Una piccola crepa nell’intonaco, alcune tracce di colore e una scoperta capace di riportare alla luce un frammento dimenticato della storia di Napoli. Nella chiesa di Santa Luciella ai Librai, nel cuore del centro storico partenopeo, si è concluso il restauro di un dipinto murale del Settecento raffigurante i simboli della Passione di Cristo e due anime pezzentelle, testimonianza della profonda devozione popolare napoletana per le anime del Purgatorio. L’opera, rimasta nascosta per secoli sotto uno strato di intonaco, è stata recuperata grazie al sostegno della Fondazione Banco di Napoli e all’impegno dell’Associazione Respiriamo Arte, che da anni si occupa della valorizzazione di questo straordinario luogo di culto.

Il dipinto restaurato sarà presentato ufficialmente venerdì 16 ottobre 2026, alle ore 17, nel suggestivo cimitero sotterraneo di Santa Luciella, conosciuto soprattutto per la presenza del celebre teschio con le orecchie, uno dei simboli più affascinanti della tradizione religiosa e popolare napoletana. L’appuntamento rappresenterà un’occasione per conoscere i risultati dell’intervento conservativo e riscoprire il legame tra arte, spiritualità e memoria collettiva che caratterizza uno degli angoli più suggestivi del centro antico di Napoli.
La scoperta risale al 2025, quando quella che inizialmente sembrava una semplice imperfezione della parete, forse provocata dall’umidità, ha attirato l’attenzione di chi quotidianamente si prende cura della chiesa. Dietro il bianco dell’intonaco si intravedevano alcune tracce cromatiche che lasciavano ipotizzare la presenza di una decorazione più antica. Un’intuizione che ha dato avvio a un percorso di indagini, approfondimenti e interventi specialistici, fino alla completa restituzione di un’opera sconosciuta, rimasta invisibile agli occhi dei visitatori per generazioni.
A individuare i primi indizi sono stati Massimo Faiella, presidente dell’Associazione Respiriamo Arte, insieme ad Angela Rogliani e Simona Trudi, durante un servizio fotografico all’interno del complesso monumentale. L’osservazione delle superfici murarie ha permesso di riconoscere tracce di pittura e di avviare le verifiche che avrebbero successivamente confermato l’importanza del ritrovamento.
L’opera raffigura una croce accompagnata dalla corona di spine e da parte di una lancia, elementi iconografici strettamente collegati alla Passione di Cristo. Accanto a questi simboli emergono due figure riconducibili alle cosiddette anime pezzentelle, espressione di una tradizione devozionale particolarmente radicata nella cultura napoletana. Il ritrovamento assume un valore ancora più significativo proprio per la sua collocazione all’interno di Santa Luciella, luogo storicamente legato al culto delle anime del Purgatorio e alle preghiere rivolte ai defunti.
Nella tradizione partenopea, le anime pezzentelle rappresentano le anime bisognose di suffragi, alle quali i fedeli dedicavano preghiere e gesti di pietà, instaurando un rapporto spirituale tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Una devozione che ha attraversato i secoli e che trova nei cimiteri sotterranei, negli ossari e nelle antiche chiese napoletane alcune delle sue testimonianze più riconoscibili. La raffigurazione recuperata a Santa Luciella non costituisce quindi soltanto una scoperta artistica, ma offre anche un’importante chiave di lettura delle pratiche religiose e delle credenze che hanno contribuito a costruire l’identità culturale della città.
Il legame con questa tradizione è rappresentato in maniera emblematica dal famoso teschio con le orecchie, custodito nell’ipogeo della chiesa. Secondo la devozione popolare, la particolare conformazione del cranio alimentava la convinzione che potesse ascoltare le suppliche dei fedeli e trasmetterle nell’aldilà. Una credenza che ha reso Santa Luciella una meta di grande interesse per chi desidera conoscere gli aspetti più profondi della spiritualità napoletana, al confine tra fede, memoria e racconti tramandati nel tempo.
Il recupero del dipinto settecentesco è stato possibile grazie a una collaborazione che ha coinvolto professionisti del restauro, studiosi, istituzioni e associazioni culturali. Gli interventi sono stati eseguiti da Artes – Restauro e Servizi per l’Arte, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, che ha seguito le diverse fasi delle operazioni per garantire la tutela e la corretta conservazione dell’opera.
Un ruolo determinante è stato svolto dalla storica dell’arte Bianca Stranieri, attraverso la quale la Fondazione Banco di Napoli è venuta a conoscenza del ritrovamento, decidendo di sostenere economicamente il progetto di restauro. Le analisi diagnostiche delle superfici murarie sono state invece effettuate da Yococu APS, contribuendo alla conoscenza dello stato di conservazione del dipinto e alla definizione delle attività necessarie per il suo recupero.
L’intervento dimostra quanto possa essere importante la collaborazione tra soggetti pubblici e privati nella salvaguardia del patrimonio culturale, soprattutto quando riguarda luoghi meno conosciuti ma ricchi di testimonianze storiche. La scoperta di Santa Luciella racconta infatti una Napoli che continua a rivelare nuovi aspetti del proprio passato, anche attraverso dettagli apparentemente insignificanti.
