presidente della Commissione europea, la prima priorità è lavorare sulle risorse umane. L’accelerazione delle conoscenze rende decisiva la capacità di partecipare ai cambiamenti tecnologici, comprendendoli e acquisendo le competenze necessarie.
La formazione sull’intelligenza artificiale e sulle nuove tecnologie occupa quindi un posto centrale nel ragionamento di Prodi. Il tema riguarda le possibilità concrete di lavoro e sviluppo: territori e sistemi produttivi devono riuscire a creare opportunità sufficientemente solide da offrire ai giovani una prospettiva e contrastare la necessità di emigrare.
A questa esigenza si lega il richiamo all’unità europea. «Europa unita o non ha futuro, dobbiamo essere sinceri», sostiene Romano Prodi, descrivendo la pressione che il continente subisce da est e da ovest. Di fronte a una competizione internazionale sempre più intensa, la frammentazione rischia di indebolire la capacità europea di incidere sulle scelte economiche e tecnologiche.
Le divisioni tra i Paesi membri diventano, in questa lettura, un ostacolo concreto. Prodi insiste sulla necessità di procedere insieme e richiama il ruolo di Francia e Germania nella costruzione di una direzione comune. L’unità acquista così un significato operativo: coordinare energie, competenze e decisioni per sostenere la presenza dell’Europa nello scenario globale.
Il confronto con Peter Nijkamp e il contributo di Luigi Fusco Girard collegano queste riflessioni alla dimensione regionale e territoriale. Nel programma della giornata figurano il rettore Andrea Mazzucchi, Stefano Consiglio, presidente della Fondazione Con il Sud, Alessandro Bianchi, già ministro dei Trasporti, Federica Brancaccio, presidente dell’ANCE, e Amedeo Manzo, presidente della BCC di Napoli. Le conclusioni sono affidate a Peter Nijkamp e Luigi Fusco Girard.
La presenza di competenze diverse consente di mettere in relazione le analisi sull’economia mondiale con le esigenze dei territori. Formazione, attività produttive, infrastrutture e accesso alle opportunità diventano punti di incontro tra università, istituzioni e imprese. Per Napoli e per il Mezzogiorno, il confronto apre una riflessione sul contributo che il Sud può offrire alla competitività europea.
La lectio magistralis è inoltre pensata come l’avvio di un percorso destinato a proseguire nei mesi successivi. I laboratori tematici annunciati dalla Federico II dovranno approfondire le idee emerse e trasformarle in proposte e possibili applicazioni concrete, coinvolgendo giovani, ricerca, imprese e amministrazioni.
Il rilancio industriale, la ricerca, l’intelligenza artificiale, l’energia e le infrastrutture si intrecciano così con la questione dell’equità. Rendere l’Europa più competitiva richiede anche attenzione ai divari territoriali e al rapporto tra responsabilità pubblica e responsabilità delle imprese. Nel dibattito napoletano, la crescita viene letta attraverso la sua capacità di generare opportunità e di raggiungere le comunità che rischiano di restare ai margini.
Dalle parole di Paul Krugman e Romano Prodi emergono due indicazioni complementari: riconoscere le risorse economiche già presenti in Europa e rafforzare le condizioni che consentono di utilizzarle. Per il Mezzogiorno, questo significa mettere al centro competenze, politiche pubbliche e relazioni tra istituzioni e sistema produttivo. Napoli diventa il luogo da cui discutere come tradurre queste priorità in prospettive concrete per le nuove generazioni.
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(foto fornita dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