A sottolineare il valore dell’iniziativa è Orazio Abbamonte, presidente della Fondazione Banco di Napoli, che evidenzia come il sostegno al progetto confermi l’attenzione dell’ente verso la tutela del patrimonio culturale, la valorizzazione del territorio e la creazione di nuove opportunità per le giovani generazioni. La partecipazione della Fondazione si inserisce in un impegno più ampio a favore dell’arte, della cultura e della conservazione delle testimonianze storiche del territorio.
Particolarmente significativo è anche il contributo dell’Associazione Respiriamo Arte, protagonista negli ultimi anni di un importante percorso di recupero e valorizzazione di diversi luoghi del centro storico napoletano. Per Massimo Faiella, la scoperta rappresenta il risultato di un lavoro quotidiano fatto di attenzione, ricerca e cura degli spazi. Da una prima traccia di colore è nato un percorso che ha consentito di restituire leggibilità a una testimonianza della storia artistica e devozionale della chiesa, grazie anche all’incontro con la professoressa Bianca Stranieri e alla collaborazione con gli organismi preposti alla tutela.
La presenza costante della Soprintendenza di Napoli ha rappresentato un elemento essenziale per accompagnare il restauro nel rispetto delle caratteristiche storiche e artistiche del luogo. La conservazione di un’opera murale antica richiede infatti particolare attenzione, non soltanto per preservare le superfici dipinte, ma anche per mantenere il rapporto tra la testimonianza artistica e il contesto architettonico e religioso nel quale si trova.
Per Bianca Stranieri, il risultato più importante del restauro consiste nell’aver restituito dignità e leggibilità a una testimonianza rimasta nascosta per secoli. La scoperta avrà inoltre un seguito in ambito accademico, diventando oggetto di una tesi di laurea magistrale presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, con approfondimenti dedicati alle tecniche di restauro e all’analisi storico-artistica dell’opera. Un’opportunità che permetterà di ampliare ulteriormente le conoscenze sul dipinto e di coinvolgere il mondo della formazione nella valorizzazione del patrimonio cittadino.
La vicenda si inserisce nel più ampio processo di rinascita di Santa Luciella ai Librai, una chiesa che per oltre trent’anni era rimasta abbandonata e che, grazie all’impegno di Respiriamo Arte, è stata restituita alla fruizione pubblica nell’aprile 2019. L’associazione, nata nel 2013, ha costruito negli anni un modello di valorizzazione culturale fondato sul recupero dei monumenti, sulla promozione della conoscenza storica e sul coinvolgimento dei giovani professionisti.
Tra i luoghi interessati dalle attività dell’associazione figura anche la vicina Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, conosciuta come Chiesa dell’Arte della Seta, altro importante esempio del patrimonio storico e artistico custodito nel centro antico di Napoli. La valorizzazione di questi complessi contribuisce a rendere accessibili storie, ambienti e testimonianze che per lungo tempo sono rimasti fuori dai tradizionali percorsi culturali e turistici.
La storia di Santa Luciella affonda le proprie radici nel Medioevo. La fondazione della chiesa viene fatta risalire al 1327, mentre nel Settecento il luogo divenne particolarmente legato alla corporazione dei pipernieri, dei tagliamonti e dei fabbricatori, artigiani che affidavano alla protezione di Santa Lucia la salute dei propri occhi, quotidianamente esposti ai rischi del lavoro. Una vicenda che contribuisce a spiegare la particolare identità dell’edificio, nel quale si intrecciano tradizioni religiose, vita quotidiana e storia delle attività artigianali napoletane.
Il nuovo dipinto restituito alla città aggiunge dunque un altro elemento alla conoscenza di questo complesso monumentale, arricchendo il racconto di un luogo nel quale la devozione popolare ha lasciato segni ancora oggi riconoscibili.
La presentazione del restauro, prevista per venerdì 16 ottobre alle ore 17, sarà accompagnata anche dall’inaugurazione della mostra fotografica I vantaggi delle piccole mostre, curata da Camillo Ripaldi, che resterà ospitata a Santa Luciella fino al mese di novembre. L’iniziativa offrirà un’ulteriore occasione di incontro tra linguaggi artistici differenti, mettendo in dialogo la fotografia contemporanea con la memoria storica custodita all’interno dell’antica chiesa.
Per i rappresentanti di Respiriamo Arte, il ritrovamento dimostra quanto sia fondamentale continuare a osservare e custodire con attenzione i luoghi della città. Una piccola traccia di colore, facilmente trascurabile, si è trasformata in una nuova opportunità di conoscenza, studio e valorizzazione, dimostrando che il patrimonio storico può ancora riservare scoperte inattese.
Il restauro del dipinto del Settecento con le due anime pezzentelle diventa così anche il simbolo di una Napoli capace di recuperare e raccontare le proprie radici. Tra le pareti della chiesa di Santa Luciella, nel cimitero sotterraneo del teschio con le orecchie, arte e devozione continuano a dialogare attraverso i secoli. E quella che sembrava soltanto una piccola crepa nell’intonaco ha finito per aprire una nuova finestra sulla storia della città, restituendo ai napoletani e ai visitatori un’altra preziosa testimonianza del loro patrimonio culturale.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
